Di nuovo in sala: Giulio Regeni. Tutto il male del mondo di Simone Manetti

Per protestare contro l’assurda decisione del Mic di non concedere una sovvenzione al documentario, ripubblichiamo qui sotto la nostra recensione al film e il comunicato di Circuito Cinema.
“Circuito cinema riporta in sala il documentario Giulio Regeni – tutto il male del mondo di Simone Manetti. “Ci sono storie che vanno raccontate e immagini che continuano a interrogarci. Giulio Regeni: Tutto il male del mondo è una di queste. Un’opera necessaria, che riapre una ferita ancora viva e sostiene, con forza, la richiesta di verità e giustizia che la famiglia Regeni porta avanti da anni con dignità e coraggio. Per questo Circuito Cinema sceglie di riportare il film in sala: perché il cinema non è solo racconto, ma memoria condivisa, coscienza collettiva, responsabilità. A partire da questa settimana, le nostre sale tornano ad accogliere la storia di Giulio. Per non dimenticare. Per continuare a chiedere verità”.
Per la programmazione del film ecco il link:
https://www.circuitocinema.com/film/giulio-regeni-tutto-il-male-del-mondo/


Se a dieci anni dal ritrovamento del corpo martoriato  e senza vita di Giulio Regeni, il 3 febbraio del 2016 lungo i bordi di una strada statale nei pressi de Il Cairo, non si è ancora giunti ad avere una sentenza  per coloro i quali sono stati identificati come i mandanti e gli esecutori del suo omicidio, ovvero quattro alti funzionari del governo egiziano, è necessario che quel fatto continui ad essere raccontato dal cinema con vividezza, pregnanza, rigore. Si tratta forse del più deliberato, continuativo e feroce atto di arresto, sequestro, tortura e infine assassinio di un cittadino europeo in un paese di lingua araba, geograficamente cosi vicino e cosi relazionato dal punto di vista interculturale, economico e commerciale all’Italia. E il documentario diretto da Simone Manetti e scritto da Emanuela Cava e Matteo Billi, ne mette subito a fuoco la portata del significato tragicamente emblematico per comprendere la situazione in cui è precitata la situazione politica e sociali di Stati tanto prossimi e compromessi con un Occidente che negli ultimi, tra opportunistica rimozione a e debolezza delle proprie strutture democratiche, ne sta minacciosamente acquisendo i tratti di arbitrarietà e repressione.

Tutto il male del mondo è infatti l’espressione con cui Paola Regeni sintetizza il sentimento provato di fronte alla vista del viso deturpato e rimpicciolito del figlio; un ridimensionamento talmente accanito e brutale da concentrare su di sé una quantità di crudeltà intollerabile e inimaginabile per  un solo essere umano; la consapevolezza di come non mai, nelle parole asciutte e laceranti di una madre, negli occhi illuminati dal pudore di pronunciale e dalla dignità di farsi ascoltare, nella sua espressione scavata e tenace, il volto umano rappresenti veramente una soglia invalicabile oltre la quale la pietas diventa empietà. Uno scarto abissale rispetto all’ultima foto di Giulio che ha continuato e continua a girare, quella di un ricercatore universitario di ventotto anni con un sorriso aperto e generoso, spinto da un desiderio di studiare e di conoscere sul campo una situazione complicata come quella dell’Egitto uscito da poco da un regime, quello di Hosni Mubarak, per entrare in una situazione di ulteriore instabilità, fino ai giorni della dittatura militare di Abdel Fattah al-Sisi. Il 25 gennaio, il giorno in cui Regeni è stato rapito, si era infatti festeggiato il quinto anniversario della caduta di Mubarak e al tempo stesso, nel crocevia di contraddizioni e di contrappassi aperto dalla fine delle cosiddette primavere arabe, si contestava l’attuale regime. Un misto di esaltazione e di paranoia che Manetti non traduce solo sul piano della ricostruzione degli eventi storici ma scegliendo di utilizzare come struttura e filo portante del racconto, dal punto di vista visivo e uditivo, le immagini filmate con una videocamera nascosta da Mohamed Abdallah, il leader del sindacato degli ambulanti, durante un incontro con Giulio alcuni giorni prima che sparisse; l’uomo era infatti il contatto principale per le informazioni che Regeni stava raccogliendo ai fini della sua ricerca per l’Università di Cambridge sulla condizione dell’associazionismo e dell’attivismo per il riconoscimento dei diritti civili in Egitto. Abdallah lo aveva invece denunciato come possibile spia dei servizi segreti e sobillatore di moti rivoluzionari contro il regime, per ottenere dei favori e dei vantaggi da parte delle autorità locali.

