Heartless – senza cuore di Nara Normande e Tião

  • Voto


È noto che il posto di vacanza funga da topos che investe, deforma e intensifica i destini sentimentali dei villeggianti. C’è tutta una tradizione francese, dalla Balbec di Proust, alle plages di Rohmer, dove si raccontano le intermittenze del cuore dei protagonisti, quasi sempre adolescenti o poco più; intermittenze che col ritorno alla vita quotidiana paiono ritrarsi e sfumare, in qualche modo risolversi, proprio come le onde che si frangono a riva. Heartless – senza cuore  (in originale Sem coração) di Nara Normande e  Tião, segue questo schema. Protagonisti sono dei ragazzi e delle ragazze molto diverse tra di loro che popolano le spiagge tropicali del Brasile, nel 1996. Il film è stato presentato nella sezione “Orizzonti” del passato Festival di Venezia, ed è il sequel di un cortometraggio omonimo del 2014, premiato alla “Quinzaine des Réalisateurs”, col quale condivide  gli ambienti e i colori e la protagonista, Eduarda Samara.
In Heartless si percepisce subito una calda unione tra i membri di questo gruppo così eterogeneo e spurio, dove accanto ai fratelli “borghesi” Tamara e Vitinho, scorrazzano dei ragazzi di vita di pasoliniana memoria, a modo loro romantici e filosofi, alcuni, come “il biondo”, addirittura provenienti dal carcere minorile, e altri, appena più moderati ma comunque pronti a borseggiare i facoltosi turisti della zona.

Tamara, che comincia a scoprire la propria attrazione verso le donne vedendo dei filmini hard, s’innamora di “Senza Cuore”, una pescatrice già adulta che per arrotondare si prostituisce proprio con i maschi del gruppo. Alcuni di questi ultimi, del resto, cominciano a provare attrazione verso il proprio sesso, e scoprono, per usare un termine in largo uso oggi, la fluidità dei corpi e dei desideri. I protagonisti si muovono sulla costa del nordest del Brasile, in contesti socialmente complicati dominati da barriere sociali, corruzione e dispersione scolastica.
Probabilmente Heartless finirà per far parte delle sezioni “queer” delle piattaforme più attente alle nuove forme di realismo, al cinema LGBTQ+ e ai teen drama. La scoperta del proprio piacere, cioè l’autocoscienza, è un grande momento della vita ed è sempre difficile restituirlo allo spettatore: perché è cosa allo stesso tempo molto alta ma che può imbarazzare e cadere rapidamente nel kitsch, nel melò. Così non è in Heartless, dove il filtro di una straordinaria sensibilità femminile e femminista (riferimenti espliciti della regista sono al cinema di Lucrecia Martel, Alice Rohrwacher, ma anche Celine Sciamma) riesce a trattenere in qualche maniera morale anche le scene più immediate, brutali e rudi da un loro degradamento estetico: insomma sono scene che non scadono nella violenza e nell’arbitrio del rappresentato.

Questa forza crediamo sia dovuta al legame che alcune sequenze hanno implicitamente nel film: esse, in qualche modo, fungono da segni, da connettori. Così, l’amore di Tamara per la pescatrice “Senza Cuore” (Duda è il vero nome, lo si scopre alla fine), che comincia davanti a un film pornografico piuttosto insulso, prosegue con la confessione alla madre: “Ho paura di vivere qualcosa…” e che termina con lo sfiorarsi le mani, in una meravigliosa scena durante l’incredibile, e crudele, “pesca delle triglie”. La dissolvenza quasi panica delle protagoniste con lo specchio di mare, lo schizzare dei pesci e il viavai di frammenti luminosi, oltre alla fantasmagoria sonora rendono l’innamoramento, questo misterioso fenomeno, visibile.
Ha raccontato Normande che il film ha avuto molti rallentamenti, dovuti alla pandemia e al governo di Bolsonaro che ha congelato i finanziamenti. La rappresentazione di una natura ancora fraterna, nella quale e con la quale sia ancora possibile vivere in armonia, in un momento tragico per il pianeta e in particolare per il Brasile, contiene forse più di un elemento utopico e speranzoso. In questo senso è Duda a incarnare al meglio questa speranza, nel suo omologarsi e confondersi col mare e coi pesci. E’ significativa, e anche parzialmente didascalica, la rappresentazione, giocata tutta sui corpi, che viene data di un gruppo di turisti ai quali Duda va a vendere a domicilio il pescato: essi sono rinchiusi in una grande villa moderna, sono flaccidi e grassi, ai bordi di una piscina piatta; e blaterano sillabe lentamente, ebbri di alcol e forse ancor più di quel mortifero modo di attraversare i luoghi totalmente reificato, lontano da ogni passione o gioia, da ogni scoperta e da ogni viaggio.
Insomma Heartless è un film da vedere al di là di qualche perplessità sulla gestione molto libera della scrittura: non sempre la caratterizzazione dei personaggi è totalmente riuscita, a parte forse il ragazzo più problematico del gruppo, il “biondo”, e le due protagoniste. Ma la regia ellittica, il simbolismo misurato e il senso politico e di urgenza che emergono da questo film, niente affatto conciliativo – anzi, tragico nel finale – rendono quest’opera, primo lungometraggio della regista, che in passato ha esplorato anche il terreno dell’animazione, meritoria di attenzione e di visione.

In sala da giovedì 23 novembre 2023


Heartless – Senza Cuore (Sem coração)– Regia e sceneggiatura: Nara Normande, Tiao; montaggio: Isabelel Manquillet, Juliana Munhoz, Eduardo Serrano; scenografia: Thales Junqueira; interpreti: Maya de Vicq, Eduarda Samara, Maeve Jinkings, Kaique Brito, Eules Assis, Erom Cordeiro; produzione: Emilie Lasclaux, Damien Megherbi, Kleber Mendonca Filho, Justin Pechberty, Nadia Trevisan; origine: Francia/Brasile, 2023; durata: 91 minuti; distribuzione: Nefertiti Film.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *