La Petite di Guillaume Nicloux

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Joseph ha una passione: lavora il legno e ama gli oggetti belli, antiquariato pregiato che abita lo spazio rendendolo luminoso. L’uomo è concentrato nel suo studio, il capo chino, la mano in azione: squilla il telefono ripetutamente, insistendo fino a diventare estenuare per l’udito. La telefonata è una di quelle che non si dimenticano, che segnano uno spartiacque tra il prima e il dopo: suo figlio Emmanuel e il suo compagno Joachim sono morti in un incidente aereo.

Joseph (magnificamente interpretato da Fabrice Luchini) e Aude (Maud Wyler), sua figlia, si recano in un ospedale pieno di altri parenti delle vittime, un luogo dove nessuno vorrebbe trovarsi mai. Lì incontrano i genitori del compagno che hanno un approccio al lutto tutto diverso dal suo: il dolore in alcuni casi divide invece di unire. La coppia omosessuale stava per avere un bambino da una madre surrogata in Belgio: per Joseph la creatura in gestazione è il collegamento più forte col figlio perduto col quale negli ultimi tempi non aveva avuto buoni rapporti.

Da qui parte La Petite, film delicato e gentile come il suo protagonista. La grazia con cui sviluppa le sfumature di un padre quasi settantenne che si confronta direttamente con la morte e con la vita, contro tutti coloro che gli sono attorno che cercano di dissuaderlo dalla ricerca della donna che custodisce in grembo il seme di suo figlio, è rara nel cinema.

Joseph contro il parere di tutti si impunta e si reca in Belgio in macchina alla ricerca della madre surrogata di suo nipote, sangue del suo sangue, senza informazioni tranne un nome e che la ragazza lavora in un noleggio di biciclette, ignorando che a Gand tutti si muovono su quattro ruote. L’avventura sembra senza speranze e invece condurrà a una serie di incontri e movimenti, spostamenti di emozioni in una gamma che va dall’inconsapevole alla confidenza, gravitando tra un canale e l’altro della cittadina belga.

Joseph diviene conteso e apprezzato: all’inizio soffriva di dolori articolari per via di una postura erronea durante il lavoro manuale, si contorceva di dolore sotto le mani della figlia fisioterapista, più si va avanti e più l’uomo di mezza età acquista forza e senso di sé, sicurezza e fascino raggiungendo obiettivi all’apparenza inarrivabili.

Un film che si muove nell’ordito di un sottotesto di amore colto nei dettagli, nei piccoli gesti, negli inciampi umani che compongono personalità differenti, che non sono sempre tutto bianco o tutto nero.

Una regia delicata (Guillaume Nicloux) accompagna lo sviluppo cauto e non didascalico delle scelte che si compiono ogni giorno nella vita quotidiana, che necessitano di coraggio e capacità di abbandono, di assertività ma pure di audacia di lasciare andare. La Petite è una pellicola che fa venir voglia di osare nelle piccole, come nelle grandi, cose.

In sala dal 18 gennaio 2023


La PetiteRegia e sceneggiatura: Guillaume Nicloux; fotografia: Yves Cape; montaggio: Guy Lecorne; interpreti: Fabrice Luchini, Mara Taquin, Maud Wyler, Juliette Metten, Veerle Baetens, Sandrine Dumas, Anne Consigny; produzione: Sylvain Monod, Bastien Sirodot, François Kraus, Denis Pineau-Valencienne; origine: Francia, 2023; durata: 93 minuti; distribuzione: Movies Inspired e Circuito Cinema.

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