Memoria del lampo. Voto ***(*). Dopo Giganti rosse (premiato come miglior doc al Festival di Torino del 2023), Riccardo Giacconi continua il suo lavoro sull’ascolto mostrando una volta di più quanto il potere dell’immaginazione possa travolgere al cinema lo sguardo. In tempi di “schermi infiniti”, in cui nulla sembra più poter prescindere dalle immagini (e/o dalla loro manipolazione), Memoria del lampo diventa un’esperienza antica e modernissima, lucidamente commovente. Presentato in anteprima alle “Giornate degli Autori” (Notti veneziane).
Sibilla (Sibilla Scinti Roger) giornalista radiofonica, torna in Memoria del lampo nel paese dal quale sua madre è fuggita tanti anni prima. Ci torna per realizzare un documentario sonoro sulla tragica morte di Gianna, uccisa dal branco a soli quattordici anni la notte del 21 giugno 1982, nel giorno della sagra paesana, all’alba di un’estate che sarebbe stata torrida. La Memoria del lampoè un segnalibro, si incide nella nostra testa e resta lì, intatta, una pietra miliare immobile nel tempo e nello spazio: rievocarla va oltre il recupero di un ricordo, significa ricostruire puntualmente quel momento della nostra vita, cosa stavamo facendo, dove eravamo, che profumo c’era nell’aria e che sapore aveva il gelato che stavamo mangiando.
La tragedia di Gianna ha paralizzato un borgo intero e il lavoro di Sibilla diventa presto un’indagine sulla dimenticanza: non si tratta di cercare nuovi indizi, ma di ricollocare fatti e persone dentro una collettiva rimozione. Con i suoi microfoni Sibilla cattura le voci e i suoni del presente per creare un ponte col passato: “dimenticare” ripeteva a se stesso l’assassino in Profondo rosso, ma i luoghi conservano tutto, restano in attesa di rievocarlo, si aggrappano come “solide ragnatele” anche quando lo scenario intorno crolla, si modifica, viene rimappato.
È il caso del paesino della tragedia, segnato da un grave terremoto, in parte sommerso da un lago artificiale, eppure ancora riconoscibile quando, come fa Sibilla, si tratta di ripercorrere i passi di un giorno maledetto. Raccogliere i ricordi di amici e conoscenti di Gianna significa restituire corpo al fantasmatico e il regista Riccardo Giacconi adopera la voce-guida di Sibilla che si blocca, incespica, si emoziona (“Gianna era mia zia, la sorella di mia mamma”) per sovrapporsi alle immagini di Memoria del lampo fino a sovrastarle, a renderle superflue. Ne sia prova la scelta di virare al nero ogni qual volta si arriva a un punto di snodo della ricerca: immaginare quel che potrebbe essere mostrato, moltiplica l’effetto di disagio e straniamento.
Memoria del lampo è un film di una densità sorprendente che si confronta con l’invisibile senza perdere mai il centro della visione: uno spazio vuoto si ramifica fino a far coincidere l’idea di un’azione con la probabilità che essa sia stata compiuta. Come nell’Invenzione di Morel, Giacconi testimonia la cristallizzazione degli eventi che continuano ad avere luogo, senza sosta, mentre gli attori della storia le cui anime sono imprigionate nei loro ruoli, nei loro gesti, nelle loro colpe e paure. L’invisibile scansa ogni distrazione e ci riporta al nostro nucleo individuale.
È come entrare in una stanza insonorizzata e restare immobili: ben presto sentiremo sorgere distintamente due suoni differenti, uno acuto corrispondente al nostro sistema nervoso e uno grave, il ritmo del nostro sangue. Saperli riconoscere e distinguere equivale a sentire senza infingimenti, a profondità che neppure sapevamo di poter toccare e che invece non hanno mai smesso di risuonare.
Riccardo Giacconi già cofondatore del festival di ascolto Helicotrema e del laboratorio di narrazione sonora Botafuego, continua il suo lavoro cinematografico sull’ascolto mostrando una volta di più quanto il potere dell’immaginazione possa travolgere lo sguardo. In tempi di ‘schermi infiniti’, in cui nulla sembra più poter prescindere dalle immagini (e dalla loro manipolazione), Memoria del lamporesta un’esperienza antica e modernissima, lucidamente commovente. Un cinema totale che potrebbe prescindere da sé.
Sabato 26 ore 15 al Cinema Farnese di Roma proiezione e Q&A con la coautrice e protagonista Sibilla Scinti Roger.
Memoria del lampo – Regia: Riccardo Giacconi; sceneggiatura: Riccardo Giacconi, Sibilla Scinti Roger; fotografia: Ahmad Al Zu’bi, Giulia Marzin; montaggio: Riccardo Giacconi, Gabriel Gonzalez; scenografia: Carolina Valencia Caicedo; produzione: La Bete, Botafuego; origine: Italia, 2026; durata: 71 minuti.