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	<title>Fabiana Sargentini &#8211; Close-up</title>
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	<description>Storie della visione</description>
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		<title>Cos&#8217;è l&#8217;amore?  di Fabien Gorgeart</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 22:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Cos&#8217;è l&#8217;amore? Voto ***(*) &#8211; Una commedia, quella di  Fabien Gorgeart che è un inno alle famiglie allargate &#8211; magari fosse sempre così facile e il risulto filmico così efficace&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fcose-lamore-di-fabien-gorgeart%2F&amp;linkname=Cos%E2%80%99%C3%A8%20l%E2%80%99amore%3F%C2%A0%20di%20Fabien%20Gorgeart" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fcose-lamore-di-fabien-gorgeart%2F&amp;linkname=Cos%E2%80%99%C3%A8%20l%E2%80%99amore%3F%C2%A0%20di%20Fabien%20Gorgeart" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fcose-lamore-di-fabien-gorgeart%2F&amp;linkname=Cos%E2%80%99%C3%A8%20l%E2%80%99amore%3F%C2%A0%20di%20Fabien%20Gorgeart" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fcose-lamore-di-fabien-gorgeart%2F&amp;linkname=Cos%E2%80%99%C3%A8%20l%E2%80%99amore%3F%C2%A0%20di%20Fabien%20Gorgeart" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fcose-lamore-di-fabien-gorgeart%2F&#038;title=Cos%E2%80%99%C3%A8%20l%E2%80%99amore%3F%C2%A0%20di%20Fabien%20Gorgeart" data-a2a-url="https://close-up.info/cose-lamore-di-fabien-gorgeart/" data-a2a-title="Cos’è l’amore?  di Fabien Gorgeart"></a></p><p><strong><em>Cos&#8217;è l&#8217;amore?</em> Voto ***(*) &#8211; Una commedia, quella di  <a href="https://fr.wikipedia.org/wiki/Fabien_Gorgeart" target="_blank" rel="noopener">Fabien Gorgear</a>t che è un inno alle famiglie allargate &#8211; magari fosse sempre così facile e il risulto filmico così efficace &#8211; meno male!</strong></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/qZXPwxDTwp8?si=uCr3W_369u9oGqKL" width="300" height="200" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<figure id="attachment_52366" aria-describedby="caption-attachment-52366" style="width: 430px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-52366" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/06/Cose-lamore-2-300x169.jpg" alt="Cos'è l'amore?" width="430" height="242" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/06/Cose-lamore-2-300x169.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/06/Cose-lamore-2-1024x576.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/06/Cose-lamore-2-768x432.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/06/Cose-lamore-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 430px) 100vw, 430px" /><figcaption id="caption-attachment-52366" class="wp-caption-text"><strong>Vincent Macaign</strong> e <strong>Mélanie Thierry</strong></figcaption></figure>
<p>Si può nel duemilaventisei raccontare una storia d’amore leggera e scanzonata, verosimile e al tempo stesso paradossale, senza scadere nel grottesco come in <strong><em>Cos&#8217;è l&#8217;amore?</em></strong> <strong>Fabien Gorgeart</strong> riesce nell’impresa, facendo sorridere a cuore lieve intrattenendo lo spettatore con animo positivo per poco più di un’ora e mezza.<br />
Le prime scene del suo film mostrano Raphaëlle (<strong>Saül Benchetrit</strong>), una indomita adolescente che si abbrancica col ragazzo in un centro commerciale sotto lo sguardo contrariato della madre che lavora in un negozio di vestiti lì davanti. Marguerite (<strong>Laure Calamy</strong>) è la capo reparto, preoccupandosi della figlia si distrae da una cliente perché non riesce a tollerare l’amoreggiare dei ragazzi. Viene richiamata all’ordine perché qualcosa di grave sta succedendo in un camerino, qualcosa di ben più osceno di due minorenni innamorati alle prime armi.<br />
Marguerite è una donna di mente aperta in linea generale, molto più rigida quando si tratta di sua figlia: le nega il permesso di andare in motorino fino a casa col giovane spasimante Tom.<br />
A fine giornata Marguerite e Raphaëlle tornano in macchina con Sofiane (<strong>Lyes Salem</strong>), istruttore di scuola guida, compagno della madre e padre della ragazza.<br />
La mattina seguente il postino porta una raccomandata per Marguerite dall’ufficio diocesano di Rouen: Frédéric (<strong>Vincent Macaigne</strong>), suo primo marito, da cui è divorziata da anni e con il quale ha una figlia ventenne che studia all’estero, vuole l’annullamento del matrimonio in chiesa. Lo stupore è breve, al telefono Lea (<strong>Céleste Brunnquell</strong>)  conferma di essere a conoscenza delle intenzioni del padre di risposarsi in chiesa con la nuova compagna.<br />
In casa c’è un bel clima tra Marguerite, Sofiane e Raphaëlle: sono tipi scherzosi, si ride, con allegria ci si prende in giro l’uno con le altre fino al momento in cui la ragazza non si mette a urlare in preda a un classico raptus egocentrico, tipico dell’età adolescenziale.<br />
In pochi minuti del prologo di <em><strong>Cos&#8217;è l&#8217;amore?</strong> </em> ecco serviti gli elementi per una commedia basata su archetipi di sicuro effetto: un doppio matrimonio, due mariti, due mogli, due figlie, l’amore che cambia tra generazioni.<br />
Si presenta l’ex marito Frédéric: ha i capelli sempre scarmigliati e un ondeggiare pacifico del corpo, riesce a chiedere col sorriso sulle labbra di sconfessare, seppur come bugia bianca, il loro amore alla prima moglie solo perché l’amata Chloè (<strong>Melanie Thierry</strong>) è profondamente religiosa ed esige un matrimonio cattolico. Marguerite accondiscende con serenità, sono separati da quando Lea era piccola, hanno un buon rapporto, esercitano una genitorialità condivisa da anni e rispettano la vita sentimentale attuale l’uno dell’altro.<br />
Il percorso per l’annullamento del sacro vincolo matrimoniale però è ben più impervio del previsto: Marguerite affronta un primo incontro con padre Manto (splendido cameo di <strong>Jean-Marc Barr</strong>) che, di fatto, la tratta come una donna dai facili costumi. Marguerite è focosa, dopo l’ennesima sottile allusione reagisce e alza la voce, non può sopportare di essere male interpretata in quel modo.<br />
La prima istanza viene respinta. Il percorso continua a incunearsi in burocratici vicoli ciechi.<br />
Per la prima volta dopo tanto tempo Fred e Marguerite hanno occasione di parlare di loro, di ritornare a periodi passati, di rivalutare scelte e direzioni. Tra di loro una figlia che ha preso le distanze, una futura moglie focalizzata alla risoluzione del problema, un compagno che si sente trascurato e non sottovaluta la connessione tra i due ex che riconosce in maniera lampante.<br />
La sceneggiatura di <em><strong>Cos&#8217;è l&#8217;amore?</strong></em> segue un arco narrativo preciso e lineare mentre gli imprevisti scompaginano l’ordine stabilito. Infedeltà, cerimoniali, karaoke, un viaggio, ecclesiastici eccentrici, piscine e camere d’albergo, tentazioni, equivoci, risate.</p>
<figure style="width: 388px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" src="https://pad.mymovies.it/filmclub/2025/10/129/coverlg.jpg" alt="Cos'è l'amore? " width="388" height="218" /><figcaption class="wp-caption-text">(Da sinistra a destra): <strong>Laure Calamy</strong>, <strong>Vincent Macaigne</strong> e <strong>Melanie Thierry</strong></figcaption></figure>
<p>Il ritmo della commedia è teso e calibrato, le battute sempre a tono, la recitazione scorre oliata tra tutti i caratteri senza mai stonare: il livello degli attori è alto anche nei comprimari.<br />
Nella trasferta italiana spicca per comicità la scena di <strong>Ninì Bruschetta</strong> versione avvocato sui generis: Marguerite e Chloè (che parla l’italiano e accompagna in veste di interprete) vengono accolte nello studio legale da una segretaria che dice che l’avvocato si è appena svegliato, tenendo in braccio un gatto siamese imbalsamato. L’uomo parte con una concione saccente e retorico a dimostrazione della sua partecipazione alla causa e della sua possibilità di convincere la chiesa ad annullare il matrimonio: <em>Eri sotto l’influenza di un mostro, adesso la chiesa è in grado di capire queste argomentazioni. Ti ammiro perché tu in tre anni ti sei liberata, io ci ho messo trent’anni: il mio matrimonio mi ha ucciso lentamente</em>.<br />
L’avvocato ecclesiastico su una mensola ha una statua della Madonna incinta. Ne racconta la leggenda e fiero annuncia: <em>Ce ne sono pochissime nel mondo</em>. Al momento del congedo l’avvocato la regala a Marguerite come portafortuna.</p>
<p>Il lieto fine è d’obbligo come è giusto che sia. <strong><em>Cos’è l’amore? </em></strong>è un film che è un inno alle famiglie allargate. Magari fosse sempre così facile.</p>
<p><strong> </strong><strong>In sala dal 25 giugno 2026.</strong></p>
<hr />
<p><strong><em>Cos’è l’amore?  </em>(<em>C&#8217;est quoi l&#8217;amour?</em>)<em>  &#8211;</em></strong> <strong>Regia</strong>: Fabien Gorgeart; <strong>sceneggiatura</strong>: Fabien Gorgeart; <strong>fotografia</strong>: Jeanne Lapoirie; <strong>montaggio</strong>: Jean-Christophe Hym; <strong>musica</strong>: Gabriel Des Forêts; <strong>interpreti</strong>: Laure Calamy, Vincent Macaigne, Lyes Salem, Mélanie Thierry, Céleste Brunnquell, Saül Benchetrit, Abel Rozé, Paula Stellar, Grégoire Leprince-Ringuet, Jean-Marc Barr, Aurélia Petit, Ninni Bruschetta, Antonio Gargiulo; <strong>produzione</strong>: Deuxième Ligne Films, Petit Films, France 3 Cinéma; <strong>origine</strong>: Francia, 2025; <strong>durata</strong>: 96 minuti; <strong>distribuzione</strong>: Movies Inspired, Medusa Film.</p>
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		<title>Etty di Hagai Levi (serie)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 07:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[serie]]></category>
		<category><![CDATA[Anticipazioni]]></category>
		<category><![CDATA[anticipazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Inoltre]]></category>
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					<description><![CDATA[Etty &#8211; una serie meravigliosa. Voto ****(*) ﻿ Etty è una serie ideata e diretta da Hagai Levi, il geniaccio di In treatment, The Affair e Scenes from a Marriage.&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fetty-di-hagai-levi%2F&amp;linkname=Etty%20di%20Hagai%20Levi%20%28serie%29" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fetty-di-hagai-levi%2F&amp;linkname=Etty%20di%20Hagai%20Levi%20%28serie%29" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fetty-di-hagai-levi%2F&amp;linkname=Etty%20di%20Hagai%20Levi%20%28serie%29" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fetty-di-hagai-levi%2F&amp;linkname=Etty%20di%20Hagai%20Levi%20%28serie%29" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fetty-di-hagai-levi%2F&#038;title=Etty%20di%20Hagai%20Levi%20%28serie%29" data-a2a-url="https://close-up.info/etty-di-hagai-levi/" data-a2a-title="Etty di Hagai Levi (serie)"></a></p><p><strong>Etty &#8211; una serie meravigliosa. Voto ****(*)</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/_bUMWEJhP_c?si=gyR7MqUx8mqZBrgu" width="300" height="200" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p><strong>Etty</strong> è una serie ideata e diretta da <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hagai_Levi" target="_blank" rel="noopener"><strong>Hagai Levi</strong></a>, il geniaccio di <a href="https://www.closeup-archivio.it/tele-remake-in-treatment" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>In treatment</em></strong></a>, <a href="https://www.closeup-archivio.it/the-affair-stagione-3-teste-di-serie" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>The Affair </em></strong></a>e <strong><em>Scenes from a Marriage</em></strong>. Nell’incontro romano al cinema <strong>Nuovo Sacher</strong> dopo la seconda giornata di proiezione degli ultimi episodi della serie &#8211; <strong>di cui non si conosce ancora se e quando verrà trasmessa nel nostro paese</strong> &#8211; Levi ha dichiarato il suo amore per l’Italia. Ad ess è legato familiarmente tramite il nonno Leo Levi, musicologo noto nato in Piemonte, antifascista, allo stesso tempo un ebreo osservante, morto in un campo di concentramento, su cui sta realizzando un nuovo progetto.</p>
<p>Chi è <strong>Etty Hillesum</strong>? Una giovane donna appassionata, una scrittrice che non ha mai visto pubblicato il suo lavoro, una ebrea olandese morta ad <strong>Auschwitz</strong> nel 1943 a ventinove anni.<br />
<strong><em>Etty </em></strong>è un lavoro molto originale, per certi versi difficile da collocare: parlando di Olocausto non mostra immagini di deportazioni o violenza, non è dogmatico, non è programmatico. Attraverso la scelta di ambientare la storia fuori dal tempo, o meglio in un adesso atemporale, che non è il novecento ma non è il contemporaneo attuale &#8211; la ricostruzione non esiste, la stazione di Amsterdam ha nel centro della piazzola principale le scale mobili e le luci di Natale su un grande albero, i vestiti dei passanti sono adeguati alla stagione invernale ma non sono costumi di scena &#8211; quello dentro cui lo spettatore viene catapultato è un mondo in cui potrebbe aver vissuto qualche tempo fa, potrebbe vivere oggi o anche domani.<br />
Questa scelta a tutto tondo, efficace e potente da tutti i punti di vista, scuote dal di dentro la vicenda di Etty (<strong>Julia Windischbauer</strong>), una ragazza di ventisei anni che iniziamo a conoscere nel primo episodio &#8211; <strong><em>Uno spiraglio di caos</em></strong> &#8211; come una intraprendente e indipendente ricercatrice universitaria posseduta dal fuoco della scrittura, capelli pazzi in testa, sguardo curioso sempre alla ricerca dei dettagli, una bicicletta con cui vola per i vicoli della città. Fuori dall’università un manipolo di manifestanti ascolta il comizio di un uomo dai capelli lunghi e la barba che invita a non temere l’autorità. È Klaas Smelik (<strong>Gijs Naber</strong>), un suo amico scrittore che, come lei, è contro ogni repressione e tutti i separatismi: in città stanno appendendo fuori da negozi e bar cartelli con scritto “via gli ebrei”, bisogna opporsi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51137 aligncenter" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-1-300x169.jpg" alt="Etty" width="453" height="255" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-1-300x169.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-1-1024x576.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-1-768x432.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 453px) 100vw, 453px" /></p>
<p>Tornando a casa in bicicletta Etty incontra il professore di cui ha appena seguito la lezione che le racconta che è appena stato licenziato perché ebreo. La ragazza è incredula, non ne capisce il senso, prova a stare vicino all’uomo che appare sconsolato. Etty vuole diventare una scrittrice, eppure mette tutto in discussione, è analitica, scava in profondità e poi si ritrova a non credere più in se stessa, nell’idea primigenia e butta tutto a mare. Non si dà pace per l’ingiustizia subita dal professore tanto che, poco dopo essere arrivata, esce di nuovo e va a cercarlo. Arrivata sotto la sua abitazione si accorge del tumulto, un’ambulanza e delle persone nella strada. Una donna la avvicina. La riconosce, è la moglie del professore: lui si è ammazzato poco prima, Etty dice di avere fatto un tratto di strada con lui, la moglie pensa che lei possa essere stata l’ultima persona con cui abbia parlato. La ragazza è profondamente turbata, passa tutta la notte su un ponte seduta sull’argine guardando il fiume con paura e desiderio.<br />
La voce fuori campo parla di malattia mentale familiare, dannazione, disperazione, egocentrismo e paure. Appena fa giorno corre da un dottore che le è stato consigliato dalla fidata amica Lizzie (<strong>Claire Bender</strong>), dottor Julius Spier (<strong>Sebastian Koch</strong>), psicoanalista junghiano che ha smesso di credere nelle terapie classica diventando chirologo, ovverosia un esperto di lettura delle linee della mano. Con il palmo pieno di inchiostro produce una mappa su carta. Etty vuole una diagnosi, parla dei suoi geni malati, i suoi fratelli sono entrambi schizofrenici, teme di esserlo anche lei. Spier è una persona calma che incute fiducia, oltre ad essere di aspetto piacente. Al posto di troppe parole il dottore le propone degli esercizi fisici che ha messo a punto, che riguardano il movimento e il respiro. Si prendono per le braccia e si spingono con forza cercando di far cadere l’altro in una lotta curiosa che ha dell’animalesco. Il dottore le sussurra: <em>Arrendersi può essere meraviglioso, è l’accettazione assoluta</em>.<br />
Etty è sconvolta, la terapia è troppo forte per lei, il suo ego continua a prendere il sopravvento, la scuote, la attanaglia. Non riesce a scrivere, percepisce per il dottore una attrazione repulsione, non fa che indagare dentro di sé. Arriva a conclusioni forti:</p>
<p><em>D</em><em>’</em><em>un tratto uno spiraglio di caos mi ha riempita, ho avuto paura di impazzire come tutta la mia famiglia. Sospetto che siamo destinati a affrontare la vita da soli senza l</em><em>’</em><em>aiuto di nessuno.</em></p>
<p>Attraverso sei puntate ognuna intitolata con una frase dei suoi diari &#8211; <strong><em>La ragazza che non riusciva a inginocchiarsi</em>, <em>Il mio medioevo più buio</em>, <em>Il cielo dentro di me, Un trampolino di lancio verso un grande amore</em>, <em>Una benda di molte ferite</em></strong> &#8211; Etty Hillesum vive un’epoca storica terribile, l’occupazione nazista, compiendo un percorso personale che va dal narcisismo all’altruismo. Scrive sul diario:</p>
<p><em>Penso alla cella di un convento. Mi arrendo e mi sento protetta. La mia essenza resta anche se tutto passa. Ascolto da dentro. Mi connetto alla mia voce interiore. A modo mio sento di avere fatto pace con la mia vita. La paura di morire è diventata parte della mia vita. Esiste un destino comune, la solidarietà. </em></p>
<p>Scandite da una voce narrante fuori campo molto letteraria (proveniente dalla lettura dei diari all’amico Klaas Smelik che li registra per un programma radiofonico) le sei parti compongono, in crescendo, un affresco possente contro l’odio. <strong><em>Etty </em></strong>è una serie che ha una sceneggiatura ineccepibile, un cast di visi azzeccati, è recitata perfettamente, scene e costumi originali, montaggio e musica a tono: è un’opera seriale che ha le caratteristiche appropriate per essere goduta al cinema, come se ne vedono poche.<br />
Spinta da un irrefrenabile anelito spirituale la protagonista sceglie di non salvarsi dal campo di sterminio, ci va di sua sponte, non come fosse votata al martirio piuttosto l’esatto contrario: dopo gli esercizi di Spier, la genuflessione come preghiera, la decisione di scrivere un diario solo per sé e non per un pubblico, Etty Hillesum sceglie la vita accettandola in tutte le sue forme, le buone e le cattive, credendo che all’interno di se stessi sia possibile incontrare il divino, che anche attraverso la sofferenza sia realizzabile mantenere un centro individuale di forza, anima e spiritualità.</p>
<figure id="attachment_51141" aria-describedby="caption-attachment-51141" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51141" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-2-300x169.jpg" alt="Etty" width="469" height="264" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-2-300x169.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-2-1024x576.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-2-768x432.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/05/Etty-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /><figcaption id="caption-attachment-51141" class="wp-caption-text"><strong>     Julia Windischbauer</strong></figcaption></figure>
<p>Nel finale, facendo la valigia e scegliendo pochi libri (<em>L’idiota</em> di <strong>Dostoevskij</strong>, <em>Il libro d</em><em>’</em><em>ore</em> di <strong>Rainer Maria Rilke</strong> e <em>La Bibbia</em>), la voce fuori campo scandisce la nuova attitudine della protagonista al termine di un percorso interiore trasformativo e il titolo dell’ultima puntata della serie: <em>Torno sempre a Rilke: una persona deve sforzarsi di essere una benda su molte ferite.</em></p>
<p>Il regista <strong>Hagai Levi</strong> ha dichiarato nell’incontro romano: <em>Le idee di Etty Hillesum sono troppo urgenti per il mondo di oggi per restare confinate nella storia; devono irrompere nella nostra realtà vissuta, soprattutto dopo gli orrori che hanno scosso il mondo di così tante persone negli ultimi due anni. Il suo rifiuto dell’odio, la solidarietà con i meno privilegiati e la libertà interiore hanno portato conforto e significato a innumerevoli lettori nei quarantaquattro anni trascorsi dalla pubblicazione dei suoi diari. Io sono uno di loro. Spero che questa serie aiuti a raggiungerne molti altri</em>.<br />
Siamo totalmente d’accordo con lui.</p>
<p><a href="https://www.labiennale.org/it/cinema/2025/fuori-concorso/etty-ep-1-6" target="_blank" rel="noopener"><strong>Presentato in anteprima alla Mostra di Venezia 2025 (Fuori Concorso).</strong></a></p>
<hr />
<p><strong><em>Etty</em></strong> &#8211; <strong>Regia </strong>e <strong>sceneggiatura</strong>: Hagai Levi; <strong>fotografia</strong>: Martijin van Broekhiuzen; <strong>montaggio</strong>: Yael Hersonski, Neta Dvorkis, Asaf Korman; <strong>musica</strong>: Volker Bertelmann, Raffael Seyfried, Ben Winkler; <strong>interpreti</strong>: Julia Windischbauer, Sebastian Koch, Leopold Witte, Gijs Naber, Claire Bender, Chris Peters, Maurice Vonk, Coen Brill, Yara Brand, Hans Ligtvoet, Ali Ben Horsting; <strong>produzione</strong>: Les Films du Poisson, Komplizen Serien, Topkapi Series, Quiddity, Sheleg, Arte FRANCE; <strong>origine</strong>: Francia/ Germania/ Paesi Bassi, 2025; <strong>durata</strong>: 327 minuti.</p>
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		<title>E i figli dopo di loro di Zoran Boukherma, Ludovic Boukherma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 13:50:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[E i figli dopo di loro. Voto ***(*) Ci sono due amici un’estate. È il 1992. Non vanno in villeggiatura. Non sono ricchi.  Non hanno mezzi di trasporto a parte&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fe-i-figli-dopo-di-loro-di-zoran-boukherma-ludovic-boukherma%2F&amp;linkname=E%20i%20figli%20dopo%20di%20loro%20di%20Zoran%20Boukherma%2C%20Ludovic%20Boukherma" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fe-i-figli-dopo-di-loro-di-zoran-boukherma-ludovic-boukherma%2F&amp;linkname=E%20i%20figli%20dopo%20di%20loro%20di%20Zoran%20Boukherma%2C%20Ludovic%20Boukherma" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fe-i-figli-dopo-di-loro-di-zoran-boukherma-ludovic-boukherma%2F&amp;linkname=E%20i%20figli%20dopo%20di%20loro%20di%20Zoran%20Boukherma%2C%20Ludovic%20Boukherma" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fe-i-figli-dopo-di-loro-di-zoran-boukherma-ludovic-boukherma%2F&amp;linkname=E%20i%20figli%20dopo%20di%20loro%20di%20Zoran%20Boukherma%2C%20Ludovic%20Boukherma" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fe-i-figli-dopo-di-loro-di-zoran-boukherma-ludovic-boukherma%2F&#038;title=E%20i%20figli%20dopo%20di%20loro%20di%20Zoran%20Boukherma%2C%20Ludovic%20Boukherma" data-a2a-url="https://close-up.info/e-i-figli-dopo-di-loro-di-zoran-boukherma-ludovic-boukherma/" data-a2a-title="E i figli dopo di loro di Zoran Boukherma, Ludovic Boukherma"></a></p><p><em><strong>E i figli dopo di loro. </strong></em><strong>Voto ***(*)</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/aNwZCrZjIgU?si=cV-xGV0EUyQXKMkd" width="300" height="200" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ci sono due amici un’estate. È il 1992. Non vanno in villeggiatura. Non sono ricchi.  Non hanno mezzi di trasporto a parte due bici scalcagnate. Vanno al lago. Rubano una canoa per raggiungere la spiaggia dei nudisti, da uno dei due soprannominata spiaggia dei culi l’aria. Rifuggono i proprietari delle canoe pagaiando a più non posso. Alla spiaggetta ci sono due ragazze, una la conoscono di vista, è la figlia di un costruttore locale, a differenza loro ricca, dunque. Scambiano con loro quattro chiacchiere e un <em>joint</em>, Anthony (<strong>Paul Kircher</strong>) è palesemente attratto da Stephanie (<strong>Angélina Woreth</strong>), le sfiora la gamba, si emoziona e si vede, la ragazza ha due anni e molta esperienza di più, si intenerisce, li invita la sera ad una festa in piscina da un amico. Anthony torna a casa, sa che a quattordici anni non può chiedere ai suoi di uscire così tardi la sera, risuonano in lui le offese dell’amico: torna a casa e fatti le seghe sui giochi elettronici…</p>
<p>Non riuscendo a togliersi dalla mente la bella Stephanie il ragazzo prende coraggio, va in garage e ruba la moto del padre per raggiungere le ragazze alla festa. Durante la serata i ragazzi fumano canne, bevono, sniffano Popper. Si intrufolano due imbucati: sono dei ragazzi di origine mediorientale, vengono mandati via malamente, uno dei due Hacine va fuori di testa e ribalta un barbecue che si incendia ai piedi di Steph. Anthony gli fa lo sgambetto davanti a tutti. Il marocchino gli giura vendetta. Quando Anthony e suo cugino vanno via la mattina dopo, davanti alla villa, nel posto dove avevano parcheggiato la moto è sparita. Risulta ovvio chi l’ha presa. L’indomani inizia la tragedia per ritrovare la due ruote del padre (<strong>Gilles Lellouche</strong>), ex corridore, di cui Anthony indossa sempre la giacca di pelle delle competizioni.</p>
<p>La madre (<strong>Ludivine Sagnier</strong>) aiuta il figlio nella ricerca ma il tutto non avrà che esiti definitivi.</p>
<p>Due anni dopo, nel 1994, altro giro altra corsa di <em><strong>E i figli dopo di loro</strong></em>. Anthony cresce, incontra nuovamente Steph che lo usa come uno yo-yo dichiarandosi immersa in altre acque. I genitori si sono lasciati, lui vive con la madre, che lo ama moltissimo. In paese hanno aperto una struttura sportiva con la pista di neve, Anthony lavora lì come cameriere. All’inaugurazione rivede Stephanie, le fa subito la complimenti. Dicono di vedersi dopo il turno di lavoro di lui. Invece, all’orario stabilito, la becca nelle docce col suo collega cameriere. Si menano nella neve, Anthony ottiene un licenziamento in tronco. Ma piuttosto che arrabbiarsi con la bella, le dà un biglietto con un appuntamento per il giorno dopo. Invece il giorno successivo deve andare con la famiglia al funerale di un operaio compagno di fabbrica del padre. Nel frattempo, è tornato dal Marocco Hacine, pieno di soldi, col macchinone, borioso, violento, con l’aria di uno che è tornato per farsi valere: evidentemente nella terra di origine ha fatto fortuna con lo spaccio di droga. Al pub dopo il funerale la tensione sale tra i genitori. Il padre &#8211; che si dichiara sobrio da un anno &#8211; porta un barattolo di risparmi che vuole offrire alla madre per regalarle finalmente la villeggiatura che tanto desiderava quando stavano insieme. La donna non li vuole. Lui le tira addosso il recipiente: cadono monete e banconote per terra. Il padre di Hacine saluta affettuosamente il padre di Anthony: erano colleghi negli altiforni dove lavoravano.</p>
<figure id="attachment_32619" aria-describedby="caption-attachment-32619" style="width: 433px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-32619" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2024/09/Leurs-enfants-apres-eux-300x138.webp" alt="E i figli dopo di loro" width="433" height="199" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2024/09/Leurs-enfants-apres-eux-300x138.webp 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2024/09/Leurs-enfants-apres-eux.webp 696w" sizes="auto, (max-width: 433px) 100vw, 433px" /><figcaption id="caption-attachment-32619" class="wp-caption-text"><strong>Angélina Woreth</strong> (a sinistra)</figcaption></figure>
<p>Anthony va in bagno e Hacine lo assale. Interviene il violento padre di Anthony  che poi esce e si attacca all’alcol, lasciando il marocchino sicuramente malmesso.</p>
<p>Nel 1996 Anthony si taglia tutti i capelli perché si è arruolato militare, partirà l’indomani. Alla parata del 14 luglio Stephanie si lascia toccare. Il padre di Anthony dopo aver visto la madre con un altro e essersi sentito respinto per l’ennesima volta, va al lago e vi si butta dentro. Hacine lo guarda dalla riva e non lo soccorre.</p>
<p>Mondiali di calcio del ‘98. Alla semifinale vince la Francia. I due antichi rivali si abbracciano festeggiando fino a quando si accorgono chi sono e si slacciano. Si raccontano. Hacine ha una moto, gli propone di fare un giro per chiudere il cerchio. Sono grandi ormai. Anthony, presa confidenza, chiede di provare la moto da solo. Hacine glielo concede. Si confrontano come in un duello. Ma il tempo è passato, sono cresciuti, le cose sono superate, sono diventati adulti. Anthony prende in prestito la moto e va dal suo antico amore. Stephanie è sempre bella. Fanno una ultima corsa in motocicletta. Lui la ama ancora. Lei gli dà l’ennesima buca: sta per trasferirsi in un altro paese dal fidanzato. Tra loro non funzionerà mai.</p>
<p>La musica degli anni Novanta punteggia <em><strong>E i figli dopo di loro</strong></em> scandendo i capitoli come di un libro: la trama proviene dall’omonimo romanzo premio Goncourt scritto da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Mathieu" target="_blank" rel="noopener"><strong>Nicolas Mathieu</strong></a>. La matrice letteraria, evidente nella ripartizione in quattro capitoli presente nel film, è rispettosa e precisa, sebbene vada perdendosi lungo la strada della trasposizione da parola scritta a immagini alcune sfumature dei personaggi che crescono via via. Gli attori sono aderenti alle difficoltà umane della crescita, i ragazzi, e del passaggio sociale di un paese della Francia in cui chiudono le fabbriche e cambia il tessuto sociale attorno, gli adulti. I registi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ludovic_e_Zoran_Boukherma" target="_blank" rel="noopener"><strong>Zoran Boukherma</strong> e <strong>Ludovic Boukherma</strong></a>, nati proprio negli anni che raccontano, si sono documentati ampiamente e hanno maneggiato la storia in maniera acuta.</p>
<p><strong>In Concorso al Festival di Venezia (28 agosto &#8211; 7 settembre 2024) &#8211; Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Paul Kircher.</strong><br />
<strong>In sala dal 14 maggio 2026.</strong></p>
<hr />
<p><strong><em>E i figli dopo di loro</em> (<em>Leurs enfants après d’eux</em></strong><strong>)</strong>&#8211; <strong>Regia </strong>e <strong>sceneggiatura</strong>: Zoran Boukherma, Ludovic Boukherma; <strong>fotografia</strong>: Augustin Barbaroux; <strong>montaggio</strong>: Géraldine Mangenot; <strong>musica</strong>: Amaury Chabauty; <strong>interpreti</strong>: Paul Kircher, Angélina Woreth, Sayyid El Alami, Gilles Lellouche, Ludivine Sagnier, Louis Memmi; <strong>produzione</strong>: Trésor Films, Chi-Fou-Mi Productions; <strong>origine</strong>: Francia, 2024; <strong>durata</strong>: 144 minuti;<strong> distribuzione</strong>: Fandango.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nino di Pauline Loquès</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 10:27:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
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					<description><![CDATA[﻿ Può un film che nomina il cancro non essere angoscioso? Può una sceneggiatura essere originale toccando un tema così tanto trattato in forme espressive quali letteratura e cinema? Nino&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fnino-di-pauline-loques%2F&amp;linkname=Nino%20di%C2%A0Pauline%20Loqu%C3%A8s" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fnino-di-pauline-loques%2F&amp;linkname=Nino%20di%C2%A0Pauline%20Loqu%C3%A8s" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fnino-di-pauline-loques%2F&amp;linkname=Nino%20di%C2%A0Pauline%20Loqu%C3%A8s" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fnino-di-pauline-loques%2F&amp;linkname=Nino%20di%C2%A0Pauline%20Loqu%C3%A8s" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fnino-di-pauline-loques%2F&#038;title=Nino%20di%C2%A0Pauline%20Loqu%C3%A8s" data-a2a-url="https://close-up.info/nino-di-pauline-loques/" data-a2a-title="Nino di Pauline Loquès"></a></p><p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/FTuOdk-u7Ys?si=hxbJyh8PFMhxOOOE" width="300" height="200" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" data-mce-type="bookmark" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p>Può un film che nomina il cancro non essere angoscioso? Può una sceneggiatura essere originale toccando un tema così tanto trattato in forme espressive quali letteratura e cinema?</p>
<p><strong><em>Nino</em></strong> ci riesce a pieno: con delicatezza e grazia il protagonista Nino (interpretato mirabilmente da <strong>Théodore Pellerin</strong>) si aggira per la città di Parigi per tre giorni prima di cominciare una aggressiva terapia chemioterapica. Il ragazzo compie ventinove anni quel giorno, un venerdì di una settimana come tutte le altre. Ha fatto degli accertamenti medici quasi per caso, li va a ritirare in ospedale senza pensiero e invece &#8211; bum! &#8211; una dottoressa senza peli sulla lingua gli parla di sei cicli, e poi altri dodici, di trattamento, di presentarsi al reparto di oncologia lunedì mattina alle nove, accompagnato da qualcuno. Nino all’inizio non capisce, crede ci sia un errore, nessuno gli ha fatto una diagnosi, nessuno lo ha convocato con urgenza. La dottoressa capisce che ci deve essere stato un disguido, che il computer ha perso un passaggio ma è tutto vero, è così, Nino ha un tumore alla trachea, non sembra esteso altrove ma è fondamentale agire immediatamente: è la conseguenza di una malattia a trasmissione sessuale, un papilloma virus asintomatico trascurato, preso magari nella tarda adolescenza. Un’ultima cosa: deve congelare del liquido seminale prima che diventi sterile con la chemio. Lo spedisce al reparto medicina riproduttiva.</p>
<p>Da questa prima scena in cui sono gettati i semi che germoglieranno nell’arco dell’ora e mezza della durata del film &#8211; che copre i tre giorni fino al giorno X &#8211; Nino si confronterà con la madre (<strong>Jeanne Balibar</strong>), il migliore amico Sofiane (<strong>William Lebghil</strong>), l’ex fidanzata Camille (<strong>Camille Rutherford</strong>), la vecchia amica ritrovata Zoé (<strong>Salomé Dewaels</strong>) passando attraverso molteplici stati emotivi. Nino ha paura, non si confida, forse non lo ha mai fatto. È orfano di padre, la madre lo ha avuto molto giovane, è una donna buffa, un po’ distratta, legata al figlio in una maniera sua che non è mai stata totalizzante. Dopo una cena a base di gamberi scongelati il ragazzo si sente male, resta a dormire lì senza volerle confessare di avere di nuovo perso le chiavi di casa, parlano in maniera affettuosa sdraiati sul letto ma l’intimità non riesce a trasformarsi in richiesta di aiuto.</p>
<figure style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="attachment-266x266 " src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/10/Nino-Cover-nuova-scaled.jpg" sizes="auto, (max-width: 266px) 100vw, 266px" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/10/Nino-Cover-nuova-scaled.jpg 2560w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/10/Nino-Cover-nuova-300x162.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/10/Nino-Cover-nuova-1024x554.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/10/Nino-Cover-nuova-768x415.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/10/Nino-Cover-nuova-1536x830.jpg 1536w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/10/Nino-Cover-nuova-2048x1107.jpg 2048w" alt="Nino" width="418" height="226" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>            Théodore Pellerin</strong></figcaption></figure>
<p>Nino è autonomo, non ama chiedere agli altri, fa un lavoro anonimo di cui non si lamenta, è un bravo amico, è svagato come la madre, riservato, incerto, all’apparenza vulnerabile. Ha uno sguardo pulito, una gestualità minima, è un corpo magro e dinoccolato nello spazio: si schiarisce la voce con frequenza come a riconoscere la presenza maligna nella gola, attua una costante ricerca di sé bambino attraverso domande alla madre e il rovistare negli scatoloni tra gli album del passato riposti in soffitta.</p>
<p>La sua casa è il luogo dove non riesce ad arrivare &#8211; si è chiuso fuori &#8211; è costretto a vagare in luoghi che non lo accolgono, non gli appartengono &#8211; il bagno del bar, il bagno di casa di Sofiane (mentre di là ferve la festa a sorpresa per il suo ventinovesimo compleanno), il bagno di Zoé, la casa svuotata per un trasloco da Camille &#8211; e che però diventano teatro di eventi forti, riconoscimenti, azioni mai fatte, prime volte, ultime volte. Nino in tre giorni compie, nella sospensione, un giro concentrico che lo porta a una sorta di rinascita, una geometria perfetta fatta di epifanie, scoperte semplici, a portata di mano: un portiere solitario, un uomo (<strong>Mathieu Amalric</strong>) che si dichiara vedovo di una splendida <strong>Romy Schneider</strong> piegata in un ritaglio di carta nel portafoglio, un walkie talkie, una iniezione di progesterone per stimolazione ovarica, un brano di <strong>Anaïs Nin</strong>, una cartolina postale con scritto <em>Yes, I can</em>, un pacco Amazon sottratto in barba alla polizia, un parcheggio di bicicletta a noleggio, un braccialetto da neonato.</p>
<p>Una sceneggiatura puntuale, ma invisibile, consente all’attore del Quebec <strong>Théodore Pellerin</strong> una recitazione di naturalezza perfetta, un minimalismo verbale e corporeo con cui il personaggio si muove fluido nell’attesa continua che gli assilla dentro e che si riverbera negli incontri, nel confronto sempre spostato di una nota in levare, nella attitudine verso una leggerezza eterea, un retro pensare che si fa incanto. Regia (brava l’esordiente <strong>Pauline Loqués</strong> che firma anche la sceneggiatura) attenta e sobria, musica e suono perfettamente a tono.</p>
<p>Niente è fuori posto in una narrazione che tiene inchiodati allo schermo nel partecipare alla normale attesa di un qualcosa che si deve fare per forza, superando la paura della morte, della sofferenza, della solitudine. Un film da vedere.</p>
<p><a href="https://close-up.info/festival-di-cannes-13-maggio-24-maggio-2025-nino-di-pauline-loques-semaine-de-la-critique/"><strong>Presentato al Festival di Cannes 2025 (Semaine de la critique) vedi nostra altra recensione</strong></a><strong>.</strong><br />
<strong>In anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma 2025 (Gran Premio della Giuria nel Concorso Progressive Cinema)</strong><br />
<strong>In sala dal 30 aprile 2026. </strong></p>
<hr />
<p><strong><em>Nino</em></strong> –  <strong>Regia</strong>  e  <strong>sceneggiatura:</strong> Pauline Loquès; <strong>fotografia</strong>: Lucie Baudinaud; <strong>montaggio</strong>: Clémence Diard; <strong>musica</strong>: Nassim El Mounabbih, Claire Cahu, Amaury Arboun, Simon Apostolou; <strong>interpreti: </strong>Théodore Pellerin (Nino), William Lebghil, Salomé Dewaels, Jeanne Balibar; <strong>produzione:</strong> Sandra da Fonseca per <strong> </strong>Blue Monday Productions; <strong>Origine</strong>: Francia, 2025; <strong>Durata</strong>: 134 minuti.</p>
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		<title>La donna più ricca del mondo di Thierry Klifa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
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					<description><![CDATA[La Femme la plus riche du monde (La donna più ricca del mondo).  Isabelle Huppert eccelle e si fa icona qualsiasi ruolo interpreti: che si finga boss della malavita, interprete&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fla-donna-piu-ricca-del-mondo-di-thierry-klifadi%2F&amp;linkname=La%20donna%20pi%C3%B9%20ricca%20del%20mondo%20di%20Thierry%20Klifa" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fla-donna-piu-ricca-del-mondo-di-thierry-klifadi%2F&amp;linkname=La%20donna%20pi%C3%B9%20ricca%20del%20mondo%20di%20Thierry%20Klifa" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fla-donna-piu-ricca-del-mondo-di-thierry-klifadi%2F&amp;linkname=La%20donna%20pi%C3%B9%20ricca%20del%20mondo%20di%20Thierry%20Klifa" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fla-donna-piu-ricca-del-mondo-di-thierry-klifadi%2F&amp;linkname=La%20donna%20pi%C3%B9%20ricca%20del%20mondo%20di%20Thierry%20Klifa" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fla-donna-piu-ricca-del-mondo-di-thierry-klifadi%2F&#038;title=La%20donna%20pi%C3%B9%20ricca%20del%20mondo%20di%20Thierry%20Klifa" data-a2a-url="https://close-up.info/la-donna-piu-ricca-del-mondo-di-thierry-klifadi/" data-a2a-title="La donna più ricca del mondo di Thierry Klifa"></a></p><p><strong><em>La Femme la plus riche du monde</em></strong> (<strong><em>La donna più ricca del mondo</em></strong>).</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/WvW45egqob4?si=vj-ksM9sqVFkShMk" width="300" height="200" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong> Isabelle Huppert</strong> eccelle e si fa icona qualsiasi ruolo interpreti: che si finga boss della malavita, interprete dall’arabo, specializzata in intercettazioni per l’antidroga di Parigi (<strong><em>La padrina &#8211; Parigi ha una nuova regina</em></strong>, <strong>Jean-Paul Salomé</strong>, 2019), temibile direttrice della Maison Dior negli anni Cinquanta a Parigi (<a href="https://close-up.info/la-signora-harris-va-a-parigi-di-anthony-fabian/"><strong><em>La signora Harris va a Parigi</em></strong></a>, <strong>Anthony Fabian</strong>, 2022), sindacalista di un’azienda leader nel campo del nucleare (<a href="https://close-up.info/la-verita-secondo-maureen-k-di-jean-paul-salome/"><strong><em>La verità secondo Maureen K.</em></strong></a>, <strong>Jean-Paul Salomé</strong>, 2022), scrittrice che va in Giappone perseguitata dal fantasma del marito defunto (<a href="https://close-up.info/viaggio-in-giappone-di-elise-girard/"><strong><em>Viaggio in Giappone</em></strong></a>, 2024, <strong>Élose Girard</strong>)  Huppert veste ogni personaggio con la sua aura, distaccata osserva fiera le cose dall’alto del suo stile ineccepibile ed eterno. Se questo sia un bene o un male dipende dai film, dai registi, dalle sceneggiature.</p>
<p>Il film di <strong>Thierry Klifa</strong> è liberamente ispirato alla storia vera dello scandalo riguardo al rapporto tra <strong>Liliane Bettencourt</strong>, imprenditrice più ricca di Francia e erede del gruppo L’Oreal, con il fotografo e scrittore <strong>François-Marie Banier</strong>.</p>
<p><strong>Huppert</strong> è <strong>Marianne Farrère</strong>, snob, altera, piena di sentenze sulla ricchezza di cui non vergognarsi, orgogliosa di essere figlia di un grande imprenditore e di aver ereditato i suoi geni, potente senza vergognarsi di ribadirlo con ogni gesto a chiunque le sia accanto, familiari compresi. Frédérique (<strong>Marina Foïs</strong> sempre più brava), la figlia non amata, ha sposato con matrimonio misto un ebreo praticante, ha fatto un figlio Christophe, unico nipote viziato al punto da ricevere in regalo dalla nonna un milione di euro, suona il pianoforte per hobby ma quando incide una registrazione di Bach su disco tutte le copie vengono acquistate dalla madre, è una donna insoddisfatta, cresciuta nell’ombra e in un lusso limitante.</p>
<figure id="attachment_49766" aria-describedby="caption-attachment-49766" style="width: 469px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49766" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-femme-la-plus-riche-du-monde-1-300x200.jpg" alt="La donna più ricca del mondo" width="469" height="312" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-femme-la-plus-riche-du-monde-1-300x200.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-femme-la-plus-riche-du-monde-1-1024x683.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-femme-la-plus-riche-du-monde-1-768x512.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-femme-la-plus-riche-du-monde-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /><figcaption id="caption-attachment-49766" class="wp-caption-text"><strong>    Isabelle Huppert</strong> e <strong>Marina Foïs</strong></figcaption></figure>
<p>Marianne compra tutto con quel denaro che non si può mai nominare (la figlia ammette di essere stata allevata senza mai menzionare la parola): la fedeltà della servitù, l’affetto della figlia, l’opinione pubblica (è azionista di giornali e televisioni). Per rinnovare la sua immagine accetta la proposta di rilasciare una intervista al magazine <strong>Selfish</strong>: la redazione manda Pierre Alain Fantin (<strong>Laurent Lafitte</strong>), un fotografo esuberante e smaliziato, senza peli sulla lingua, che per primo la tratta da essere umano senza remore di spettinarla per gli scatti fotografici, di suggerirle di cambiare mise e accompagnandola al suo armadio a farle provare una serie di abiti, la prende in giro con ironia e leggerezza. La donna aveva bisogno di movimento: si invaghisce dell’istrione che la imbambola dichiarandosi scrittore fallito, fotografo geniale, intellettuale ardito. È un incontro fatale: presto sono mal visti, i familiari di lei si preoccupano quando vedono che gli elargisce come spicci assegni milionari. L’essere osteggiati rinforza nella donna il desiderio di autonomia: si porta dietro ovunque lo sfrenato omosessuale (a volte con fidanzato annesso), nella casa al mare Pierre Alain scandalizza tutti con i suoi amplessi rumorosi, le battute oscene, frivole crudeltà con un fondo di verità e molto gusto per lo scandalo.</p>
<p>Il marito di Marianne, Guy Farrère (<strong>André Marcon</strong>) tenta di convincere la moglie della mala fede del nuovo invadente amico ma viene zittito con convinzione. Marianne torna a respirare quando va a ballare nei locali gay, trascinata in festini danzanti con cocaina e risate, non le importa che Pierre Alain si approfitti, spendere non le costa niente, che sia un carboncino di Goya, un <strong>Fragonard</strong>, un <strong>Odilon Redon</strong>, nulla vale quanto la carica energetica che ha preso la sua vita da quando lo ha incontrato. Tutti intorno vedono oltre il filtro innamorato di Marianne, riconoscono nel fotografo un approfittatore, un impostore, un uomo senza arte né parte che crede di aver trovato la gallina dalle uova d’oro. Frédérique, in quanto figlia non amata, alla quale nessuno ha dato fiducia in se stessa, vissuta nella vergogna del privilegio di nascita, insicura e scontenta, non riesce a stare al gioco di sua madre: sebbene all’inizio abbia tentato di accettare la presenza indesiderata di qualcuno nel cuore di ghiaccio di sua madre, ad un certo punto il limite dell’ammontare di denaro elargito è colmo. Non ci sono altre strade che portare il caso in tribunale, far dichiarare la madre aggirata per incapacità di intendere e di volere, aprire il vaso di Pandora e gettarsi in pasto ai media, tutto meglio dello scempio in atto.</p>
<figure id="attachment_49996" aria-describedby="caption-attachment-49996" style="width: 384px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49996" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-donna-piu-ricca-del-mondo-2-300x200.jpg" alt="La donna più ricca del mondo" width="384" height="256" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-donna-piu-ricca-del-mondo-2-300x200.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-donna-piu-ricca-del-mondo-2-768x512.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-donna-piu-ricca-del-mondo-2.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px" /><figcaption id="caption-attachment-49996" class="wp-caption-text"><strong>  Laurent Lafitte</strong></figcaption></figure>
<p>I ruoli sono ben scritti, il rapporto tra madre e figlia è complesso nell’aridità, il maggiordomo Jérôme (<strong>Raphaël Personnaz</strong>) stretto in un rapporto sottilmente ambiguo col padrone di casa morente, la figlia Frédérique abilmente scolpita nelle linee spigolose del viso di <strong>Marina Foïs,</strong> dapprima sottotono, poi, piano piano che il raggiro si compie sempre più consapevole e decisa, come se la decadenza cognitiva della madre potesse corrispondere a una personale maggiore presa di coscienza di sé dando importanza anche al suo ruolo all’interno della famiglia e della multinazionale azienda.</p>
<p>Le commedie francesi hanno il pregio, almeno all’occhio di un pubblico italiano, di una grande scorrevolezza recitativa, un planare sugli stereotipi, l’affabilità di una narrazione sfaccettata anche su terreni meno originali, già battuti.</p>
<p>Il mito dello straniero che si innesta in un contesto già corrotto, in via di disgregazione, diventando detonatore riporta alla mente mille titoli, tra cui si impone prepotentemente come esempio irraggiungibile <strong><em>Teorema </em></strong>(1968) di Pier Paolo Pasolini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Film d&#8217;apertura di Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese (Roma 7 &#8211; 15 aprile 2026).</strong><br />
<strong>In sala dal 16 aprile 2026.</strong></p>
<hr />
<p><strong><em>La donna più ricca del mondo  </em></strong> (<strong><em>La femme la plus riche du monde</em></strong>) &#8211; <strong>Regia</strong>: Thierry Klifa; <strong>sceneggiatura</strong>: Jacques Fieschi, Thierry Klifa, Cédric Anger; <strong>fotografia</strong>: Hichame Alaouie; <strong>montaggio</strong>: Chantal Hymans; <strong>musica</strong>: Alex Beaupain; <strong>interpreti</strong>: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Marina Foïs, Raphaël Personnaz, André Marcon, Mathieu Demy, Micha Lescot, Joseph Olivennes, Yannick Renier, Patrick Sobelman; <strong>produzione</strong>: Reciflms, Wy Procutions; <strong>origine</strong>: Francia/ Belgio, 2025; <strong>durata</strong>: 123 minuti;<strong> distribuzione</strong>: Europictures</p>
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		<title>Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese (Roma 7 &#8211; 15 aprile 2026): Les enfants vont bien di Nathan Ambrosioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 18:09:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
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					<description><![CDATA[﻿ Les enfants vont bien inizia con due bambini che stanno in macchina nella piazzola di un autogrill in attesa della madre. Si annoiano. Il maschio, Gaspard (Manoâ Varvat), 9&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fles-enfants-vont-bien-di-nathan-ambrosioni%2F&amp;linkname=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Les%20enfants%20vont%20bien%20di%20Nathan%20Ambrosioni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fles-enfants-vont-bien-di-nathan-ambrosioni%2F&amp;linkname=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Les%20enfants%20vont%20bien%20di%20Nathan%20Ambrosioni" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fles-enfants-vont-bien-di-nathan-ambrosioni%2F&amp;linkname=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Les%20enfants%20vont%20bien%20di%20Nathan%20Ambrosioni" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fles-enfants-vont-bien-di-nathan-ambrosioni%2F&amp;linkname=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Les%20enfants%20vont%20bien%20di%20Nathan%20Ambrosioni" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fles-enfants-vont-bien-di-nathan-ambrosioni%2F&#038;title=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Les%20enfants%20vont%20bien%20di%20Nathan%20Ambrosioni" data-a2a-url="https://close-up.info/les-enfants-vont-bien-di-nathan-ambrosioni/" data-a2a-title="Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese (Roma 7 – 15 aprile 2026): Les enfants vont bien di Nathan Ambrosioni"></a></p><p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/cM8WrqvuszM?si=d1fdIgsP6aqTFqwK" width="300" height="200" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p><strong><em>Les enfants vont bien</em></strong> inizia con due bambini che stanno in macchina nella piazzola di un autogrill in attesa della madre. Si annoiano. Il maschio, Gaspard (<strong>Manoâ Varvat</strong>), 9 anni, decide di scendere e andare a cercarla dentro il negozio. La bambina, Margaux (<strong>Nina Birman</strong>), 6 anni, dice di aspettarla, che andrà con lui. I due piccoli affrontano il pericolo, entrano, si aggirano nei corridoi, poi escono con un nulla di fatto.</p>
<p>La macchina da presa è ad altezza bambino, non inquadra le teste degli adulti. La madre è alla macchina. La piccola la abbraccia come non la vedesse da ore. Suzanne (<strong>Juliette Armanet</strong>) non sgrida i figli, li incita a risalire in macchina a mangiare le schifezze che ha comprato, orsetti gommosi colorati e biscotti per loro, una latta con pesche sciroppate per lei. Riprendono il viaggio. Sono complici, legati a filo doppio, una famiglia composta da tre persone, una donna adulta, due piccoli.</p>
<p>Arrivano da Jeanne (<strong>Camille Cottin</strong>), sorella di Suzanne, zia dei bambini. La donna è single da qualche tempo, separata da Nicole (<strong>Monia Chokri</strong>), di cui sente ancora la mancanza senza dichiararlo apertamente. Leggermente contrariata della visita inaspettata prepara i letti e la cena, quando i bambini dormono prova a parlare con la sorella riguardo alla sua vita senza il compagno deceduto ma Suzanne glissa e la stringe a sé ringraziandola dell’ospitalità. Vanno tutti a dormire. Al risveglio Suzanne non c’è, Gaspard la cerca senza trovarla, Jeanne lo rassicura andando a preparare la colazione. Sul tavolo di cucina trova una lettera della sorella che dice che se ne va lasciandogli i figli. Jeanne va nel pallone, non sa trattare con i bambini, non è abituata né si vuole sforzare di farlo, non possiede gli strumenti nel dna, ha perso il suo matrimonio per questa ragione. Chiede dunque aiuto proprio alla ex Nicole che, entusiasta, le dice di portarli a casa sua. Quando si rivolge alla polizia Jeanne scopre di non poter avviare nessuna denuncia di scomparsa perché sua sorella s’è n’è andata volontariamente e chiunque al mondo ha il diritto di allontanarsi. La donna è atterrita, impietrita, non sa cosa fare, come cercarla, da una parte è convinta che tornerà presto, che la situazione è temporanea, da un’altra parte sa cucinare a stento una pasta al sugo, finisce in un attacco di panico dopo aver cambiato il letto di Gaspard che ha cominciato a fare la pipì nel sonno. La ricerca di indizi a casa di Suzanne non porta nessun esito, nemmeno la ricerca via social network, a parte una telefonata di una vicina che ogni tanto fumava una sigaretta con lei in cortile che racconta l’idea della donna di voler fare un viaggio di cui non aveva mai specificato la meta.</p>
<figure id="attachment_49983" aria-describedby="caption-attachment-49983" style="width: 415px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49983" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Les-enfants-vont-bien-1-300x177.jpg" alt="Les enfants " width="415" height="245" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Les-enfants-vont-bien-1-300x177.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Les-enfants-vont-bien-1.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px" /><figcaption id="caption-attachment-49983" class="wp-caption-text"><strong>            Camille Cottin</strong></figcaption></figure>
<p>È estate, un tempo sospeso in cui andare in vacanza, fare una gita in una località di mare, guardare i fuochi di artificio e far finta di niente. Il tempo si è dilatato, la conoscenza si approfondisce passando per intemperie, incomprensioni, lacrime e disegni a pastello. I bambini capiscono tutto, sempre. Una volta Gaspard risponde al telefono fisso e sente che dall’altro capo c’è la madre, silente, solo respiro. La vita è fatta di scelte, di fughe, di addii e di ripartenze. Jeanne cresce con i nipoti ogni giorno, esattamente come accade a loro. A settembre però al momento di iscrivere i bambini a scuola iniziano gli ostacoli istituzionali che, con pazienza, un poco alla volta, verranno risolti.</p>
<p><strong><em>Les enfants vont bien</em></strong> è un racconto moderato di una storia estrema: cosa c’è di più radicale di una madre che abbandona i propri figli? Nel film si ascolta molto, si parla poco, non si eccede: Jeanne è discreta perché è nella sua natura, i bambini perché hanno bisogno di contenere le emozioni per non esondare nell’abbandono, Suzanne si trattiene perché la sua necessità primaria è allontanarsi, nella sua ottica probabilmente per il bene di tutti.</p>
<p>Il regista <strong>Nathan Ambrosioni</strong> (ventiseienne <em>enfant prodige</em> con all’attivo<strong> sei lungometraggi</strong>) osserva i suoi personaggi senza spingere sul pathos, sugli eccessi, sulla tensione. L’attenzione è portata sul progressivo avvicinamento dei bambini con la zia, le distanze che si accorciano mentre tutti e tre trovano il modo di abitare il nuovo ruolo con naturalezza, lasciando che l’amore trovi il suo spazio, la sua nicchia (la scelta di comprare due letti singoli per Gaspard e Margaux, in uno dei quali Jeanne si sdraia per leggere loro una storia prima di dormire; da parte di Jeanne portare Gaspard a chiedere scusa alla compagna di scuola, figlia di un commissario di polizia, che ha alluso di conoscere la loro storia e il bambino l’ha picchiata).</p>
<p>La rarefazione del parlato a favore di una concentrazione sulle espressioni dei visi, le mosse delle mani, la vicinanza dei corpi è una scelta felice alla riuscita della messa in scena di una storia drammatica che non angoscia mai lo spettatore, piuttosto suscita un immediato slancio di empatia verso tutti i personaggi, perché non esiste cattiveria o malvagità ma solo istinto di sopravvivenza, errori, capacità di adattamento, scoperta di nuove maniere di stare al mondo cercando la felicità con nuove regole di gioco: i ragazzi stanno bene.</p>
<hr />
<p><strong><em>Les enfants vont bien</em></strong>; <strong>Regia</strong>: Nathan Ambrosioni; <strong>sceneggiatura</strong>: Nathan Ambrosioni; <strong>fotografia</strong>: Victor Seguin; <strong>montaggio</strong>: Nathan Ambrosioni; <strong>musica</strong>: Alexandre de la Baume; <strong>interpreti</strong>: Camille Cottin, Juliette Armanet, Monia Chokri, Manoâ Varvat, Nina Birman, Guillaume Gouix, Féodor Atkine, Frankie Wallach; <strong>produzione</strong>: CHI-FOU-MI Productions, Studio Canal, France 2 Cinéma; <strong>origine</strong>: Francia, 2025; <strong>durata</strong>: 111 minuti.</p>