Giulio Regeni. Tutto il male del mondo

E nella visione scomposta e maldestra di questo delatore è possibile veder emergere il senso delle parole che a un certo punto Alessandra Ballerini, l’avvocata di parte civile della famiglia Regeni, si sente dire dai suoi corrispettivi colleghi egiziani che la invitano a desistere dal cercare di ricostruire una verità rispetto a quell’assassinio. In una dittatura instauratasi con la prevaricazione e la repressione, salta qualsiasi forma di rintracciabili di criterio, e qualsiasi minaccia anche presunta viene maggiormente tenuta in considerazione della vita umana, ridotta veramente al grado zero della sua integrità valoriale e della sua stessa esistenza fisica. Questa mancanza di tenuta etica, di centratura e di coscienza è contenuta dentro le “riprese” effettuate random dal delatore Abdallah che non riesce a inquadrare neanche precisamente Giulio, e, non essendo in grado di spegnere la videocamera, continua a tenerla accesa anche dopo averlo congedato, svelando la continuità con un sistema di pedinamento e di controllo permanente ed endemico dei soggetti segnalati e attenzionati. Così questo punto di vista randomico e a un certo punto non più intenzionale, riproduce – meccanicamente da un punto di vista tecnico e inconsciamente da quello di vista umano – la panottica percezione di una Stato paranoicamente identificatosi in una focaultiana istituzione totale talmente introiettata nei totalitarismi dal cittadino carcerato e carceriere da non rendersi più conto di quanto e di quando si sta osservando e di quanto e di quando si è osservati. Giuridicamente, quasi un paradosso del concetto di  prova e di testimonianza a carico o a discarico, visto che il governo egiziano, ovviamente restio e omettente nel collaborare con le indagini degli investigatori  italiani, nel momento in cui mette a disposizione il filmato di Abdallah non si rende conto che vi è un’introduzione e una coda durante le quali il sindacalista corrotto continua a parlare e a dare informazioni che lo compromettono senza rendersene conto; quando, nelle intenzioni di chi lo aveva equipaggiato e rozzamente istruito, quel video avrebbe dovuto rappresentare l’evidenza della coinvolgimento di Giulio con i servizi segreti (e dalla quale emerge al contrario la sua correttezza e serietà davanti al tentativo di manipolazione del suo interlocutore).

Giulio Regeni. Tutto il male del mondo

Sempre parlando di potere e di manipolazione è impressionante la sfilata di ex ministri, capi di governo, rappresentati della politica italiani chiamati a testimoniare al processo e gradualmente ritiratisi, dopo un iniziale, dovuto e forte gesto di indignazione (il richiamo dell’ambasciatore italiano di fronte alla non collaborazione e ai depistaggi delle autorità egiziane), in un silenzio connivente per ragioni di interesse prettamente commerciale ed economico. Le stesse, per intenderci, per cui ad alcuni paesi è lecito imporre sanzioni e ad altri no, laddove l’abbandono da parte dello Stato e dell’Europa di un figlio della sua migliore gioventù, quella capace di occuparsi con i propri strumenti e le proprie capacità dei problemi delle popolazioni più abusate e abbandonate, viene trattato come una sorta di prezzo da pagare per mantenere buone relazioni diplomatiche (il nostro ambasciatore verrà poi rimandato a Il Cairo, con la giustificazione di un’ inconsistente cooperazione nelle investigazioni). Non si percepisce mai, però, un senso di resa o di rassegnazione da parte dei destinatari di questo atto atroce, ovvero Claudio e Paola Regeni: di fronte alla desolante panoramica notturna di una città straniera schiacciata dal peso della delazione, della persecuzione e del terrore, il loro agire a testa alta, pubblicamente, comunitariamente (Manetti decide di riprendere le loro dichiarazioni con un taglio laterale e in secondo piano, a indicarne l’evidenza e la forza delle parole a prescindere da qualsiasi inquadratura o posizione) trasforma il dolore e la rabbia in un segno morale: la solarità e la vitalità di un sorriso nel giallo corposo di uno striscione portato dalle mani della società civile. VERITÀ PER GIULIO REGENI.

In sala dal 2 febbraio 2026.

Di nuovo in sala dall’aprile 2026.


Giulio Regeni. Tutto il male del mondo; regia: Simone Manetti; sceneggiatura: Emanuele Cava, Matteo Billi; fotografia: Gianluca Ceresoli; montaggio: Enzo Pompeo; musica: Piernicola Di Muro; produzione: Agnese Ricchi, Mario Mazzarotto, Domenico Procacci, Laura Paolucci in collaborazione con Sky e con 5/6, Percettiva, Hop Film, Wider Studio; origine: Italia, 2026; durata: 100 minuti; distribuzione: Fandango.

 

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