Io Capitano di Matteo Garrone (Leone d’argento per la migliore Regia e premio Mastroianni per il miglior attore emergente a Seydoux Sarr)

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«Io Capitano nasce dall’idea di raccontare il viaggio epico di due giovani migranti senegalesi che attraversano l’Africa, con tutti i suoi pericoli, per inseguire un sogno chiamato Europa» (Matteo Garrone).

Non è la prima volta, certo, che il cinema italiano si occupa dello spinoso tema dei migranti e delle loro odissee per tentare di raggiungere la tanto agognata Europa, pensiamo, ad esempio, al recente Tolo Tolo (2020) di Checco Zalone, ovviamente in una chiave tutta diversa (ma a ben vedere, poi, non tanto così diversa).

Volutamente narrato da un punto di vista non italiano come invece faceva  Checco Zalone tramite la presenza di un giovane disoccupato pugliese da lui stesso interpretato, l’ultima opera di Matteo Garrone – un regista che notoriamente ama e si industria a cambiare ogni volta genere di film – qui elabora delle testimonianze vere per descriverci il viaggio disperato di due giovani migranti senegalesi, Seydou (Seydou Sarr) e Moussa (Moustapha Fall), attratti dall’ingannevole sirena del mitico occidente consumista. Sono assolutamente sconsigliati a compiere questo passo da un vecchio e saggio amico fabbro che li invita a restare a casa, ma i due che sono cugini rimangono nella loro idea. E così abbandonano una Dakar descrittaci in una maniera piuttosto, anzi troppo, folkloristica dove, in effetti, non sembrerebbe affatto che la gente se la passi così male, anzi il contrario: ci vengono presentati  come molto felici nel loro habitat, nei loro costumi e usanze tradizionali.

A questo punto, dopo un inizio parecchio stentato e poco promettente, il film di Garrone prende corpo in uno stile fortemente realistico (a parte alcune derive e spunti sognanti e poetici) per avventurarsi in un tunnel molto periglioso, un autentico incubo nel deserto tra ruberie, arresti e maltrattamenti della polizia. Ma, malgrado tutto, si potrà raggiungere Tripoli come tappa intermedia prima del gran finale. Questa, in effetti, risulta essere, nell’economia generale dell’opera, la parte più affascinante e visivamente brillante di Io Capitano.  Il cocciuto ma intraprendente Seydou, allora, è tentato da un’ulteriore avventura, dall’ultimo grande balzo verso l’Europa che lo stesso trailer del film ci fa vedere, forse rivelando troppo l’effetto sorpresa della conclusione. Il ragazzo, da improvvisato capitano (come da titolo), guida una barca di migranti che si avventura nel mare verso l’Italia.

Un momento sognate del film

Non siamo molto convinti che Matteo Garrone abbia qui realizzato il suo film migliore, il tema è certamente nobile ma la narrazione, a tratti pur commovente, procede,  senza particolare  suspence, anche quando ci descrive le continue forche caudine a cui gli emigranti sono costretti a sottostare, tra ricatti di loschi trafficanti e angherie poliziesche e mafiose di ogni tipo.

A questo punto scatta automatico il confronto con un altro film presentato in Concorso e su cui torneremo e cioè Green Border della polacca Agnieszka Holland che ci racconta di altri orrori e di altri migranti al confine tra la Bielorussia e la Polonia. Ma con tutt’altra, più potente forza drammatica rispetto al “controcampo” tentato dal regista romano che ci espone gli eventi del lungo viaggio dal punto soggettivo di chi li ha tragicamente vissuti, dando, per così dire, a loro in mano il timone della macchina da presa. Da apprezzare, comunque, il coraggio del fatto che Io capitano uscirà dal 7 settembre, come lo si è visto alla prima veneziana, non doppiato, nella lingue originali con cui è girato: in wolof e in francese. Molto apprezzabile, e già per questo un film consigliabile.

P.s.:Io capitano ha vinto il Premio Pasinetti conferitogli dai Giornalisti Cinematografici (SNGCI) che lo hanno scelto tra tutti i film italiani presentati in Concorso e nelle diverse sezioni della Mostra 2023.

 In sala dal 7 settembre


Io capitano Regia: Matteo Garrone; sceneggiatura: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Massimo Ceccherini, Andrea Tagliaferri; fotografia: Paolo Carnera; montaggio: Marco Spoletini; musiche: Andrea Farri; scenografia: Dimitri Capuani; interpreti: Seydou Sarr, Moustapha Fall, Issaka Sawagodo, Hichem Yacoubi, Doodou Sagna, Khady Sy, Bamar Kane, Cheick Oumar Diaw; produzione: Archimede, Rai Cinema, Tarantula, Pathé Films; origine: Italia/Belgio, 2023; durata: 121 minuti; distribuzione: 01 Distribution.

 

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