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		<title>Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese (Roma 7 &#8211; 15 aprile 2026): Dites-lui que je l’aime di Romane Bohringer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 17:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in sala]]></category>
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		<category><![CDATA[Festival]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[Dites-lui que je l’aime Romane Bohringer è figlia dell’attore francese Richard Bohringer, noto per il suo viso da canaglia, e di Marguerite Bourry, ed è stata anche attrice a sua&#8230; ]]></description>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-49969 size-medium" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Locandina-Dites-Lui--225x300.webp" alt="Dites-lui" width="225" height="300" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Locandina-Dites-Lui--225x300.webp 225w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Locandina-Dites-Lui--768x1024.webp 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Locandina-Dites-Lui--1152x1536.webp 1152w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Locandina-Dites-Lui-.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p><strong>Romane Bohringer</strong> è figlia dell’attore francese <strong>Richard Bohringer</strong>, noto per il suo viso da canaglia, e di <strong>Marguerite Bourry, </strong>ed è stata anche attrice a sua volta &#8211; celebre la sua partecipazione  al film <strong>Notti selvagge (<em>Les nuits fauves</em></strong>,<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1992" target="_blank" rel="noopener">1992</a>) scritto, diretto e interpretato da <strong>Cyril Collard</strong>.  <strong>Romane</strong> ha raccontato &#8211; durante l’ incontro con il pubblico al cinema Nuovo Sacher a Roma in occasione della proiezione &#8211; di aver deciso di fare il film <strong><em>Dites-lui que je l</em></strong><strong><em>’</em></strong><strong><em>aime</em></strong> (t.l. <em>Ditegli che l&#8217;amo</em>) dopo lo choc vissuto durante la lettura del libro autobiografico di <strong>Clémentine Autain</strong>, dedicato alla madre, l’attrice <strong>Dominique Laffin</strong>. Choc perché le due donne ormai adulte, che non si conoscevano prima della decisione di fare un film insieme, condividono un destino simile, l’abbandono della madre da piccole. Scandito da una voce narrante che cambia lungo la strada, a volte sono parole tratte dal libro e lette direttamente da Clémentine, frasi evocative che risuonano in molti cuori di figlie femmine trascurate; a volte parla Romane rivolgendosi alla madre, scrivendole una sorta di lettera postuma indirizzata alla figura archetipica della madre.</p>
<p>Romane e Clémentine sono donne fatte e finite, madri a loro volta di figli speciali, si confrontano e dichiarano le loro fragilità rispetto al ruolo genitoriale e umano: entrambe le loro madri sono morte di abuso giovanissime, prima dei quarant’anni, una di alcol, l’altra di droga, le figlie hanno superato l’età della morte materna vivendo la cosa in maniera contraddittoria: avevano il diritto di sopravvivere a quel traguardo, perché loro sì e le loro madri no?</p>
<p>La prima metà di <strong><em>Dites-lui que je l’aime</em></strong> si concentra su <strong>Dominique Laffin</strong>, attrice alcolizzata, bella e selvaggia. In una intervista per la tv appare disinvolta, a tratti sicura di sé, fuma e sorride, provocante e provocatoria. Nella ricostruzione la vediamo maldestra con la figlia, trascurarla per un’altra sigaretta, fare una scenata la vigilia di Natale in un ristorante per avere un ultimo calice e invece essere condotta a braccia in camera dai camerieri. L’imbarazzo filiale si esprime negli occhi spaventati della bambina, incapace di comprendere il senso di ciò che accade ma ferita a fuoco nel rendersi conto di non essere abbastanza per la madre: la dinamica tra le due è drammatica, è qualcosa che lascia conseguenze permanenti nella vita di una bambina che deve ancora crescere e divenire donna sprovvista di un modello sano di riferimento.</p>
<p>La seconda metà del film <strong>Bohringer</strong> si concentra sulla storia di sua madre: Marguerite, detta Maggy, nasce a Saigon da una diciottenne ragazza povera che si prostituisce, viene data in adozione a una coppia francese che si trasferisce in patria quando la bambina è ancora una neonata. Essendo di natura malaticcia viene mandata in una struttura gestita da suore dalle quali viene educata, dove resta fino ai quindici anni quando la madre adottiva torna a prenderla per mandarla a lavorare.</p>
<p><strong>Romane filma se stessa</strong> in <strong><em>Dites-lui que je l’aime </em></strong>durante una seduta in dialogo con una terapeuta riguardo alle mille domande che ha continuato a porsi tutta la vita: perché mi ha abbandonato, perché non sono stata abbastanza per lei, come faccio a fare pace con lei ora che ho attraversato il fiume e sono una madre anche io? La psicoanalista la sollecita: smetta di rispondere <em>Non so</em>, provi a capire davvero sua madre.</p>
<figure id="attachment_49972" aria-describedby="caption-attachment-49972" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49972 size-medium" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Dites-lui-1-300x158.jpg" alt="Dites-lui" width="300" height="158" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Dites-lui-1-300x158.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Dites-lui-1-1024x538.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Dites-lui-1-768x403.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Dites-lui-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-49972" class="wp-caption-text"><strong>               Romane Bohringer</strong></figcaption></figure>
<p>Nella storia di Clémence e Dominique c’è la voce letteraria del libro che la figlia ha sentito la necessità di scrivere. Nella storia tra Romane e Maggy emergono diari, lettere, filmini di famiglia, il romanzo autobiografico di <strong>Richard Bohringer</strong> con la sua versione dei fatti. In entrambe le storie esistono due padri viventi, due uomini abbandonati che si sono rifatti una vita con accanto a una figlia di cui prendersi cura, che parlano delle amate che hanno perso la vita troppo giovani con rimpianto e dolore, ricordando il grande amore e la grande fragilità di due donne insicure, in difficoltà, del tutto incapaci di gestire responsabilità e qualcuno oltre loro stesse.</p>
<p>Un colpo di scena innalza il finale ad un coinvolgimento emotivo inaspettato. I titoli di coda sono un <em>divertissement</em> parodia di <em><strong>Indiana Jones</strong> </em>con protagonista <strong>Raoul Rabbot</strong>, figlio della regista.</p>
<hr />
<p><strong><em>Dites-lui que je l’aime</em></strong>; <strong>Regia</strong>: Romane Bohringer; <strong>sceneggiatura</strong>: Romane Bohringer, Gabor Rassov; <strong>fotografia</strong>: Romain Carcanade; <strong>montaggio</strong>: Céline Cloarec, Amélie Massoutier; <strong>interpreti</strong>: Romane Bohringer, Eva Yelmani, Clémentine Autain; <strong>produzione</strong>: Escazal Films; <strong>origine</strong>: Francia, 2025; <strong>durata</strong>: 92 minuti.</p>
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		<title>Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese (Roma 7 &#8211; 15 aprile 2026): Il programma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 18:59:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[﻿ Dal 7 al 15 aprile, la sedicesima edizione di Rendez-vous trasforma il Cinema Nuovo Sacher e il Centre Saint-Louis di Roma nel fulcro del nuovo cinema francese, dando il&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Frendez-vous-il-programma%2F&amp;linkname=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Il%20programma" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Frendez-vous-il-programma%2F&amp;linkname=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Il%20programma" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Frendez-vous-il-programma%2F&amp;linkname=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Il%20programma" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Frendez-vous-il-programma%2F&amp;linkname=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Il%20programma" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Frendez-vous-il-programma%2F&#038;title=Rendez-Vous%20%E2%80%93%20Festival%20del%20Nuovo%20Cinema%20Francese%20%28Roma%207%20%E2%80%93%2015%20aprile%202026%29%3A%20Il%20programma" data-a2a-url="https://close-up.info/rendez-vous-il-programma/" data-a2a-title="Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese (Roma 7 – 15 aprile 2026): Il programma"></a></p><p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/IF7FaTlXUT8?si=xV6btfkDmQ4XnOVy" width="300" height="200" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe><br />
Dal 7 al 15 aprile<strong>, la sedicesima edizione </strong>di <strong>Rendez-vous</strong> trasforma il <strong>Cinema Nuovo Sacher</strong> e il <strong>Centre Saint-Louis di Roma</strong> nel fulcro del nuovo cinema francese, dando il via a una manifestazione che celebra il legame storico e culturale tra Italia e Francia.</p>
<p>Patrocinata dall’Ambasciata di Francia in Italia e promossa da Unifrance, la rassegna si espande oltre la Capitale per toccare le sale di Torino, Milano, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo, offrendo una selezione che alterna con maestria grandi autori e registi emergenti. Quest’anno, il festival si distingue per un&#8217;inedita fluidità tra le due culture: per la prima volta, i registi francesi dialogheranno direttamente con autori italiani in incontri esclusivi volti a rafforzare il confronto artistico tra le due nazioni. Si potrà assistere, ad esempio, al confronto tra <strong>Riccardo Milani</strong> e <strong>Vinciane Millereau</strong> dopo la proiezione di <strong><em>C&#8217;était mieux demain</em></strong> <strong>(<em>Era meglio domani</em>)</strong>, o alla conversazione tra <strong>Marta Savina</strong> e <strong>Nathan Ambrosioni</strong> al termine di <strong><em>Les enfants vont bien</em></strong>. Un momento importante della manifestazione sarà la tavola rotonda <strong><em>Demain en vues</em></strong>, prevista per venerdì 10 aprile, dedicata ai giovani autori e alle narrazioni che esplorano i nuovi rapporti di genere, generazione e ambiente nel mondo contemporaneo.</p>
<figure id="attachment_49707" aria-describedby="caption-attachment-49707" style="width: 469px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49707" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/La-donna-piu-ricca-del-mondo.jpg" alt="Rendez-vous" width="469" height="263" /><figcaption id="caption-attachment-49707" class="wp-caption-text"><strong>Isabelle Hupper</strong> e <strong>Marina Foïs</strong> in <em><strong>La donna più ricca del Mondo</strong></em></figcaption></figure>
<p>Ad aprire il festival è <a href="https://close-up.info/la-donna-piu-ricca-del-mondo-di-thierry-klifadi/"><strong><em>La femme la plus riche du monde</em></strong></a> <strong>(<em>La donna più ricca del mondo</em>)</strong>, regia di <strong>Thierry Klifa</strong>, presentato fuori concorso a Cannes 2025, con protagonista <strong>Isabelle Huppert</strong>, perfetta incarnazione di una donna manager a capo di una industria multinazionale che, nell’incontro con un fotografo omosessuale (interpretato da <strong>Laurent Lafitte</strong>, César come migliore attore), ritrova un senso alla sua esistenza. L’attrice sarà presente a Roma diventando in maniera simbolica la madrina della rassegna.</p>
