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	<title>Cristina Canfora &#8211; Close-up</title>
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		<title>London F.F.: Hit the Road &#8211; il film vincitore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Canfora]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Oct 2021 08:55:28 +0000</pubDate>
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<p>Quello che conta è il percorso non l’arrivo, come direbbe T.S.Eliot e come capiamo dalle prime scene di <strong><em>Jadde Khaki</em></strong><em> </em>(<strong><em>Hit The Road</em></strong>), il film di debutto dell’iraniano <strong>Panah Panahi</strong> che ha vinto la 65° edizione del <strong>London Film Festival</strong>  (6 – 17 ottobre 2021).</p>
<p>Un SUV parcheggiato in una polverosa landa deserta, una madre apprensiva, un padre mugugnante relegato al sedile posteriore con una gamba ingessata, il figlio minore che gli saltella attorno come un giocattolo a molla e il figlio maggiore che silenzioso osserva la strada, impassibile. Quattro persone in viaggio, una famiglia, le loro dinamiche interne rivelate in una sola inquadratura.</p>
<p>Sin da subito <strong>Panahi</strong> dimostra di essere un regista da tenere in considerazione, lo dimostra la scena d’apertura che va analizzata meticolosamente: la radio della macchina suona la musica di un pianoforte, il figlio minore (la stella nascente <strong>Rayan Sarlak</strong>) strimpella a tempo sulla tastiera disegnata con la biro sul gesso della gamba del padre (<strong>Hassan Madjooni</strong>) che cerca in tutti i modi di liberarsi dell’esuberante secondogenito scacciandolo come una mosca. Un movimento della macchina da presa include la madre (<strong>Pantea Panahiha</strong>) in questo tenero battibecco, e poi a distanza, fuori dal veicolo, distaccato dagli eventi dell’abitacolo, il figlio maggiore (<strong>Amin Simiar</strong>) assorto nei suoi pensieri. Cosa si cela in quello sguardo assente?</p>
<p>Il film ha una trama abbastanza paradossale: ci troviamo di fronte ad una tenera e caotica famiglia iraniana in viaggio attraverso un paesaggio aspro: ma verso dove? Sul sedile posteriore, il padre ha una gamba ingessata ma è rotta per davvero? La mamma cerca di ridere quando non trattiene le lacrime. Il figlio continua a dedicarsi al karaoke in macchina. Tutti si danno da fare per il cane malato e si danno sui nervi a vicenda. Solo l’enigmatico fratello maggiore tace.</p>
<p>Il talento del piccolo <strong>Rayan Sarlak</strong> è lampante, il bimbo di sei anni trascina con dirompente energia tutta la prima metà del film; le sue battute al vetriolo, l’iperattività, il dinamismo con cui si relaziona al padre catturano l’attenzione e vincono la simpatia dello spettatore che non può che condividere, tuttavia, il sentimento di esasperazione dei genitori. Impazienti ma protettivi, madre e padre cercano di distrarre il piccolo da uno dei motivi del viaggio: il loro cane Jessie ha le ore contate.</p>
<p>Un film che parla di sentimenti universali, in cui ci si riesce ad identificare con tutti i componenti della famiglia e allo stesso tempo si rimane interdetti dai silenzi e dal senso di inquietudine che questo viaggio porta con sé. <strong><em>Hit the Road</em></strong><em> </em>è un fantasioso ed energetico <em>road movie</em> che bilancia umorismo e dramma, detto e non detto, entusiasmo e rassegnazione. Contrasti che si specchiano nell’alternarsi di campi lunghi che abbracciano il territorio arido rendendolo poetico e misterioso, e primi piani all’interno della macchina in movimento, in un modo fresco e con la maestria di un veterano della macchina da presa.</p>
<p>Figlio di <strong>Jafar Pahani</strong>, <strong>Panah</strong> non è un novizio dell’arte cinematografica, ha infatti collaborato con il padre nei suoi più recenti progetti come montatore e assistente alla regia e con questa opera di debutto si conferma una voce e un talento, emancipandosi dal prestigio del padre.<br />
<strong><em>Hit the Road</em></strong> è, così, un piccolo trionfo di umanità, inventiva, salti tonali e omaggi al passato con una sottile critica alla società iraniana racchiusa nel suo cuore.</p>
<hr />
