Festa del Cinema di Roma 2025: Stardust: a Story of Love and Architecture di Jim Venturi e Anita Naughton (Freestyle)

Stardust: a Story of Love and Architecture diretto da Jim Venturi e Anita Naughton racconta l’incontro di due visioni e di individualità complementari ed affini nelle loro divergenze: Robert Venturi, l’artista teorico un po’ riservato, il brillante genio di origine italiana e Denise Scott Brown, una donna brillante, forte, intelligente, ironica.

Lui, nato a Filadelfia in una famiglia di immigrati italiani, ha studiato Architettura all’università di Princeton, e ha trascorso parte della sua giovinezza in Italia, meta fondamentale per la sua formazione. Denise Scott Brown, invece, è nata nel 1931 da genitori ebrei sudafricani. Ha studiato architettura e urbanistica a Johannesburg, Londra e Filadelfia.

L’incontro tra i due è avvenuto all’università della Pennsylvania e da quel momento la coppia ha vissuto un sodalizio personale e professionale unico e indimenticabile. Insieme hanno  stravolto la visione dell’ architettura del mondo dandone una prospettiva più complessa, capace di rompere schemi precostituiti.

Stardust: A Story of Love and Architecture è in primo luogo un road movie attraverso le città che hanno segnato la vita e la visione artistica dei due architetti: Las Vegas, Philadelphia, Londra, Roma, dove Venturi ha trascorso un lungo periodo della sua giovinezza grazie a una borsa di studio, Parigi e Venezia.

Girato nell’arco di dieci anni, il film segue il loro dialogo creativo e la loro relazione rivelando i contrasti e le complicità che hanno generato alcune delle opere più iconiche del Novecento, come la Sainsbury Wing della National Gallery di Londra. 

   Robert Venturi e Denise Scott Brown

Venturi sceglie un punto di vista a tutto tondo, mostrando anche le tensioni domestiche, le difficoltà e i successi di una coppia che ha saputo guardare il mondo con occhi diversi.

Non mancano le delusioni, i momenti critici, le perplessità, come la mancata attribuzione del Pritzker Prize a Denise Scott Brown nel 1991, quando il premio venne assegnato soltanto a Venturi, nonostante la loro collaborazione in simbiosi. Orgoglioso di ricevere il premio lui, delusa e amareggiata lei.

Un fotogramma dopo l’ altro, si intuisce che la loro visione globale ha lasciato un’impronta decisiva nel pensiero architettonico mondiale, attraverso testi fondamentali come Complexity and Contradiction in Architecture e Learning from Las Vegas.

Il regista, costruendo con intimità il loro quotidiano, trasmette con naturalezza la loro sinergia intellettuale: il lavoro di Venturi non è un semplice documentario d’archivio, ma è un ritratto del sodalizio che ha riletto l’architettura americana e ha permesso allo sguardo umano di riconoscere la bellezza nei vicoli, la molteplicità della prospettiva anziché la staticità della visione, in un incontro tra rigida teoria e guizzo creativo.

Il documentario di circa 85 minuti, realizzato in occasione del centenario di Robert Venturi, è accompagnato da una colonna musicale che attraversa decenni e generi, da Serge Gainsbourg a Thelonious Monk, da Don McLean ad Art Blakey.

Unico neo di questo lavoro accurato e sincero è l’eccessiva presenza di teorie architettoniche e di discussioni nel merito che prevedono una conoscenza pregressa dei principi base del settore. Si entra nel dettaglio, sviscerando nei meandri e nei cavilli di alcuni principi architettonici.

Stardust: a Story of Love and Architecture resta comunque un bel lavoro, pieno di spunti interessanti e capace di testimoniare la longevità di un rapporto romantico e professionale in grado di trasformare e di rinnovare la visione del mondo.


Stardust: A Story of Love and Architecture – Regia: Jim Venturi, Anita Naughton; sceneggiatura e montaggio: Anita Naughton; fotografia: Mead Hunt, Eddie Marritz;  produzione: Jim Venturi; origine:  Francia/Italia/Gb/Usa, 2025; durata: 85 minuti.

 

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