Festival di Venezia (2- 12 settembre 2026): La ragazza con la Leica di Alina Marazzi (Orizzonti – Film d’apertura)

La ragazza con la Leica. Voto ***. Liberamente tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice italo-tedesca Helena Janeczek, la biografia di Gerda Taro, pioniera del  fotogiornalismo mondiale durante la Guerra civile spagnola, attraverso l’uso della fotocamera Leica concepita non solo come mezzo espressivo ma soprattutto quale una vera e propria arma di lotta politica antifascista.

La ragazza con la Laica

È vero che negli ultimi tempi sono un po’ aumentate le coproduzioni italo-tedesche – un esempio virtuoso è Le città di pianura di Francesco Sossai – ma il caso di Alina Marazzi e del suo La ragazza con la Leica è più unico che raro. Ci spieghiamo subito: dopo essere stata una delle autrici più interessanti e promettenti all’inizio del terzo millennio con Un’ora sola ti vorrei (2003), questo suo ultimo film viene dopo una lunga pausa nel cinema di fiction dai tempi di Tutto parla di te (2012).

E con una caratteristica molto, assolutamente specifica: si tratta per La ragazza con la Leica di un film tedesco sia per argomento sia per l’interpretazione di tutto il cast (non c’è un solo attore italiano né una battuta nella nostra lingua), anche se poi – regia, sceneggiatura, montaggio, ecc. – si avvale di professionisti di casa nostra. Ah, ricordiamolo ancora: La ragazza con la Leica è liberamente tratto dall’omonimo romanzo biografico della scrittrice italo-tedesca Helena Janeczek pubblicato nel 2017 da Guanda e Premio Strega l’anno successivo. L’argomento sembra, comunque, assolutamente congeniale alla Weltanschauung dell’autrice milanese (ma naturalizzata svizzera) che ha avuto al centro del suo opus la soggettività femminile e le immagini e i detour della Memoria.

La ragazza con la Leica si apre e si chiude con un’immagine speculare forse fantasmatica, quella di una donna che cammina la sera sulla riva della Senna in un giorno, non a caso, molto specifico: il 14 luglio dell’anno 1937. La donna, veniamo subito a sapere, è Gerta Pohorylle, più conosciuta come Gerda Taro (Stoccarda, 1º agosto 1910 – Madrid, 26 luglio 1937), una giovane, coraggiosa (ma anche sino a pochi anni fa poco conosciuta) fotoreporter che sta trascorrendo le sue ultime ore a Parigi a celebrare la festa nazionale francese insieme al compagno Robert Capa (Aaron Altaras) e a un gruppo di amici esuli comunisti dalla Germania ormai diventata nazista dopo la presa del potere di Hitler nel 1933.

Gerda (Emilia Schüle) si sta preparando a ripartire per la Spagna a documentare con la sua Leika il fronte della Guerra Civile che stava già mettendosi al peggio per gli antifascisti e dove, qualche giorno dopo, morirà schiacciata da un carro armato nei pressi di Madrid durante le battute finali della battaglia di Brunete (6–25 luglio 1937).

La ragazza con la Leica è dunque lei e il film andando su e giù nel tempo con l’ausilio di un ricco materiale di repertorio e a sequenza di film come Kuhle Wampe (1932) di Slatan Dudow, L’Atalante (1934) di Jean Vigo o The Spanish Earth (1937) di Joris Ivens, vuole ricostruire la straordinaria esistenza della protagonista. Una vicenda che la vede nel suo attivismo politico comunista a Lipsia e nella sua fuga abbastanza rocambolesca dalla Germania all’avvento di Hitler fino alle fatidiche vicende dell’esilio parigino dove avviene l’incontro fondamentale e travolgente della vita – sia sotto l’aspetto sentimentale sia professionale – quello con il celebre fotoreporter Robert Capa che tutti o quasi, (compreso il sottoscritto) pensavano essere americano e che invece ungherese era: al secolo si chiamava Endre Ernő Friedmann (Budapest, 22 ottobre 1913) ed è morto nel dopoguerra su una campo di battaglia per compiere il suo mestiere nella provincia di Thái Bình, il 25 maggio 1954.

Dal loro incontro cambia per sempre la storia del fotogiornalismo mondiale attraverso l’uso pionieristico della macchina fotografica Leica concepita non solo come mezzo espressivo ma soprattutto quale una vera e propria arma di lotta politica. E così seguiamo – switchando tra le vicende dell’esilio parigino e le memorie del passato – il destino di una ragazza mossa da ideali incrollabili e che sceglierà di tornare a documentare l’orrore della guerra antifascista in Spagna andando incontro, purtroppo, ad una tragica e prematura morte, a soli ventisette anni, per difendere, in prima linea, la libertà e la democrazia.

La ragazza con la Leica
La vera Gerda Taro

Oltre a rendere giusto, doveroso omaggio alla memoria direi piuttosto poco nota, se non all’oblio di una grande pioniera della fotografia come Gerda Taro, la prima fotoreporter di guerra donna, La ragazza con la Leica tenta una narrazione visiva, di natura collagista in linea con le opere precedenti di Alina Marazzi. Così, come si accennava, si gioca su è giù nel tempo e si alterano i materiali di repertorio degli anni Venti e Trenta, scatti e sequenze di film in bianco e nero con una fotografia (di Manuel Alberto Claro) dai colori fortemente virati al rosso- arancione che vorrebbe ridare la patina del tempo come se fossero in 16 mm.

Tale sforzo di originalità visiva è quanto caratterizza in positivo La ragazza con la Leica insieme alla recitazione dei cast tedesco dove si segnala, oltre ai protagonisti, anche Luna Wedler che l’anno scorso proprio a Venezia aveva ricevuto il premio Mastroianni quali miglior attrice emergente per Silent Friend di Ildikó Enyedi ora in uscita con un anno di ritardo nelle sale italiane.

Quanto ci convince molto meno in La ragazza con la Leica, è, invece, una certa stentorietà nei dialoghi con frasi un po’ roboanti e filosofiche da parte dei protagonisti; o ancora la scelta della descrizione della vita degli esuli tedeschi quasi fossero dei bohème radical-chic ante literam.

Anche se ciò poteva essere una scelta  in parte (ma solo molto in parte) rispondente alla realtà della situazione di alcuni circoli di rifugiati antifascisti, anche se l’impianto antirealistico del film risulta subito evidente a favore di una narrazione da ballata sognante, La ragazza con la Leica, a tratti, rischia così di tramutarsi, quasi involontariamente, in un fotoromanzo patinato alla moda. Il che purtroppo inficia un po’ il risultato finale.


La ragazza con la Leica Regia: Alina Marazzi;  sceneggiatura: Alina Marazzi, Valia Santella; fotografia: Manuel Alberto Claro; montaggio: Ilaria Fraioli; musica: Dominik Scherrer; scenografia: Giada Calabria; interpreti: Emilia Schüle, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander, Thomas Schuber, Sebastian Schneider, Idan Weiss, Lia von Blarer, Hans-Christian Hegewald Jeremy Mockridge, Joel Basman; produzione: Marta Donzelli, Gregorio Paonessa e da Jonas Dornbach, Janine Jackowski, Maren Ade per Vivo Film, Komplizen Film, Rai Cinema, con il contributo del Ministero della Cultura, ZDF/Arte con il sostegno di Eurimages, Regione Lazio, Film Commission Torino Piemonte; origine: Italia /Germania, 2026; durata: 116 minuti; distribuzione: Bim Distribuzione.

 

 

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