Nessun dolore. Voto **(*). Foderato di musica e canzoni inutili, l’ultimo film di Gianni Amelio narra una vicenda fortemente allegorica che volentieri spiazza e forse irrita. Ma non sembra possedere quel nitore stilistico che ha reso il regista calabrese uno dei grandi cineasti del nostro cinema.
Che film è Nessun dolore, opportunamente piazzato tra i Fuori concorso qui alla Mostra di Venezia? Mica facile stabilirlo. Una scritta sui titoli testa avverte: «La storia che raccontiamo non è ancora realmente accaduta», quasi a rovesciare un mantra del cinema attuale ispirato a fatti reali di cronaca.
A 81 anni, Gianni Amelio ha ancora voglia di dire la sua sull’Italia attuale e di ieri (Campo di battaglia, del 2024, era immerso negli orrori della Prima guerra mondiale). Stavolta sceglie, sembrerebbe, un tono da favola agra, ma anche ricolma di quieta speranza, su un tema che mi viene da sintetizzare così: «Come prendersi cura degli altri?». Ho intercettato commenti critici assai negativi sul film, e certo Nessun dolore non facilita le cose: è foderato di musica e canzoni inutili, scandisce una vicenda che volentieri spiazza e forse irrita, non possiede quel nitore stilistico che ha reso Amelio uno dei nostri grandi cineasti.
L’interessato spiega nelle note di regia: «Chi è “l’immigrato” oggi in Italia? Qualcuno da accogliere o da respingere? Un nuovo amico o un estraneo pericoloso? Negli ultimi decenni il nodo non si è sciolto, anzi il problema si è esasperato, non si vede in prospettiva una ragionevole soluzione. Forse va trovata nella ragione e nel cuore di ciascuno di noi».
Ecco allora il personaggio un po’ misterioso di Davide. Affetto da asma, proprietario di una casa un po’ sgarrupata, il quasi quarantenne romano gestisce una bancarella di libri usati a piazza Risorgimento, a un passo dal Vaticano. Ogni tanto lo va a trovare la matura, ancora piacente, professoressa universitaria Elsa (come Morante?), che forse ha un debole per lui e per simpatia gli porta dei romanzi di famiglia da mettere in vendita.

Davide non può immaginare, andando a pranzo, che un giovane padre immigrato gli mollerà tra i piedi, letteralmente, il figlio neanche decenne. Il libraio gli offre da mangiare, dei soldi, ma il bambino lo tampina. L’uomo perde la pazienza, respinge il piccolo che non capisce l’italiano e quello finisce investito da una motocicletta. È morto? È vivo? Per Davide nulla sarà più come prima d’ora in poi.
Succedono tante cose in Nessun dolore, molte delle quali piuttosto inverosimili, ma ho la sensazione che il copione, firmato da Amelio con Davide Serino e Andrea Quetti, cerchi di “provocare” lo spettatore, spingendolo a entrare – ma non è facile – nell’animo ulcerato di Davide, piagato dal senso di colpa e deciso quindi a espiare quel gesto iniziale aprendo la sua casa, senza reagire, a chi ha bisogno di aiuto…
Trapunto di citazioni letterarie, specialmente le storpiature ironiche e i giochi di parole di Stefano Benni, ma si parla molto anche di Furore di John Steinbeck, il film di Amelio procede per bugie e rivelazioni, inciampi e strettoie, circonfuso da un’aura di morte che si stempera nel finale quasi onirico.
Mi viene da pensare che Nessun dolore sia, più che uno sviluppo di Lamerica (1994) una filiazione di La tenerezza, ma si stenta a riconoscere il controllo di Amelio anche nella guida degli attori, e la buona causa fa aggio sulla resa generale. Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, rispettivamente nei ruoli del libraio, della professoressa e dell’impiegato all’obitorio, s’intonano come possono al registro sussurrato della storia, fortemente allegorica, ma piantata nei tanti luoghi di una Roma ora borghese ora degradata. Il film sarà presto nelle nostre sale. Vedremo come reagirà il pubblico pagante.
In sala dal 24 settembre 2026.
Nessun dolore – Regia: Gianni Amelio; sceneggiatura: Gianni Amelio, Davide Serino con Andrea Quetti; fotografia: Luan Amelio Ujkaj; montaggio: Stefano Mariotti; musica: Fabio Massimo Capogrosso; scenografia: Andrea Castorina; interpreti: Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Beidja Yahiaoui, Gabriel Bovino, Ramzi Lafrindi, Alberto Cracco, Giuseppe Amelio, Younes El Bouzari, Max Paiella, Claudia D’Alessandro, Wael El Moudnia, Salaheddine Farhane, Anna-Lena Treue, Wided Khefifi, Abdellatif Maghni, Francesco Marucci, Abdelrahman Reda Sabra, Marco Rinciari, Mohamed Saber Fetouh Elsayed, Felix Schmidt, Paola Scotto Di Tella, Omar Suleiman, Alberto Vecchiato; produzione: Simone Gattoni, Marco Bellocchio, Lorenzo Mieli, Mario Gianani, Mattia Guerra per Kavac, Our Films, Be Water Film, Rai Cinema, con il contributo del Ministero della Cultura; origine: Italia, 2026; durata: 98 minuti; distribuzione: 01 Distribution.
