Festival di Venezia (2 settembre – 12 settembre 2026): My Notes on Mars di Lili Horvát (Giornate degli autori – Film d’apertura del Concorso)

My Notes on Mars. Voto **(*). Marte è così lontano dalla Terra come la nostra conoscenza della persona a noi più vicina e da noi più amata. Un film che parla della difficoltà di relazione di coppia che però finisce per rimanere avvinghiato alle astratte premesse da cui parte.

My Notes on Mars

Marte, il pianeta rosso del desiderio, è l’oggetto di studio della brillante astrofisica Margot Fogel (Mackenzie Davis). Dopo un burn-out la scienziata si è appena ritirata dalle sue ricerche, licenziandosi dal MIC, per rilassarsi con il marito Sam (Rupert Friend) in una casa di campagna nei pressi di Budapest.

Ma mentre Sam ha trovato il suo hobby nell’allevamento di cavalli di razza, Margot, per quanto ci provi, è ancora con la mente alle sue ricerche e ai suoi studi scientifici: visita l’osservatorio di astrofisica di Budapest e si dimentica la cena organizzata per il suo compleanno dal marito, non dorme la notte e la mattina si lamenta di essere troppo stanca per l’escursione in montagna, ma alla fine, per far contento il marito, ci va lo stesso.

E qui scompare, nessuno sa più che fine abbia fatto e anche le ricerche sul posto si rivelano vane. Quando dopo due mesi di assenza ricompare vestita ancora della tuta da trekking alla commemorazione per la sua morte, non è più la Margot che Sam conosceva: ha dimenticato ogni cosa del suo passato e sembra tornata solo con l’idea di distruggere i suoi appunti con i calcoli e gli studi scientifici.

La regista ungherese Lili Horvát arrivata al suo terzo lungometraggio, dopo The Wednesday Child (2015) e il  Preparations to Be Together for an Unknown Period of Time (2020), titolo che ha rappresentato l’Ungheria agli Oscar del 2021, parlando del suo film spiega: «La nostra storia parteggia per il grande amore, pur dovendo ammettere quanto sia precaria la conoscenza della persona che ci sta accanto. È un po’ come guardare Marte dalla Terra».

Possiamo vedere in My Notes on Mars il ritratto di una coppia senza figli in crisi, due individui concentrati quindi sulla propria carriera, inclusa la descrizione di un marito che tende a dominare ed una moglie che tenta di emanciparsi. Il pianeta Marte vorrebbe essere la chiave di lettura, una metafora alquanto astratta, per comprendere la distanza anni luce a cui si trovano uno dall’altra. In modo più pratico invece possiamo dividere il lungo film in due parti: nella prima è Margot a evitare Sam, nella seconda è il contrario.

La narrazione di Lili Horvát oscilla forse volutamente fra un polo e l’altro, e se all’inizio sembra voler raccontare dal punto di vista di Margot, nella seconda parte decide di concentrarsi sullo sguardo che Sam ha degli avvenimenti, tanto più che, man mano che il film prosegue, si viene delineando quale sia la drammatica realtà e quale rimanga invece solo fantasia e desiderio di Sam. E inevitabilmente Margot e Marte cominciano a sbiadire. Peccato che immagini, gesti e situazioni vengano ripresi e riproposti più volte contribuendo a creare una certa ripetitività; peccato che alcuni spunti vadano a cadere nel vuoto o abbandonati tanto che, soprattutto verso la seconda metà del film ne risente il continuum narrativo.My Notes on Mars

Inoltre, pur partendo da buone premesse, My Notes on Mars risulta lungo e dispersivo, con molte sequenze a nostro avviso non necessarie al proseguimento della trama o alla sua comprensione. Inutile dire che il film soffre del male della multi-produzione cinematografica internazionale il cui sintomo più tipico è l’uso incondizionato della lingua inglese. Uso che porta ad un distacco e ad una astrazione spesso dannoso ai personaggi che comunicano con parole non sentite e dialoghi poco realistici. E questa povertà di parola persiste seppur gli attori protagonisti Mackenzie Davis e Rupert Friend siano inglesi di madre lingua come in questo caso.

Per quanto siano presenti nel plot gli stessi elementi, quali la sospensione, l’atmosfera di incertezza, la mancata memoria del passato e non ultima la ‘grande storia d’amore’, tutti gli elementi quindi che avevano decretato le qualità migliori del film precedente tanto acclamato dalla critica, My Notes on Mars ci sfugge tanto quanto Margot sfugge Sam e non riusciamo a sentirci partecipi al loro dramma.


My Notes on Mars  – Regia e sceneggiatura: Lili Horvát; fotografia: Róbert Maly; montaggio: Károly Szalai; musica: Gábor Keresztes; scenografia: Sandra Sztevanovity; interpreti: Mackenzie Davis, Rupert Friend, Atanáz Babinchak; produzione: Poste Restante, Amour Fou, Obala Art Centar, Parangal Film; origine: Ungheria/ Austria/ Bosnia-Erzegovina, 2026; durata: 111 minuti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *