Due ladri in fuga. Voto ***. Al suo esordio alla regia, il comico francese Artus firma una commedia inclusiva capace di conquistare oltre undici milioni di spettatori in patria. Funziona quando si affida al proprio meccanismo di base, un po’ meno quando si allunga oltre il necessario, tra gag ripetute e un finale che forse non trova il tono giusto.
Artus, nome d’arte di Victor Artus Solaro, giovane comico e attore francese diventato popolare grazie al programma tv On n’demande qu’à en rire tra il 2011 e il 2014, prima di costruirsi una carriera solida tra teatro, serie tv (tra cui Le Bureau des Légendes) e cinema. Con Due ladri in fuga debutta alla regia (oltre che alla sceneggiatura, insieme a Clément Marchand), restando anche protagonista, affiancato da Clovis Cornillac, Alice Belaïdi e Marc Riso, oltre a un nutrito gruppo di attori realmente affetti da disabilità cognitive: tutti convincenti, ognuno capace di ritagliarsi un momento proprio dentro l’ensemble.
La trama parte da un nome che si sdoppia: Paulo (Artus), dopo una rapina in gioielleria compiuta insieme al padre Lucien (Cornillac), si finge Sylvain, il partecipante mancante di una colonia estiva per giovani adulti disabili, mentre il padre si spaccia per il suo accompagnatore Orpi (nome di una azienda immobiliare francese). Il vero Sylvain, interpretato da Benjamin Vandewalle, resta sullo sfondo con un destino completamente diverso da quello del suo omonimo di comodo. Da questo scambio di persone inizia il film.
In Francia è stato un trionfo assoluto al botteghino, il film francese di maggior incasso del 2024, con oltre undici milioni di spettatori, uno dei debutti alla regia più fortunati nella storia del cinema francese recente. Un successo che ricorda, per proporzioni e per l’entusiasmo popolare scatenato, quello ottenuto in Italia da Buen Camino (2025) di Checco Zalone, capace di stracciare ogni record d’incasso natalizio nel nostro paese. È segno che, tanto in Francia quanto da noi, la commedia resta il genere più capace di mobilitare in massa il pubblico in sala.
Sul piano della scrittura, Due ladri in fuga funziona finché si affida al meccanismo di base. La doppia finzione di Paulo e Lucien, costretti a improvvisarsi rispettivamente disabile ed educatore, offre più di un’occasione comica ben sfruttata, insieme al progressivo smascheramento agli occhi degli altri ospiti della colonia, più svegli di quanto i due protagonisti immaginino.
Due ladri in fuga evita solo in parte la scorciatoia più prevedibile per un soggetto del genere, quella della redenzione. Paulo non è un personaggio che ha bisogno di diventare buono, lo è già in partenza, un po’ diverso il percorso di Lucien, un buono che pensa di non esserlo ed è più scontroso del figlio. Il loro percorso non è quindi, in fin dei conti, un cambiamento morale, ma un avvicinamento reciproco che i due riescono a compiere solo verso la fine, quando padre e figlio si ritrovano davvero.
Il problema è che questa buona intelaiatura in Due ladri in fuga si allunga oltre il necessario. Alcune gag vengono ripetute fin troppe volte, come gli oggetti che colpiscono regolarmente il volto di Marie o le scene dei pasti serviti nella struttura, che tornano con una frequenza che finisce per stancare più che divertire. Anche alcuni rapporti tra i personaggi non risultano sempre naturali, come se certi legami venissero dati per scontati invece che costruiti sullo schermo.
Due ladri in fuga arriva così a un finale che prova a tenere insieme commozione e commedia senza trovare mai il tono esatto per farlo, risultando frettoloso, poco convincente in generale. Un taglio di dieci, quindici minuti, soprattutto nella seconda metà, e una gestione più decisa proprio di quel finale, lo avrebbero probabilmente reso più snello e incisivo, senza intaccarne la sostanza.
Nonostante questi limiti, resta un film capace di far ridere senza sforzo, ed è forse proprio questa naturalezza, più che la sua tenuta narrativa, a spiegare perché il pubblico francese lo abbia premiato in massa.
Vale la pena citare per esteso il cast degli attori con disabilità, spesso relegato in secondo piano: Gad Abecassis (Gad), Ludovic Boul (Ludovic/Ludo), Stanislas Carmont (Alexandre), Marie Colin (Marie), Thibaut Conan (Thibaut), Mayane-Sarah El Baze (Mayane), Théophile Leroy (Baptiste), Boris Pitoëff (Boris), Sofian Ribes (Sofian/Soso), Arnaud Toupense (Arnaud) e il già citato Benjamin Vandewalle nei panni del vero Sylvain. Non sono comparse, ma personaggi con un proprio spazio e una propria identità all’interno della storia, ed è giusto che i loro nomi non restino invisibili accanto a quelli, più noti, di Artus e Cornillac.
Due ladri in fuga esce con due anni di ritardo rispetto alla madrepatria, chissà se sarà un successo popolare anche nel nostro paese.
In sala del 24 settembre 2026.
Due ladri in fuga (Un p’tit truc en plus) – Regia: Artus (Victor Artus Solaro); sceneggiatura: Artus, Clément Marchand; interpreti: Artus, Clovis Cornillac, Alice Belaïdi, Marc Riso, Céline Groussard, Benjamin Vandewalle; produzione: M6 Films, Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma, Same Player, Echo Studio, Kabo Films; origine: Francia, 2024; durata: 99 minuti; distribuzione: Eagle Pictures.