<p>Il programma di questa edizione di <strong>Rendez-vous</strong> attraversa molteplici sensibilità cinematografiche, dal thriller politico al melodramma, fino all’animazione e al cinema musicale, con alcuni fili conduttori: il racconto delle trasformazioni familiari, le responsabilità collettive e la rappresentazione di personaggi femminili liberi e complessi. Opera prima della sceneggiatrice <strong>Alice Douart</strong>, <strong><em>Des preuves d</em></strong><strong><em>’</em></strong><strong><em>amour</em></strong>, percorso verso la genitorialità di una giovane coppia omosessuale &#8211; presentato alla Semaine de la Critique all’ultimo festival di Cannes. <a href="https://close-up.info/festival-di-cannes-13-maggio-24-maggio-2025-love-me-tender-di-anna-cazenave-cambet-un-certain-regard/"><strong><em>Love me tender</em></strong> </a>dal romanzo autobiografico di <strong>Constance Debré</strong>, al secondo lungometraggio: il racconto di una battaglia legale, un ritratto femminile interpretato da <strong>Vicky Krieps</strong> tra ingiustizia, lotta per l’identità e la libertà personale &#8211; presentato a Un Certain Regard a Cannes 2025. <strong><em>Dites-lui que je l</em></strong><strong><em>’</em></strong><strong><em>aime</em></strong>, un film di <strong>Romane Bohringer</strong>: Da un testo letterario autobiografico si intreccia la storia di due madri e due figlie, di cui una la regista stessa. <strong><em>L</em></strong><strong><em>’</em></strong><strong><em>engloutie</em></strong> di <strong>Louise Hémon</strong> tra realtà e leggenda, temi della memoria, della trasformazione e della trasmissione &#8211; sapiente opera prima con protagonista <strong>Galatea Bellugi</strong>, perfetta incarnazione del dialogo tra Italia e Francia. Esordio nel lungometraggio anche per <strong>Amélie Bonnin</strong> con <a href="https://close-up.info/partir-un-jour-di-amelie-bonnin/"><strong><em>Partir un jour </em></strong><strong>(<em>Allora balliamo</em>)</strong></a>, <strong>film di apertura</strong> della 78esima edizione del <strong>Festival di Cannes</strong>: per la prima volta un’opera prima diretta da una regista donna apre il festival tra i più famosi del mondo &#8211; un film musicale sui ricordi e sulle possibilità mancate. <strong><em>Les enfants vont bien</em></strong> di <strong>Nathan Ambrosioni</strong>, enfant prodige del cinema francese, il ventiseienne fa un film sulla maternità voluta o imposta dal destino e sulle sue ambivalenze. Protagonista <strong>Camille Cottin</strong>, una delle protagoniste della serie <strong><em>Dix pour cent</em></strong> (<strong><em>Chiama il mio agente</em></strong>). Anteprima italiana di <strong><em>Couture</em></strong>, regia di <strong>Alice Winocour</strong>, racconto dall’interno del mondo della moda e della creazione artistica &#8211; cast di eccellenza con <strong>Angelina Jolie</strong> e <strong>Louis Garrell</strong>.</p>
<figure id="attachment_49708" aria-describedby="caption-attachment-49708" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49708" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Classe-Moyenne-Locandina-240x300.jpg" alt="Rendez-vous" width="235" height="293" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Classe-Moyenne-Locandina-240x300.jpg 240w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Classe-Moyenne-Locandina-819x1024.jpg 819w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Classe-Moyenne-Locandina-768x960.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/04/Classe-Moyenne-Locandina.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px" /><figcaption id="caption-attachment-49708" class="wp-caption-text"></strong> <strong>Laure Calamy</strong> e <strong>Ramzy Bedia</strong></figcaption></figure>
<p><strong><em><a href="https://close-up.info/la-festa-e-finita-di-antony-cordier/">Classe moyenne</a></em></strong> (<em><strong>La festa è finita!</strong></em>) di <strong>Antony Cordier</strong>, commedia <em>divertissment</em> in cui lo scontro di classe si confronta con una borghesia estremizzata, un racconto comico ma ironicamente amaro con una irresistibile <strong>Laure Calamy</strong> nei panni della custode della villa e <strong>Élodie Bouchez</strong> in quelli della ricca snob. <strong><em>C’était mieux demain</em> </strong>di<strong> Vinciane Milereau</strong>, regista e attrice, un cinema attento al quotidiano, primo lungometraggio da regista, un viaggio nel tempo sulla possibilità di ricominciare. <strong><a href="https://close-up.info/dossier-137-di-dominik-moll/"><em>Dossier 137 </em>(<em>Il caso 137</em>)</a>, </strong>un’indagine della polizia diventa terreno di confronto etico personale, regia di <strong>Dominick Moll</strong> che, con <strong><em>La nuit du 12</em></strong>, 2022, ha vinto 6 César, tra cui miglior film e miglior regia. <em><strong>L</strong><strong>’</strong><strong>affaire Bojarski</strong></em> di <strong>Jean-Paul Salomé</strong>, un thriller ispirato a una storia vera su un falsario rifugiato polacco nella Francia del dopoguerra.</p>
<p>Al centre Saint-Louis due film di animazione per il pubblico più giovane: <strong><em>Angelo dans la forêt</em></strong> di <strong>Alexis Ducord </strong>e <strong>Vincent Paronnaud</strong>; <strong><em>Le secret des mé</em></strong><strong><em>sanges</em></strong> di <strong>Antoine Lanciaux</strong>.</p>
<p>Molte chicche da non perdere: viene l’acquolina in bocca per questo <strong>Rendez-vous</strong>. Buona visione.</p>
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		<title>Lo sguardo di Emma di Marie-Elsa Sgualdo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:29:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[In italiano À bras-le- corps vuol dire a braccia aperte, a viso aperto, prendere qualcosa di petto. Ed è il titolo originale di Lo sguardo di Emma  che era stato&#8230; ]]></description>
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<p>In italiano <em>À bras-le- corps</em> vuol dire a braccia aperte, a viso aperto, prendere qualcosa di petto. Ed è il titolo originale di <em><strong>Lo sguardo di Emma</strong></em>  che era stato presentato alla Mostra di Venezia 2025, ora in uscita in sala. Emma (<strong>Lila Gueneau</strong>), la protagonista del film di <strong>Marie-Elsa Sgualdo</strong>, è così, affronta la vita con una calma saggia, di spiccata intelligenza aiuta nella famiglia del pastore protestante (<strong>Grégoire Colin</strong>) servendo a tavola, pulendo i vetri, ricontrollando i conti di casa fatti dalla moglie, ricamando scialli che poi andranno venduti. Siamo in Svizzera nei primi anni Quaranta, vicini a una linea di confine, i soldati svizzeri rimandano via gli ebrei che sono arrivati in territorio neutrale dalla Francia, dalla Germania, dall’Austria, Emma chiede al pastore cosa fanno alle persone che tornano indietro, l’uomo è sincero: le uccidono.</p>
<p>La ragazza è stata proposta per il lascito Droz, un premio alla virtù, assegnato da una commissione composta da persone che hanno peso nella piccola comunità rurale montanara, il medico, il pastore, insegnanti. Nel colloquio Emma dichiara di voler provare a entrare alla scuola per infermiere, per portare benessere a chi ne ha bisogno. Qualcuno le chiede di sua madre, lei si scurisce, la reputa una poco di buono perché l’ha abbandonata per andare in città con un altro uomo. Vive col padre sarto e due sorelle piccole di cui si prende cura.</p>
<p>All’uscita della messa della domenica alle volte si presenta la madre di Emma per vedere lei e le sorelline. Lei la ignora, le risponde velocemente, con educazione, distaccata. Poi le chiede: <em>Che cos</em><em>’</em><em>ha quell</em><em>’</em><em>uomo più di noi? </em>La madre: <em>Quando l</em><em>’</em><em>ho incontrato mi sono sentita diversa. Me ne pento ogni giorno. </em></p>
<figure id="attachment_49501" aria-describedby="caption-attachment-49501" style="width: 372px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49501 " src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/A-bras-le-coprs1-bis-300x200.jpg" alt="" width="372" height="248" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/A-bras-le-coprs1-bis-300x200.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/A-bras-le-coprs1-bis-1024x683.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/A-bras-le-coprs1-bis-768x512.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/A-bras-le-coprs1-bis.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 372px) 100vw, 372px" /><figcaption id="caption-attachment-49501" class="wp-caption-text"><strong>Lila Gueneau</strong></figcaption></figure>
<p>Colette, la figlia del pastore, è sua amica ma Emma sente una differenza tra di loro, anche se il padre è consapevole della sua maggiore attitudine allo studio e alla conoscenza. Emma si prende cura del pastore in maniera speciale, gli porta il caffè ogni giorno nel suo studio dopo pranzo, l’uomo ha piacere a prestarle dei libri da leggere, conversano di valori umani. Il pastore la assolve: i figli non sono responsabili delle colpe dei loro genitori.</p>
<p>Un giorno arrivano dalla città due reporter interessati a scrivere un articolo sulla loro area. Louis, il giornalista che scrive, un bel giovane ginevrino di buona famiglia che ama la musica americana e che non si vergogna di ballarla da solo dopo il pasto attorno alla tavola da pranzo sotto gli occhi divertiti di Emma che, dopo averli serviti, siede al lato, accanto alla finestra. L’indomani vanno tutti a fare una gita in montagna, Louis vuole salire più in alto, chiede a Emma se vuole accompagnarlo e lei accetta. Il ragazzo è avvenente, sicuro di sé, uno che non è abituato a chiedere. Sul prato, dopo una corsa tra le risa, la bacia senza chiedere il permesso, le monta sopra, le dice che è bella e la stupra senza interpretare il significato delle lacrime di lei. Emma rimane incinta e tutto il suo mondo improvvisamente cambia. La volta successiva che la madre arriva fuori dalla chiesa la ragazza la avvicina chiamandola mamma. Ha uno slancio istintivo di chiederle aiuto, poi non lo fa per orgoglio e perché ha paura a condividere la vergogna. Ma indomita si adopera per risolvere da sola. Fa una trappola nel bosco. Cattura un coniglio che ammazza con un bastone sul collo, lo vende e compra biglietto del treno per Ginevra dove ha scoperto che abita Louis. Dopo aver saputo la notizia l’arroganza da ricco del giovane è offensiva: <em>Non ti voglio scioccare ma il padre non è mai certo, la mia famiglia è ricca, altre se ne potrebbero approfittare. Tu non sei quel genere di ragazza.</em></p>
<p>Lei lo schiaffeggia. Sta punto e daccapo. Ora quando si parla del premio alla virtù si scurisce, non se ne sente più meritevole. Prova ad abortire con un ferro ma non riesce. Nessuno la può aiutare, né il medico &#8211; che era tra coloro che le hanno destinato il premio e che dice che non vuole passare per un cretino per via della sua gravidanza &#8211; né il pastore, troppo perso nell’ascolto delle notizie sulla guerra alla radio bevendo un bicchiere dopo l’altro, che lei puntualmente gli toglie di mano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-43000 alignleft" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/09/A-bras-1.jpeg" alt="Lo sguardo di Emma" width="368" height="245" /></p>
<p>Emma si fa furba, capisce che deve assecondare l’ipocrisia morale del villaggio e sposa Paul, un giovane che fa il soldato e suona l’organo durante le funzioni in chiesa. Il matrimonio viene annunciato alla celebrazione del premio alla virtù, consistente in una somma in denaro &#8211; che viene data direttamente al futuro marito (dicendo <em>È più sicuro</em>) &#8211; e un corredo di lenzuola tovaglie e asciugamani bianchi. Si confronta con la madre: <em>Sono incinta, non di lui</em>. La madre le suggerisce di rimanere nelle regole: <em>Non dirlo mai più, stai per sposarti, è un bravo ragazzo, imparerai ad amarlo</em>.</p>
