Maigret, l’amore e la morte . Voto ***. Questa volta interpretato da Denis Podalydes (ottimo!), il più noto investigatore della narrativa francese è alle prese con un caso di omicidio nell’ambiente dell’aristocrazia parigina: un’antica passione impedita per loschi interessi da uno o forse più assassini. Per la regia dell’ex-critico dei “Cahiers du Cinéma” Pascal Bonitzer.
In Maigret – L’amore e la morte a dare corpo filmico al più celebre investigatore della narrativa francese, dopo quello impersonato da un massiccio e vigoroso Gerard Depardieu di quattro anni fa (Maigret, 2022 di Patrice Leconte), è Denis Podalydes, noto attore della Comédie-Française e quattro volte candidato al premio César. È lui il mattatore incontastrato del film scritto e diretto dal regista transalpino (autore due anni fa de Il quadro rubato) Pascal Bonitzer, che lo ha tratto dal romanzo del 1960 Maigret e i vecchi signori (Adelphi, Milano 2008) di George Simenon.
Con una recitazione intensa e asciutta, Denis Podalydes ci restituisce un protagonista concentrato, determinato e a tratti antipatico, che non si distrae dalle sue tacite elucubrazioni investigative neppure per la breve parentesi di un panino da consumarsi a pranzo con la sua squadra di collaboratori e collaboratrici, tra cui i fedeli Janvier e Lucas di letteraria memoria.
Scelto dal Ministero degli Interni, come agente particolarmente indicato per indagare “ in modo sensibile” nell’ambiente dell’aristocrazia parigina e dell’alta diplomazia francese, per il caso di omicidio di un anziano ambasciatore da sempre sentimentalmente e clandestinamente coinvolto con una nota principessa sposata ad un duca, Maigret si troverà a scavare nelle vite turbolente e nelle psicologie contorte dei parenti sia del defunto che dell’amata. Così dovrà interrogare ripetutamente chi sembra essere in possesso di tutte le informazioni utili per risolvere il caso, ovverosia la fedele governante del defunto, l’impenetrabile, imperscrutabile settantenne Mademoiselle Jaqueline Larrieux ( una brava Anna Alvaro), vera anima dell’indagine condotta in Maigret – L’amore e la morte.
Con interrogatori brillanti ed efficaci che puntano sempre in modo diretto al dato psicologico ed emotivo dei personaggi, scavando nella loro intimità senza ipocrisie e falsi pudori borghesi, questo Maigret non concede mai la tregua di un sorriso o di una parola solidale ai colleghi o ai testimoni coinvolti. Tutti sono ai suoi occhi dei possibili indiziati, ad eccezione di un giovane nipote della principessa, la cui testimonianza si rivelerà decisiva, e a cui il commissario concede un grazie finale per la scelta spontanea e coraggiosa di testimoniare.
Il commissario appare burbero, schivo e concentrato anche in compagnia dell’immancabile moglie, Madame Maigret, (Irene Jacob), che gli offre spontaneamente un contributo domestico alle indagini attraverso l’ascolto attento e le domande ficcanti, e che anche per questo nel finale meriterà da parte del noto poliziotto un amorevole abbraccio e un coniglio alle prugne cucinato per cena.
Maigret – L’amore e la morte ci offre dei rari ma affascinanti scorci parigini e degli interni ben scenografati, con un’ambientazione contemporanea da inizio anni Duemila, e non più negli anni ’60 del testo originale e ciò costituisce la vera novità di questo adattamento.
Sono gli anni Duemila scevri però dalla tecnologia già pervasiva sia negli ambienti comuni che in quelli professionali della polizia, che sembrano volere conservare un tipo di indagini vecchio stampo, che permettono, in Maigret – L’amore e la morte, al caro e noto commissario di non possedere neppure un telefono cellulare o un computer personale sulla propria scrivania.
Del resto, anche questo Maigret continua a presentarsi con il classico cappello Fedora e il cappotto spinato, come se dall’epoca del suo esordio nella narrativa contemporanea, tra il 1929 e il 1930, il tempo si fosse fermato, o lui fosse stato eternato nel mito.
Se alla grinta del protagonista – sia dell’attore sia del personaggio – il regista-sceneggiatore Pascal Bonitzer avesse unito anche taluni colpi di scena in più o qualche trovata di regia per rianimare un racconto già di per sé troppo letterario per essere visivamente avvincente, questo film lo avremmo raccomandato maggiormente anche ai non-appassionati delle opere del grande George Simenon.
E comunque a chi di voi andrà a vederlo, diciamo soltanto di evitare ogni vano confronto con il precedente Maigret di Patrice Leconte.
In sala dal 24 settembre 2026.
Maigret – L’amore e la morte (Maigret et le mort amoureux) – Regia e sceneggiatura: Pascal Bonitzer; fotografia: Pierre Milon montaggio: Monica Coleman; musica: Alexei Aigui; scenografia: Sébastien Danos; interpreti: Denis Podalydès, Dominique Reymond, Anne Alvaro, Manuel Guillot, Irène Jacob, Gaëtan Galliod, Laurent Poitrenaux, Micha Lescot, Julia Faure, Arcadi Radeff, Matthieu Lucci, Noël Simsolo; produzione: Said Ben Said per SBS Productions in coproduzione con Versus Productions; origine: Francia/ Belgio, 2026; durata: 80 minuti; distribuzione: Lucky Red.

ho apprezzato il film x le ambientazioni, scenografie ed i dialoghi.
la trama e infinitamente banale ed il colpo di scena finale del tutto inverosimile sia x la motivazione del suicidio che x gli “indizi”.
fon troppo ovvia, difatti, l’osservazione che il colpo mortale – in tesi sparato dalla medesima vittima – sarebbe dovuto essere x posizione e x “effetti” del tutto diverso da quello che compare nel film.
e cmq del tutto diverso, a sua volta, dagli altri.
si tratta di svarione “elementare” e che il vero Maigret, ma nemmeno uno studente di legge/criminologia alle prime armi avrebbe mai fatto.
Ho avuto l’impressione che la domestica Jaqueline nel finale manifesti un legame profondo nei confronti del nipote dell’ambasciatore. Una ripresa mostra il ritratto della madre dell’antiquario: è forse Jaqueline stessa da giovane?