40° Torino F.F.: Cipria – Il film della nostra vita di Giovanni Piperno e Anna Villari (Fuori Concorso)

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È piuttosto interessante quanto il nostro rapporto con il passato sia di amore e odio. O di piacere e sofferenza. A volte, piacere o sofferenza che sia, non dipende tanto da cosa si cerca in quel passato quanto dal come lo si cerca, e le fotografie come i filmati stanno vivendo una rinata attenzione che non deve passare in secondo piano, anzi, deve destare curiosità e interesse. Che sia il bianco e nero, che siano quei movimenti a scatti, che siano quei rapiti sguardi in camera, che sia tant’altro, fatto sta che quelle storie su cellulosa hanno una profondità di significato e un alone di tempi andati a cui non si rimane indifferenti.

Cipria – Il film della nostra vita, per la regia di Giovanni Piperno e Anna Villari, mescola filmati del tempo, soggetti tratti da una campagna pubblicitaria, riprese presenti e immagini fumettistiche, e ciò che nesce è un delizioso lavoro a incastro ben amalgamato tanto nella tecnica quanto nel narrato. Il tutto declinato al femminile: vite di donne in movimento, dalla campagna alla città, dalla solitudine al matrimonio, dall’orfanità alla famiglia, e infine dalla povertà alla ricchezza. Prima che l’Italia cambi per sempre.

Siamo nel 1941 quando l’imprenditore Giuseppe Visconti di Modrone affida al grande pubblicitario Dino Villani la campagna promozionale di una nuova cipria. Villiani, insieme allo sceneggiatore Cesare Zavattini, lancia il concorso: “Il film della nostra vita”, con  le seguenti parole

Migliaia di donne hanno vissuto una commedia o un dramma che potrebbe suonare irreale se uscito dalla penna di uno scrittore, ma sono invece cose della vita di tutti i giorni. Ora, noi vogliamo fare un film della vita vissuta di una donna reale, in carne e ossa. Nella vostra vita c’è stata una vicenda romanzesca? Un episodio curioso o interessante? Fatene un breve racconto.

Con il seguente premio:

La trama più bella diventerà argomento di un film di successo.

Le storie che giungono sono molteplici e le prime tre raccontano di altrettante donne, ognuna impegnata a vivere l’Italia del Ventennio e non solo. C’è Maria che nasce in campagna, destinata a essere contadina viene invece fatta studiare e da studiata vive la fattoria finché

A me fa dolore pensare al papà ubriaco e la mamma chiusa nel suo dolore

È allora il momento di muoversi in città, e così avviene. Là attende Maria un destino diverso, in fabbrica e poi negli uffici della stessa, a contatto con una realtà sociale differente nei confronti della quale si vuole essere all’altezza. Ma oltre al mondo lavorativo c’è di più, per esempio il ballo e le amiche, e

Una di loro mi ha insegnato a guardare negli occhi gli indecisi per convincerli a invitarmi a ballare e non rimanere nel terrore di fare solo il pezzo di tappezzeria.

E le amiche parlano, raccontano di loro e di altre amiche, come Donata che un giorno si è ritrovata su un treno, povera in canna, e ha sentito il signore davanti parlare di un posto di lavoro nelle Filippine per una coppia sposata. E allora che fare? Chiedergli di sposarlo.

Ok, saremo marito e moglie, ma a condizione che rimarremo due estranei fino al giorno in cui scioglieremo il contratto e riavremo la nostra libertà.

E Filippine siano, tra ponti e amori repressi, covati. E poi c’è Zefferina, la più piccola danzatrice e macchiettista d’Europa. Figlia di uno stupro, non ha padre finché la madre non incontra un clown alla fiera del paese. Il clown fa ridere l’una e l’altra, e non si ferma alle risate.

Passato al Torino Film Festival 40, Cipria – Il film della nostra vita è un piccolo capolavoro. Lo è per la capacità di sfruttare il fascino attuale di cui godono i filmati in bianco e nero, lo è per la capacità di prendere le storie da quel concorso e creare una linea narrativa forte nella quale adagiare le altre vincitrici. Lo è per la bravura nel disporre i pezzi di passato, quali essi siano – fotografie, riprese, fumetti -, e proiettarli fisicamente sul presente, rendendo contemporaneo e interessante il narrato. Lo è, infine, per la voce di Lucia Mescino che dà voce alla protagonista e le rende così corpo oltreché immagine, o meglio, immagini, perché di un delizioso collage di un tempo andato si sta parlando.

Detto ciò, a onor di cronaca, quale fu il destino del concorso?

Il concorso “Il film della nostra vita” ha un tale successo da essere protratto fino al 1942.

A causa dell’avanzare della guerra, il film non fu mai realizzato.

Almeno, fino a oggi.


Cipria – Il film della nostra vitaregia: Giovanni Piperno; montaggio: Patrizia Penzo; fotografia: Giovanni Piperno, Angelo Marotta; produzione: Istituto Luce Cinecittà, Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia; origine: Italia, 2021; durata: 60’.

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