<p>Il nuovo ruolo di madre e moglie, sebbene lo sposo abbia contezza che il figlio non è suo e proclami di amarlo più ancora per quello, le sta stretto, non la lascia libera di far nulla, è come se fosse finita a servizio ma senza retribuzione. L’urgenza di indipendenza le fa scoppiare il cuore, deve andarsene, affrontare la vergogna, non può più sopportare, non ci riesce. Emma è una pasionaria, una femminista ante litteram, una anticonformista di nascita. La regista <strong>Marie-Elsa Sgualdo</strong> afferma di aver voluto raccontare questa storia in nome delle donne della sua famiglia delle generazioni passate, donne che hanno sopportato, donne che hanno lottato, donne che hanno il suo stesso sangue.</p>
<p>Un film di poche parole, molte atmosfere, scene ben girate che toccano il cuore e anche la mente. <strong>Grégoire Colin</strong> in una prova di attore memorabile.</p>
<p><strong>In anteprima al <a href="https://close-up.info/festival-di-venezia-27-agosto-6-settembre-2025-a-bras-le-corps-di-marie-elsa-squaldo/">Festival di Venezia 2025 (sezione Venezia Spotlight)</a>.</strong><br />
<strong>In sala dal 2 aprile 2026.</strong></p>
<hr />
<p><strong> <em>Lo sguardo di Emma</em> (<em>À bras-le-corps</em></strong>) &#8211;  <strong>Regia</strong>: Marie-Elsa Sgualdo; <strong>sceneggiatura</strong>: Nadine Lamari, Marie-Elsa Sgualdo; <strong>fotografia</strong>: Benoît Dervaux; <strong>montaggio</strong>: Karine Sudan; <strong>musica</strong>: Nicolas Rabaeus ; <strong>interpreti</strong>: Lila Gueneau, Grégoire Colin, Thomas Doret, Aurélia Petit, Sandrine Blancke, Sasha Gravat Harsch, Tamara Semelet, Cyril Metzger, Lievke Bartel, Aurelien Patouillard, Etienne Fague; <strong>produzione</strong>: Box Productions, Hélicotronc, Offshore; <strong>origine</strong>: Svizzera/ Francia/ Belgio, 2025; <strong>durata</strong>: 96 minuti; <strong>distribuzione</strong>: Trent Film.</p>
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		<title>Lo straniero di François Ozon</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Sargentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:55:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo straniero di Albert Camus venne pubblicato nel 1942 da Gallimard e portò l’autore al successo. È un romanzo che ha lasciato un segno nella letteratura mondiale del Novecento. Nel&#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flo-straniero-di-francois-ozon%2F&amp;linkname=Lo%20straniero%20di%20Fran%C3%A7ois%20Ozon" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flo-straniero-di-francois-ozon%2F&amp;linkname=Lo%20straniero%20di%20Fran%C3%A7ois%20Ozon" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flo-straniero-di-francois-ozon%2F&amp;linkname=Lo%20straniero%20di%20Fran%C3%A7ois%20Ozon" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flo-straniero-di-francois-ozon%2F&amp;linkname=Lo%20straniero%20di%20Fran%C3%A7ois%20Ozon" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Flo-straniero-di-francois-ozon%2F&#038;title=Lo%20straniero%20di%20Fran%C3%A7ois%20Ozon" data-a2a-url="https://close-up.info/lo-straniero-di-francois-ozon/" data-a2a-title="Lo straniero di François Ozon"></a></p><p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/mOFM85mazlM?si=hqvITATy1eZX_w5W" width="300" height="200" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<em>Lo straniero</em> di <strong>Albert Camus</strong> venne pubblicato nel 1942 da Gallimard e portò l’autore al successo. È un romanzo che ha lasciato un segno nella letteratura mondiale del Novecento. Nel 1967 <strong>Luchino Visconti</strong> ne ha tratto una trasposizione cinematografica con <strong>Marcello Mastroianni</strong> a interpretare Mersault, il protagonista, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Alla Mostra del cinema di Venezia 2025, <strong>François Ozon</strong> ha portato una sua versione filmica in bianco e nero che non lascia indifferenti.</p>
<p>Algeri nel 1938, colonia francese a tutti gli effetti. Nelle prime scene vediamo Mersault (<strong>Benjamin Voisin</strong>), un giovane uomo portato in una prigione mediorientale. Si avvicina un detenuto e gli chiede che ha fatto per trovarsi lì. Senza esitare il protagonista risponde: <em>Ho ucciso un arabo</em>. Torniamo indietro, la narrazione riprende da un passato recente, quando Meursault sta lavorando in ufficio e riceve un telegramma: <em>Deceduta mamma. Domani funerali. Sentite condoglianze</em>. Va dal capo a chiedere un permesso di due giorni per lutto e si giustifica con un <em>Non è colpa mia</em>, che racconta bene il modo di porsi del personaggio. Lo seguiamo andare con un autobus alla casa di riposo dove la madre è morta, sbrigare le formalità necessarie, vegliare la bara assieme a un inserviente che gli offre un caffè e con cui fuma una sigaretta, alla sepoltura vedere un uomo anziano disperarsi e scoprire che è stato il fidanzato della madre. Al mare, il giorno dopo il suo ritorno, incontra Marie, una collega di ufficio con la quale inizia una relazione amorosa di grande affinità fisica che ha principio su una boa in mezzo al mare, prende forma nella sala cinematografica davanti a <strong><em>Le Schpountz</em></strong>,  un film di <strong>Marcel Pagnol</strong> con Fernandel, si realizza nella camera da scapolo nella vecchia casa di famiglia. Mersault è impenetrabile, sorride poco, si esprime poco, non dice mai di no. Nel palazzo scambia quattro chiacchiere con Salamamo, l’anziano che picchia sempre il cane per le scale (e che poi, quando l’animale è scappato, si dispera rimpiangendolo), va a cena dal losco vicino di casa Raymond Sintès, che gli dice che tra uomini ci si capisce. Senza opporre resistenza alle cose che gli capitano Mersault si lascia coinvolgere da Raymond a scrivere di suo pugno una lettera in cui lascia Djamila, la donna che frequenta e maltratta, che si dice lavori per lui come prostituta e il cui fratello lo intimidisce sotto casa.</p>
<figure id="attachment_49508" aria-describedby="caption-attachment-49508" style="width: 404px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49508" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/Lo-straniero-1-300x150.jpg" alt="Lo straniero" width="404" height="202" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/Lo-straniero-1-300x150.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/Lo-straniero-1-1024x512.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/Lo-straniero-1-768x384.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/03/Lo-straniero-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px" /><figcaption id="caption-attachment-49508" class="wp-caption-text"><strong>     Benjamin Voisin</strong> (al centro) e <strong>Rebecca Marder</strong></figcaption></figure>
<p>Nel dialogo in cui Marie chiede a Mersault di sposarla si esplica in toto la natura del personaggio, le risponde: <em>Sì, se vuoi</em>. La donna insiste: <em>Ma mi ami?</em> Lui: <em>Te l</em><em>’</em><em>ho già </em><em>dett</em><em>o, se lo desideri ci sposiamo</em>. Marie: <em>Il matrimonio è una cosa seria</em>. L’uomo: <em>Non credo</em>. Lei caparbia: <em>Avresti detto di sì a un</em><em>’</em><em>altra donna se fossi legato a lei?</em> Mersault, sereno: <em>Certo</em>. Marie insiste: <em>Sei strano, non sei come gli altri, dici tutto quello che pensi, a volte può fare male. Però è per questo che mi piaci. Forse un giorno mi disgusterai per le stesse ragioni. È per questo che voglio sposarmi con te</em>. Mersault, una volta ancora passivo: <em>D</em><em>’</em><em>accordo</em>. E poi la bacia, questione risolta.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-42754 alignleft" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/09/Letranger-de-francois-ozon-1-300x180.jpg" alt="" width="387" height="232" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/09/Letranger-de-francois-ozon-1-300x180.jpg 300w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/09/Letranger-de-francois-ozon-1-1024x614.jpg 1024w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/09/Letranger-de-francois-ozon-1-768x461.jpg 768w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/09/Letranger-de-francois-ozon-1-1536x922.jpg 1536w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2025/09/Letranger-de-francois-ozon-1.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 387px) 100vw, 387px" /></p>
<p>I due vanno in gita al mare con Raymond. Il fratello di Djamila li ha seguiti fino al mare e li minaccia sulla battigia una prima volta. La seconda volta  Raymond ha preso la pistola ma l’ha data a Mersault dicendogli di tirarla fuori quando l’altro avrà mostrato il coltello, per fargli vedere chi è il più forte. Il sole è forte, senza quasi accorgersene Mersault uccide l’arabo. E così, quasi per caso, inizia la progressione verso il baratro, verso il processo, verso la pena di morte.</p>
<p>L’indifferenza quasi nichilista di Mersault cozza con il ben pensare, con la morale comune, con il comportamento adeguato a chi vive in una società civile, in comunità: non si riesce a stare dalla sua parte ma nemmeno a odiarlo, come si può condannare qualcuno solo perché non ha pianto al funerale di sua madre? Prima del processo l’avvocato gli dice, per rassicurarlo: <em>Non sarà né il primo né l</em><em>’</em><em>ultimo a uccidere un arabo.</em></p>
<p>Nonostante un’estetica patinata che riporta alla mente le pubblicità di<strong> Dolce e Gabbana</strong> o, più recentemente, la serie televisiva <a href="https://close-up.info/ripley-di-steven-zaillian/"><em><strong>Ripley</strong> </em></a>(anch’essa trasposizione dal romanzo <strong><em>Il talento di Mr. Ripley</em></strong> <strong>di Patricia Highsmith</strong>) girata in bianco e nero in Italia, il film di <strong>Ozon</strong> tratta la materia letteraria da cui proviene con una fedeltà ammirabile: la voce fuori campo scandisce la diversità vissuta come ovvia dal protagonista, i dialoghi sono scarni e pregnanti, punteggiatura cruciale nel senso del racconto, la recitazione sostiene la storia con verosimiglianza. Il regista ha tale libertà autoriale nei confronti di un caposaldo della letteratura (che dichiara suo libro importante della vita) da mettere in scena un oggetto filmico ben fatto, di un certo rigore, asciutto e scarno quanto la apparente aridità del suo protagonista: Mersault è annoiato, indifferente, mai pentito, tanto da arrivare a dire al cappellano presentatosi da lui in prigione senza essere richiesto, in attesa dell’esecuzione: <em>Tutta la vita è una assurdità, siamo tutti colpevoli, siamo tutti condannati</em>. Come dargli torto.</p>
<p>Sui titoli di coda scorre la canzone <em>Killing an arab</em> dei Cure, ispirata dal romanzo di Camus.</p>
<p><strong>In <a href="http://Festival di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2025): L’étranger di François Ozon (Concorso) – Premio Bookciak">Concorso alla Mostra di Venezia 2025</a>.</strong><br />
<strong>In sala dal 2 aprile 2026.</strong></p>
<hr />
<p><strong><em>Lo straniero </em> (<em>L’étranger</em>)</strong> &#8211; <strong>Regia </strong>e <strong>sceneggiatura</strong>: François Ozon; <strong>fotografia</strong>: Manu Dacosse; <strong>montaggio</strong>: Clément Selitzki; <strong>musica</strong>: Fatima Al Qadir; <strong>interpreti</strong>: Benjamin Voisin, Rebecca Marder, Pierre Lottin, Denis Lavant, Swann Arlaud; <strong>produzione</strong>: FOZ, Gaumont, France 2 Cinéma, Macassar Productions, Scope Pictures; <strong>origine</strong>: Francia, 2025;  <strong>durata</strong>: 120 minuti; <strong>distribuzione</strong>: Bim/Lucky Red<strong>.</strong></p>
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