Her Private Hell. Voto **(*). Dopo un decennio di assenza dal grande schermo, Nicolas Winding Refn torna con un thriller fantascientifico visivamente curato ma privo di reale interesse narrativo, una sorta di delirio che sembra costruito apposta per confondere, senza successo, lo spettatore piuttosto che per raccontargli una storia. Presentato Fuori Concorso allo scorso Festival di Cannes.
I primi due personaggi in cui ci imbattiamo sono Elle e Hunter, e forse non è un caso che mi siano venute in mente le due riviste di moda nostrane, memore com’ero di The Neon Demon, film di Nicolas Winding Refn incentrato proprio sul quel mondo.
Il celebre regista danese torna dietro la mdp dopo un decennio di assenza dal grande schermo, seguito proprio a quel forse deludente film del 2016. Il neon ricorre spesso in Her Private Hell e diventa parte integrante della sua identità visiva, insieme alla fotografia e alla nebbia che avvolge la metropoli. Refn costruisce così un universo fortemente stilizzato, sospeso tra cinema noir, fantascienza e suggestioni da fumetto
Ambientato in una metropoli futuristica avvolta da una nebbia misteriosa, Her Private Hell segue Elle (Sophie Thatcher), giovane star del cinema, mentre nella stessa città un soldato americano, Private K (Charles Melton), cerca disperatamente la propria figlia scomparsa. Le loro strade si incrociano mentre una figura enigmatica e sinistra, nota come Leather Man, semina il terrore tra le vie della città, dissolvendo progressivamente i confini tra passato e presente, memoria e destino. Completano il cast Havana Rose Liu, Kristine Froseth, Shioli Kutsuna, Aoi Yamada, Dougray Scott, Diego Calva e Hidetoshi Nishijima.
Her Private Hell è una sorta di delirio un po’ quanto lo è stato– ma molto meglio – Megalopolis (2024) di Francis Coppola, con richiami ai film di Rodriguez e Miller come Sin City (2005) e a The Fog (1980) di John Carpenter. Similmente all’herzoghiano Bucking Fastard, da poco visto in Concorso alla Mostra di Venezia, anche qui c’entrano le volpi, anche se non sono quelle di Lars von Trier in Antichrist (2009).
Di caos, qui, come si accennava, ce n’è parecchio, ma non è il tipo di caos da cui si può estrapolare una qualche complessità, vista l’estrema prevedibilità di ogni evento. È piuttosto quello che il regista costruisce apposta per confondere le acque. Refn ci vuole buttare del fumo negli occhi, o forse sarebbe meglio dire della nebbia, in cui ci piacerebbe scaraventarci dentro anche Max Kleinman, il protagonista di Ombre e nebbia (1991) di Woody Allen e interpretato dallo stesso attore.

Her Private Hell può lasciare spiazzati per la sua struttura e per il modo volutamente enigmatico in cui procede, ma proprio questa dimensione sospesa permette a Refn di concentrarsi sulla messa in scena e sull’atmosfera. Il film trova i suoi momenti più convincenti nelle immagini e nelle sequenze d’azione, dove la cura formale emerge con maggiore evidenza. Di fatto, il suo aspetto migliore sono le botte che dà e riceve il protagonista, il soldato Private K, il quale parrebbe essere uscito da un poster di propaganda sovietica, mentre alcune coreografie, invece, sembrano quelle del coreano Old Boy (2003) di Park Chan-wook.
Ma a parte ciò, Her Private Hell sembra non offrire molto di più per suscitare un vero interesse nel suo spettatore. L’unica cosa che ci spingerebbe a guardarlo con interesse fino alla fine, tra una sequela di immagini ben fatte, dialoghi pessimi e tante vacuità diffuse, è la scommessa interiore di scoprire se si sia davvero capito dopo i primi quindici minuti di visione che cosa si voleva raccontare – con, comunque, la nota positiva che tutti i reparti tecnici del film hanno lavorato in modo eccellente. È evidente, insomma, la cura con cui il regista ha costruito l’universo visivo di questa pellicola, un elemento che resta tra i suoi aspetti più interessanti, peccato per tutto il resto.
In un’intervista Refn ha raccontato di aver realizzato questo lavoro anche con l’intento di creare qualcosa che un’intelligenza artificiale non potesse replicare. Curiosamente, il risultato mi sembra ottenere quasi l’effetto opposto: per accumulo di suggestioni, personaggi archetipici, immagini patinate e svolte narrative che sembrano generate mettendo insieme riferimenti diversi, Her Private Hell finisce talvolta per dare proprio l’impressione di un film concepito da un’intelligenza artificiale che abbia imparato il cinema di Refn, di Carpenter, di Miller, di Rodriguez, di Lynch, di Argento e così via, senza però riuscire a trasformare tutti questi elementi in qualcosa di davvero unico.
In Her Private Hell si afferma che l’amore sia quanto di più forte esista, capace di resistere al tempo e persino alla morte. Ripensando a questo film, l’unica citazione sull’amore che ci viene in mente è proprio una di Ombre e nebbia: “C’è un unico tipo d’amore che regge: l’amore non corrisposto. Ti resta addosso per sempre”.
In sala dal 1 ottobre 2025.
Her Private Hell – Regia: Nicolas Winding Refn; sceneggiatura: Nicolas Winding Refn, Esti Giordani; fotografia: Magnus Nordenhof Jønck; montaggio: Matthew Newman; musiche: Pino Donaggio; interpreti: Sophie Thatcher, Charles Melton, Havana Rose Liu, Kristine Froseth, Shioli Kutsuna, Aoi Yamada, Dougray Scott, Diego Calva, Hidetoshi Nishijima; produzione: Nicolas Winding Refn per Neon, byNWR Originals; origine: Stati Uniti/Danimarca, 2026; durata: 110 minuti; distribuzione: Mubi.