<p><em>J<strong>adde Khaki – Hit The Road </strong> –</em> <strong>Regia </strong>e <strong>sceneggiatura</strong>: Panah Panahi; <strong>fotografia</strong>: Amin Jafari;<strong> montaggio</strong>: Amir Etminan, Ashkan Mehri; <strong>musica</strong>: Peyman Yazdanian; <strong>interpreti:</strong> Hassan Madjooni, Pantea Panahiha, Rayan Sarlak;  <strong>produzione</strong>: Panah Panahi, Jafar Panahi, Mastaneh Mohajer; <strong>origine</strong>: Iran, 2021; <strong>durata</strong>: 93’</p>
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		<title>London F.F.: Nitram  di Justin Kurzel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Canfora]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 19:43:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Si può prevedere il futuro? Intravedere i segni di una personalità disturbata e agire prima che sia troppo tardi? Petardi e una mania di incendiare le situazioni, Martin (Caleb&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flondon-f-f-nitram%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%20Nitram%20%20di%20Justin%20Kurzel" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flondon-f-f-nitram%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%20Nitram%20%20di%20Justin%20Kurzel" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flondon-f-f-nitram%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%20Nitram%20%20di%20Justin%20Kurzel" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flondon-f-f-nitram%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%20Nitram%20%20di%20Justin%20Kurzel" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flondon-f-f-nitram%2F&#038;title=London%20F.F.%3A%20Nitram%20%20di%20Justin%20Kurzel" data-a2a-url="https://close-up.info/london-f-f-nitram/" data-a2a-title="London F.F.: Nitram  di Justin Kurzel"></a></p><p><img decoding="async" class="size-full wp-image-4021 alignleft" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Locandina-Nitram.jpg" alt="" width="188" height="268" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si può prevedere il futuro? Intravedere i segni di una personalità disturbata e agire prima che sia troppo tardi? Petardi e una mania di incendiare le situazioni, Martin (<strong>Caleb Landry Jones</strong>) &#8211; soprannominato Nitram &#8211; fin dall’infanzia lascia il segno a causa del suo carattere da bastian contrario. E quell’alone di ignavia che avvolge un viso altrimenti difficile da decifrare.</p>
<p>È il 1996 a Port Arthur, in Tasmania. La vita scorre tranquilla tra giovani surfisti e famiglie con enormi giardini da tosare. Martin, ormai ventenne, cerca di riempire le sue giornate oziose e prive di scopo per emanciparsi dalle cure di una famiglia che, per quanto lo ami incondizionatamente, non riesce a comprenderlo. Così incontra Helen (<strong>Essie Davis</strong>), una ereditiera squilibrata, che lo accoglie nella sua enorme casa e lo vizia come un figlio o meglio come un compagno di giochi. Una macchina nuova, vestiti costosi e un nuovo domicilio non bastano però a placare l’inquietudine di questo giovane e presto anche la sua benefattrice rimane vittima della sua irrazionale violenza. La miccia accesa da un fatale incidente stradale innesca una spirale di eventi che porteranno il ragazzo a compiere la strage più estrema.</p>
<p>Il lungometraggio di <strong>Justin Kurzel</strong>, presentato qualche mese in concorso al 74º Festival di Cannes 2021,  si può approcciare sia come un resoconto vagamente romanzato di fatti realmente avvenuti oppure come una provocatoria accusa alle istituzioni australiane e al loro lassismo nel lotta contro le armi da fuoco (come sottolineano i titoli di coda). In entrambi i casi il risultato è un eccellente pellicola che non fa sensazionalismo intorno a fatti di cronaca ma utilizza gli strumenti della grammatica cinematografica per rivelare, fotogramma dopo fotogramma, il percorso di un giovane profondamente disturbato.</p>
<p>La macchina da presa osserva da lontano, con un distaccato senso di impotenza, ma allo stesso tempo tiene i personaggi sotto tiro proprio come le potenti pistole che saranno le protagoniste del finale tragico. Suoni, rumori, musica e silenzi vengono usati come premonizioni o come indicatori del tumulto interiore del protagonista. Grandioso nella sua interpretazione il protagonista <strong>Caleb Landry Jones</strong>, l&#8217;attore texano classe 1989, già famoso per grandi film come <strong><i>Tre Manifesti a Ebbing, Missouri</i> (</strong><a href="https://www.closeup-archivio.it/tre-manifesti-a-ebbing-missouri" target="_blank" rel="noopener">https://www.closeup-archivio.it/tre-manifesti-a-ebbing-missouri</a>) e<strong> <i>Scappa &#8211; Get out</i> </strong>(entrambi usciti nel 2017), porta sulle sue spalle il pesante fardello di umanizzare la figura di  Martin Bryant, il giovane uomo che uccise 35 persone in una zona turistica della Tasmania con un arma semiautomatica.</p>
<p>Nitram è un individuo immaturo e mentalmente fragile, vittima del bullismo, costantemente sul piede di guerra, non più in grado di essere protetto da due genitori svuotati dal senso di colpa per aver portato al mondo questo reietto. Suo padre (<strong>Anthony LaPaglia</strong>) è ormai incapace di reagire agli scoppi d&#8217;ira del figlio, e sua madre (una sensazionale <strong>Judy Davis</strong>) è avvizzita e, divorata dal ruolo di disciplinatore della famiglia, non riesce più a instaurare un legame con il frutto dei suoi lombi che ormai considera un alieno incapace di amarla o semplicemente di essere una persona normale.</p>
<p>Il regista australiano torna a parlare di serial killer dopo il debutto del 2011 con <i><strong>Snowtown</strong> </i>e la discesa negli inferi della <strong><i>Kelly Gang</i></strong> (2019), con <strong><i>Nitram</i></strong> raggiunge finalmente le vette narrative che mancavano in <strong><i>Macbeth</i></strong> (2015) e si guadagna l’accostamento al <strong>Gus Van Sant</strong> di <strong><i>Elephant</i> </strong>(2013, cfr. <a href="https://www.closeup-archivio.it/elephant" target="_blank" rel="noopener">https://www.closeup-archivio.it/elephant</a>). La scelta di non mostrare il massacro e di far crogiolare lo spettatore nell’insensata e nauseante esistenza di Martin si rivela vincente.</p>
<p>I titoli di coda scorrono in una sala sprofondata nel più rigoroso silenzio, riflessioni sulla corruzione che i soldi portano con sé, sulle responsabilità e su chi esse ricadano, circolano nei pensieri dei presenti.  Un grande risultato per questo film che primeggia tra i candidati alla competizione ufficiale come miglior film di questa edizione del Festival di Londra.</p>
<hr />
<p><i><strong>Nitram</strong>  &#8211;</i> <strong>Regia</strong>: Justin Kurzel; <strong>sceneggiatura</strong>: Shaun Grant; <strong>fotografia</strong>: Germain McMicking; <strong>montaggio</strong>: Nick Fenton; <strong>musica</strong>: Robert Ames; <strong>interpreti</strong>: Caleb Landry Jones, Judy Davis, Anthony LaPaglia, Essie Davies;  <b>produzione</b>: Shaun Grant, Nick Batzias; <strong>origine</strong>: Australia, 2021; <strong>durata</strong>: 112’</p>
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		<title>London F.F.: 7 DAYS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Canfora]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Oct 2021 06:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; 7 Days ovvero l’amore ai tempi della pandemia. Ovvero come trovare del sano umorismo in una catastrofe globale. Il film di debutto di Roshan Sethi &#8211; noto come sceneggiatore&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3959-2%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%207%20DAYS" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3959-2%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%207%20DAYS" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3959-2%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%207%20DAYS" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3959-2%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%207%20DAYS" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3959-2%2F&#038;title=London%20F.F.%3A%207%20DAYS" data-a2a-url="https://close-up.info/3959-2/" data-a2a-title="London F.F.: 7 DAYS"></a></p><div>
<figure id="attachment_3961" aria-describedby="caption-attachment-3961" style="width: 180px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-3961" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Roshan-Sethi.jpg" alt="" width="180" height="180" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Roshan-Sethi.jpg 180w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Roshan-Sethi-150x150.jpg 150w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Roshan-Sethi-65x65.jpg 65w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /><figcaption id="caption-attachment-3961" class="wp-caption-text"><strong>Roshan Sethi</strong></figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div></div>
<div><em><b>7 Days </b></em>ovvero l’amore ai tempi della pandemia. Ovvero come trovare del sano umorismo in una catastrofe globale.</div>
<div>
<p>Il film di debutto di <strong>Roshan Sethi</strong> &#8211; noto come sceneggiatore della serie tv <em><strong>The Resident</strong></em> (2018) tramessa anche dalla Rai &#8211; gioca con lo spettatore creando una sorta di ibrido tra documentario e lungometraggio di finzione, al fine di introdurci nell’universo dei matrimoni indiani combinati, per poi svilupparsi in una dinamica commedia romantica fuori dagli schemi convenzionali.</p>
<p>La pellicola si apre, infatti, con una serie di interviste posate dove coppie di origine indiana, e soprattutto madri di giovani soli, narrano, tra il candido e il satirico, i loro matrimoni combinati e le loro aspirazioni per sistemare la prole il prima possibile.</p>
<p>Al centro della storia troviamo due ventenni, Rita (<strong>Geraldine Viswanathan</strong>) e Ravi (<strong>Karan Soni</strong>), e il loro incontro programmato a tavolino.</p>
<p>Un semplice picnic nel parco si rivela denso di nervosismo e imbarazzo. Due persone agli antipodi: lei spregiudicata, sboccata e bevitrice; lui cocco di mamma, rigido, conservatore e inguaribile romantico.  Complice il Covid-19, rimarranno bloccati per una settimana a casa di lei. Basteranno 7 giorni a far innamorare Ravi e Rita?</p>
<p>Le premesse per il successo di questa commedia prodotta dai fratelli <strong>Duplass</strong> ci sono tutte, una chimica formidabile tra i due protagonisti (che già si dividono lo schermo nella serie televisiva <strong><i>Miracle Workers</i></strong>), un umorismo fresco, una sceneggiatura originale scritta a quattro mani da <strong>Sethi</strong> e <strong>Soni</strong> e momenti di pura umanità.</p>
<p><em><b>7 Days</b></em> è una commedia contemporanea che mette a confronto generazioni diverse e il diverso modo di affrontare la ricerca dell’anima gemella. Un&#8217;opera che non si astiene dall’esplorare la complessità che la solitudine, forzata o auto inflitta, provoca sulla psiche e, pur mantenendo i toni leggeri del genere a cui appartiene, si addentra nella speciale e unica relazione che una convivenza forzata può causare.</p>
<p>Stilisticamente semplice ma efficace, <em><b>7 Days</b></em> riesce a a descrivere un legame inaspettato e una amicizia che si tramuta in amore, proprio nel momento del bisogno. Senza fronzoli o troppe pretese, <strong>Sethi</strong> colpisce dritto al cuore lasciando la sala in uno stato di ardente euforia e speranza.</p>
<p>Un’altra scommessa vinta dai geni della commedia indipendente, <strong>Jay e Mark Duplass</strong>.</p>
<hr />
<p><em><b>7 Days &#8211;</b></em> <b>Regia</b>: Roshan Sethi; <strong>sceneggiatura</strong>: Karan Soni, Roshan Sethi; <strong>fotografia</strong>: Jeremy Mackie; <strong>montaggio</strong>: Stephanie Kaznocha, <strong>musica</strong>: Jonathan Camacho, Vamsi Kalakuntla, Andrew Tinker; <strong>interpreti</strong>: Karan Soni, Geraldine Viswanathan, Mark Duplass, Gita Reddy, Zenobia Shroff, Vinny Chhibber, Asif Ali;  <b>produzione</b>:  Mark Duplass, Jay Duplass, Mel Eslyn, Liz Cardenas; <b>origine</b>: USA, 2021; <strong>durata</strong>: 86&#8242;</p>
</div>
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		<title>London F.F.: Ali&#038;Ava</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Canfora]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2021 06:35:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
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					<description><![CDATA[Due nomi, due percorsi che si intrecciano sullo sfondo di una Bradford povera e grigia. Ali&#38;Ava è titolo della quarta opera di Clio Barnard, semplice sì, eppure un titolo che&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3830-2%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%20Ali%26Ava" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3830-2%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%20Ali%26Ava" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3830-2%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%20Ali%26Ava" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3830-2%2F&amp;linkname=London%20F.F.%3A%20Ali%26Ava" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2F3830-2%2F&#038;title=London%20F.F.%3A%20Ali%26Ava" data-a2a-url="https://close-up.info/3830-2/" data-a2a-title="London F.F.: Ali&amp;Ava"></a></p><p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-3835 alignleft" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Aly-Ava-1-300x280.jpg" alt="" width="203" height="189" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Aly-Ava-1-300x280.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Aly-Ava-1-768x717.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2021/10/Aly-Ava-1.jpg 853w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" />Due nomi, due percorsi che si intrecciano sullo sfondo di una Bradford povera e grigia.</p>
