Ink. Voto ***. Un roboante thriller biografico a sfondo giornalistico dove si racconta, a partire dalla vicenda del tabloid inglese “The Sun”, il mutamento antropologico del modo di fare l’informazione ieri (fine anni Sessanta) ma con tante conseguenze oggi.
Reduce da 28 anni dopo, Danny Boyle apre il Concorso 2026 della Mostra del cinema e ringrazia per l’onore e la stima che gli è stata accordata dalla Biennale- Cinema a cui partecipa per la prima volta. Il suo non è un horror post-apocalittico come il precedente film – cambia completamente il genere – ma un pizzico di horror e di follia resta comunque, insieme, ovviamente, all’inconfondibile stile del regista inglese ultracinetico, clippeggiante e contraddistinto da una colonna musicale audio ad altissimo volume. C’è a chi piace e chi no, ognuno è libero di scegliere…
Nella sua ultima opera, il filmmaker di Manchester (classe 1956), diventato celebre esattamente trent’anni fa con Trainspotting, ha trasformato l’omonima fortunata opera teatrale (2017) di James Graham (che firma anche la sceneggiatura), intitolata come il film Ink, in un travolgente thriller biografico a sfondo giornalistico. In esso si svela la nascita del sensazionalismo moderno nei media e nell’informazione attraverso la storia dell’acquisizione del quotidiano londinese “The Sun” nel 1969 da parte di un giovane, rampante magnate australiano di nome Rupert Murdoch.
Ink è più o meno tutto nella sequenza inziale dove si incontrano e si confrontano i due protagonisti della vicenda con la loro straordinaria (almeno all’inizio) alchimia di intenti. Da una parte troviamo Guy Pearce che tratteggia un affamato e spietato editore australiano Rupert Murdoch che si affaccia nella Londra di fine anni Sessanta e che rappresenta tout court il business; dall’altra Jack O’Connell che interpreta con grande bravura il giornalista Larry Lamb a cui viene chiesto di fare il salto a Direttore, stravolgendo però le tradizionali regole della stampa inglese per assecondare i desideri più viscerali e reconditi del pubblico operaio e popolare. Così si disquisisce sulle cosiddette “Five Ws”, le cinque regole del giornalismo (Who, What, Where, When e Why) per arrivare alla conclusione di fare un nuovo tabloid ultrapopolare che non si occupa di informare il lettore ma di occuparsi di cosa piace a quello stesso lettore. Un completo rovesciamento della morale, dunque, con Mefistofele/Murdoch che tenta e seduce Faust/Lamb, anche se poi alla fine (ma non lo spolieriamo al nostro lettore) accadrà qualcosa di veramente diverso.
In un mondo maschile e anche parecchio maschilista, malgrado fossimo già in epoca 68’ e dintorni, il punto di vista femminile è rappresentato infine dalla figura di finzione di Jules Davies (Claire Foy) che ispirata alla celebre giornalista Joyce Hopkirk incarna un po’ il personaggio simbolo di diverse donne che hanno lavorato a Fleet Street, la storica strada, celebre, in tutto il mondo per essere stata nei secoli la sede e il cuore pulsante dell’editoria e della stampa anglosassone.
La storia di Ink è dunque quella di un giornale in decadenza che viene risollevato e rinasce a nuova vita tra diverse difficoltà (anche di tipo sindacale) dall’intervento della coppia Rupert

Murdoch/Larry Lamb sino al turning point fondamentale della vicenda quando per errore viene rapita Muriel McKay, moglie di Alick McKay Vicepresidente Esecutivo del giornale e vice di Murdoch, scambiata dai rapitori per la moglie dello stesso tycoon. A questo punto le carte in tavola cambiano in un corto circuito morale che porterà a delle conseguenze… Sino all’epilogo negli Ottanta dove i destini dei due protagonisti si divideranno.
Supportato dalla colonna sonora martellante di Daniel Pemberton e dalla eccellente fotografia di Alwin H. Küchler, Danny Boyle infonde alla narrazione di Ink un ritmo forsennato che lo allontana dal classico film biografico o di storie di giornalismo, trasformando la redazione del “Sun” in un vero e proprio campo di battaglia etico sulla base soprattutto del dialogo di stampo teatrale ereditato dalla pièce originale. I dialoghi serrati e ritmici di Graham rimangono il cuore pulsante di Ink, ma il montaggio serrato insieme all’uso reiterato dei primi piani o di inquadrature sghembe servono ad esaltano l’intensità psicologica dello scontro/incontro tra Rupert Murdoch e Larry Lamb.
Oltre che per l’interpretazione, Ink convince certo per la sua intensità e la capacità di mostrare, senza troppi sconti, il momento sociologico esatto quando l’informazione in Inghilterra (ma anche altrove) ha cambiato volto per sempre, sino ad arrivare oggi. Come ha affermato lo stesso regista: «Ben prima di Fox News, del clickbait e di Truth Social; decenni prima di Twitter, Facebook, Google e OnlyFans, questi due uomini hanno dato vita a un nuovo tabloid che, contro ogni previsione, è diventato il giornale più venduto al mondo».
Se ciò è vero, tuttavia da una prima visione, l’inchiostro di Ink ci è sembrato meno efficace, un poco scolorito nel mostrare e approfondire dentro un thriller psicologico focalizzato sull’ossessione e sul potere, i risvolti politici generali di tutta vicenda. Forse ci saremmo aspettati altro, comunque qualcosa di più sul senso etico di quello che la vicenda del “The Sun”e dei suoi protagonisti ha lasciato dentro la Storia dell’informazione.
Ahimè – altri tempi! – Ink non possiede, certo l’aggressività o la forza, per esempio, né di un Tutti gli uomini del presidente (1976) di Alan J. Pakula né di Quinto potere di Sidney Lumet. Ma comunque resta un film su cui, lasciata la sala abbastanza frastornati, vala la pena di rifletterci sopra e porsi degli interrogativi, Il che non accade spesso nei nostri giorni.
Ink – Regia: Danny Boyle; sceneggiatura: James Graham; fotografia: Alwin H. Küchler; montaggio: Fin Oates; effetti visivi: Jake Green, Sean Power; musica: Daniel Pemberton; scenografia: Carson McColl, Gareth Pugh; interpreti: Jack O’Connell, Guy Pearce, Claire Foy; produzione: Danny Boyle, Tracey Seaward, House Productions (Tessa Ross), Media Res (Michael Ellenberg), Studiocanal (Anna Marsh, Ron Halpern, Joe Naftalin, Sudie Smyth), Tonia Davis, Zoe Edwards, James Graham; origine: Gb/ Francia/ Usa, 2026; durata: 116 minuti; distribuzione: Lucky Red.
