Balcanica. Voto **(*). Presentato nel Concorso delle “Giornate”, l’opera prima di Nicola Sorcinelli, è stata girata nelle zone montuose della Serbia sud-occidentale. Con uno sguardo umano e inusuale sul problema dei profughi dall’Afganistan. Premio del pubblico delle “Giornate degli Autori”.
Balcanica racconta le vicissitudini del musicista afghano Jalil (Ivar Wafaei) e di suo padre Nazar (Babak Karimi) i quali, in cerca di asilo politico, percorrono la rotta balcanica verso l’Italia, dove hanno in programma di tenere un concerto con la loro band. Lungo questo itinerario, fatto di stenti e di speranza come anche di fiducia, i due protagonisti s’imbattono in Greta (Matilda De Angelis), una giovane dottoressa alla sua prima missione umanitaria, che a un certo punto dovrà fare una scelta che non riguarderà del tutto la sua professione.
Qualora noi spettatori assumessimo una prospettiva visiva “convenzionale” rischieremmo di “non vedere” quest’opera. Infatti, se volessimo considerare Balcanica l’ennesimo film sulle condizioni di “profughi afghani che dal confine si spostarono per cercare di entrare in Europa”, lo potremmo fare. Ma appunto ci fermeremmo “alla prima osteria” e forse non lo apprezzeremo per quello che è: la protagonista è Greta e la sua interiorità rispetto all’esperienza che sta vivendo.
Due aspetti ci hanno convinto maggiormente in Balcanica. Da una parte, la scelta di filmare la protagonista spesso in auto, mentre si sposta da un soccorso a un altro. Non è semplicemente un muoversi con un mezzo. Bensì questi trasferimenti si traducono in fondo in percorsi interiori, tra sospensioni e grandi respiri profondi che segnano in profondità la protagonista in relazione a quello che vede, a quello che fa e non fa (soprattutto quest’ultimo). Dall’altra, quella di lasciare poco spazio al parlato lì dove Greta si trova nel bel mezzo di nuove consapevolezze oppure quando deve appunto optare per le ragioni della mente o del cuore.
Non possiamo non segnalare che alcune delle sequenze più pregnanti di Balcanica – a modo di vedere di chi scrive – vengono accompagnate dalle musiche di Bach, e precisamente del suo corale per organo dal titolo Ich ruf’ zu dir, Herr Jesu Christ (Ti invoco, Signore Gesù Cristo). Tra quelle iniziali, sembra esserci perfino un rimando (che ci viene incontro forse come un omaggio?) alle immagini di Solaris (1972) di Tarkovskij, dove le note di Bach si fondono con le riprese di un corso d’acqua di un fiume che fa fluttuare la vegetazione sul fondo. Proprio come nel film del maestro russo, anche se entrambi i lavori si muovono su binari narrativi alquanto diversi.

«Mia nonna ha combattuto per la libertà negli anni Quaranta – afferma il regista -. Io sono cresciuto con lei e le storie di libertà negate mi hanno sempre occupato la testa. Balcanica nasce anche da questo sentimento: dalla rabbia verso chi interrompe, nega, costringe, censura. Ero giovanissimo quando hanno bandito la musica in Afghanistan. Ma questa notizia è fermentata dentro di me per anni, fino a quando con Andrea Brusa abbiamo deciso di raccontare il viaggio di Nazar e Jalil – padre e figlio afghani, entrambi musicisti – accogliendo nel racconto lo sguardo occidentale di Greta, personaggio che esprime il nostro punto di vista.
In Balcanica il corpo è un elemento fondamentale. È l’unico mezzo del viaggio, cammina, resiste al gelo, al caldo, alla paura. Attraversando i confini diventa custode di violenze, abusi, respingimenti. Facendo sì che ogni parte del viaggio resti inscritta sulla pelle».
Il corpo come bussola sì, il cuore e i sentimenti hanno la meglio sulla mente in Balcanica, e permettono giri enormi qui, contro anche le regole assegnate in casi delicati come le missioni umanitarie, che muovono davvero qualcosa e qualcuno.
In sala dall’8 ottobre 2026.
Balcanica – Regia: Nicola Sorcinelli; sceneggiatura: Andrea Brusa, Nicola Sorcinelli; fotografia: Damjan Radovanović; montaggio: Ian Degrassi; musica: Michele Braga; scenografia: Dragana Baćović; interpreti: Matilda De Angelis (Greta), Babak Karimi (Nazar), Ivar Wafaei (Jalil), Giovanni Toscano (Edoardo); produzione: Ines Vasiljevic, Stefano Sardo, Sonia Rovai, Ludovica Damiani, Katarina Prpic, Danijel Pek; per Nightswim, Wildside, This and That Productions, Antitalent, con il contributo del Ministero della Cultura, e con il sostegno di “Film Center Serbia” e di “Lazio Innova – Lazio Cinema International”; origine: Italia, 2026; durata: 83 minuti; distribuzione: Fandango.