<p><em><strong>Ali&amp;Ava</strong></em> è titolo della quarta opera di <strong>Clio Barnard</strong>, semplice sì, eppure un titolo che già indirizza l&#8217;attenzione al nodo principale: il rapporto tra Ali, affittacamere appassionato di musica e Ava, assistente all’insegnamento da poco diventata nonna.</p>
<p>La <strong>Barnard</strong> ritorna a parlare della periferia dopo il documentario sperimentale di debutto <strong><i>The Arbor</i> </strong>(2010), vincitore al Tribeca Film Festival, e il lungometraggio <i><b>The Selfish Giant</b></i>  (2013), selezionato a Cannes. Il suo approccio realista e al contempo poetico le è valso il paragone con il grande patriota <strong>Ken Loach</strong>.</p>
<p>Presentato qualche mese fa in anteprima mondiale al <strong>Festival di Cannes</strong> nella &#8220;<strong>Quinzaine des Réalisateurs&#8221;</strong>, <em><strong>Ali&amp;Ava </strong></em>è un omaggio alla Gran Bretagna contemporanea, abitata da persone comuni, ricche di cicatrici da curare. È un’ode a quegli incontri che ti cambiano la vita nonostante avvengano in punta di piedi. Non a caso il lungometraggio è stato scelto dal sindaco di Londra come presentazione speciale al <b>65esimo BFI London Film Festival </b>(<strong>6-17 ottobre</strong>) e ha aperto la programmazione delle anteprime stampa.</p>
<p>Il cielo plumbeo dello Yorkshire, Ali (<strong>Adeel Akhtar</strong>) balla incappucciato sul tettuccio della sua station wagon: sin dai primi fotogrammi si percepisce il ruolo centrale della musica, non solo per sottolineare lo sviluppo emotivo dei personaggi ma, principalmente, per descriverli, giustapporli e compararli. I due protagonisti vengono introdotti come mondi paralleli, fino all’incontro casuale nella scuola di Ava (<strong>Claire Rushbrook</strong>).</p>
<p>Cuori solitari che affrontano le delusioni quotidiane in modo diverso ma entrambi rivolgendosi alla musica come valvola di sfogo. Lei materna e pragmatica mette il bene dei suoi figli prima della sua felicità, lui energico e ottimista reprime i suoi sentimenti dopo una recente separazione che deve tenere nascosta alla sua famiglia conservatrice. India vs Irlanda, Rap vs Country. In questa storia d’amore moderna, inaspettata e autentica c&#8217;è posto per temi scomodi che affliggono non solo la periferia inglese ma in modo piu ampio l&#8217;intera umanità. Un dramma che mostra come l’affetto possa valicare i muri eretti dalle differenze di razza e classe sociale, vincere le tensioni e le insicurezze dovute alle disillusioni della mezza età e alla problematiche legate al crescere nuove generazioni.</p>
<p>Nonostante i dialoghi talvolta prevedibili, il film si sviluppa gradevolmente, migliorando nello stile scena dopo scena e addentrandosi nell’universo dei sui personaggi con una naturale progressione e senza forzature. Ispirata da <strong><i>La paura mangia l&#8217;anima</i></strong> (1974) di Rainer Werner Fassbinder, <strong>Clio Barnard</strong> si trova nel suo elemento nel raccontare di un amore maturo, tenero e gentile fatto di piccoli gesti e silenzi rivelatori; la sua è un&#8217;estetica dell&#8217;ottimismo che si staglia contro il brutale mondo dell&#8217;indigenza e del pregiudizio.</p>
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<div><em><strong>Ali&amp;Ava &#8211;</strong></em> <strong>Regia</strong>: Clio Barnard; <strong>sceneggiatura</strong>: Clio Barnard; <strong>fotografia</strong>: Ole Bratt Birkeland; <strong>montaggio</strong>: Maya Maffioli; <strong>musica</strong>: Harry Escott; <strong>interpreti</strong>: Adeel Akhtar, Claire Rushbrook, Ellora Torchia, Shaun Thomas, Natalie Gavin;  <b>produzione</b>: Tracy O&#8217;Riordan, Ameenah Ayub Allen; <strong>origine</strong>: UK, 2021; <strong>durata</strong>: 95’</div>
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