Perugia Social Film Festival 12° Edizione (24 settembre-8 ottobre 2026): Como tú me ves di M Sin Título (PerSo Award)

Como tú me ves. Voto ***(*).  Energia e tenacia di chi ha intrapreso un percorso di transizione di genere e in cui desiderio, processualità relazionale e intersezionalità, oltre la mera autodeterminazione, si fanno flânerie politica ed esperienza (e forma) di vita condivisa, impensata e rifigurata.

Como tú me ves, diretto da M Sin Título – Chosen name che è già un manifesto quanto a campi di forze e sperimentazione- racconta, nelle stesse note di regia, come il lavoro documentario sia nato da un suo percorso di ricerca, iniziato circa un decennio fa, che ha visto il proprio corpo passare da un’iperfemminilità a una mascolinità dichiaratamente non conforme. Il percorso di transizione affrontato da Marisol, bambina vivace e poi ragazza a Citta del Messico, da esperimento, con assunzione cadenzata di testosterone, nel corso del tempo diventa luogo di soggettivazione e di nomadismo con cui sovvertire aporie, opposizioni e dispositivi di sorveglianza che vorrebbero invece riprodurre norme e strategie oppressive di controllo a partire dai corpi.

All’inizio di Como tú me ves, Marisol appare come una giovane donna determinata e solida, oltre che molto bella come lo sono la mamma e la nonna. Continuando la tradizione familiare, questa volta da parte paterna, vediamo Marisol lavorare come avvocata in un ufficio pubblico. Ha momenti di fuga e di eccessi ma tutto sommato in una logica compensativa che le consente di mantenere lo status quo a lei richiesto. Quando tuttavia sta per compiere trent’anni, mentre siede alla solita scrivania d’ufficio assorbita dalla routine di cartelle, etichette, ricorsi, reclami, obiezioni e varie altre forme di autorità, ecco che insieme al proprio riflesso sullo schermo del computer scorge un post it: “Non sai chi sono, ma ti osservo con piacere”. Marisol, in un istante che si fa intervallo dal regime prestativo, viene agita da un sintomo: dolori e contorsioni le figurano il corpo in posizioni “strane”.

Da lì, con desiderio incontenibile e affrontando fatiche quotidiane, Marisol cambierà quello che sembrava un destino scritto altrove in un terreno molto più ampio, inventivo e politico; in altri termini soggettivizzante. Svelando i codici di bellezza, classe e comportamento in una prospettiva intersezionale, Como tú me ves, così ancora M Sin Título, mostra “come il privilegio e il patriarcato impongano strategie oppressive” per via di una microfisica capillare del potere molto più ambigua, sottile e invisibile rispetto al semplice comando dall’alto. Agita in primis sui corpi e sui desideri eccedenti la norma, tale strategia, che condiziona il potenziale molteplice e immanente delle vite, finisce per determinare il blocco della soggettività, rinchiusa in idee e modelli astratti e neutri, oltre che violenti e impossibili. Rincorrere un’idea di donna impossibile che vorrebbe coniugare la versione ideale platonica con quella, ingannevole ma piacevole, della seduttrice (prima di deporre i giochi e farsi moglie e madre): contro questa falsa e ingiusta rappresentazione -foriera di altrettante forme rappresentative, nel cinema- lancia la sua sfida M Sin Título.

Como tú me ves

E passando alla forma, assai originale ed efficace, di Como tú me ves, significativo appare il gesto di M di tracciare su un quaderno dei grandi disegni del proprio sé in transizione in cui, sempre più, vediamo scomparire la mera riproduzione figurativa a favore della flagranza (dis)articolata e vitale della Figura (del figurale). E altresì coerente, nella texture del racconto, e di segno altamente politico -non dimentichiamo come la repressione normativa isola la persona in un destino inevitabilmente triste-, è ciò che accade verso il finale: la disposizione dei disegni del sé in un grande murale correlato e stratificato, campo di relazioni ( e di memorie e speranze, per legarci anche alle parole chiave di questa edizione del PerSo) per un insieme incompiuto; i disegni (ma in quanto tratti emergenti) di tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del film, che vediamo scorrere nei titoli di coda accanto a ciascun nome. Un desiderio smisurato di relazioni, amicizia e palinsesti in divenire. Di ritrovarsi in comunità lesbiche, queer e trans prive di cattive, e repressive, energie platonico-falliche.

In voice over, una voce narrante ma puntellata da Home movies di Marisol bambina, insieme a familiari, e poi adulta, presa nel parlare con amiche o nel far festa in locali della buona borghesia messicana, M racconta, stavolta con immagini riprese fuori e dentro un locale con scritta cubica “GAY”, come la comunità lesbica, cui lei partecipava ma a lungo in modo nascosto, “era come un rifugio sotterraneo che metteva in contatto donne con donne”. “Eravamo imprudenti – continua M -, ci siamo esposte e abbiamo fatto errori. Con abiti e tacchi, abbiamo camuffato cosa ci piaceva. Ci siamo ubriacate finché non ci siamo lasciate alle spalle le nostre paure. Era al tempo stesso un sollievo e una dipendenza. Non mi sono mai sentito così libero. Quando ero in compagnia di altre lesbiche, provavo un’euforia incontrollabile”.

Questa energia, insieme alla tenacia di chi ha intrapreso un percorso che appunto, in quanto attraversato dal desiderio e da processualità relazionale e intersezionalità, non si riduce a mera autodeterminazione, è la stessa che accompagna in Como tú me ves  M-e il suo corpo in transizione- nelle sue flânerie politiche sulla metropolitana, per via di riprese in soggettiva che scoprono lo sguardo sconcertato e violento del conformismo, seduto di fronte o accanto, e aprono alla percezione e al suo effetto performativo in noi che guardiamo. Ecco allora che la fugacità del tempo e il coraggio propri a una performance quale quella attuata da M non solo ci interrogano, ma di più ci spingono all’azione: “desidero avere la possibilità di continuare a esplorare per vivere con meno sofferenza. Senza paura”.

Sabato 26 al Cinema Zenith di Perugia ore 21, 15 alla presenza del regista M Sin Título e domenica 27 (replica) ore 16.30.

Motivazioni del PerSo Award: Per la precisione e il coraggio con cui l’autore restituisce l’esperienza di un’instancabile ricerca della propria identità, un percorso di transizione che fa i conti con le contraddizioni di una terra amata per trasformare il peso di uno sguardo oggettificante nella capacità liberatoria di scegliere la propria rappresentazione.


Como tú me ves  (titolo internazionale: The way you see me) – Regia e sceneggiatura: M Sin Título; fotografia: Magela Crossignani; montaggio: Emi Castañeda; suono: Raul Locatelli;  produzione: Abril López Carrillo (Barlovento Cine), M Sin Título; origine: Messico/Argentina, 2026; durata: 82 minuti.

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