Place to Be. Voto ***. Con tono da commedia, l’ungherese Kornél Mundruczó ci racconta una possibile storia esistenziale in un road movie a due personaggi (e un piccione) con una Ellen Burstyn, infaticabile, che incontra e resta a tratti invaghita di un fallito simpatico, Taika Waititi. il quale, abbassate le armi, mostra il suo lato sensibile, spiritoso in grado, probabilmente, di giungere ad una possibile cura. To place to be segue a poco tempo di distanza At the Sea presentato, quest’anno, in Concorso al Festival di Berlino.

Essere vecchi è brutto. I figli non lo capiscono, fanno di tutto affinché lo si dimentichi, fanno finta di trattarti bene ma sotto sotto vogliono solo togliersi la preoccupazione.
Brooke Graham (Ellen Burstyn) in Place to Be vive a Chicago, è vedova con due figli adulti che la vanno a trovare saltuariamente, suo marito ha fatto tutta la vita il pittore, lei ha adorato ogni suo quadro (che ha appeso alle pareti del loro appartamento), affronta la giornata di solitudine con i suoi tempi. Per due volte trova dentro casa un piccione viaggiatore bianco entrato dalla finestra. Quando capita una volta di notte. Brooke finisce per chiamare un’associazione ambientalista che si occupa di volatili chiedendo il da farsi.
L’uccello ha un numeretto attaccato alla zampa da cui si risale al proprietario: l’uomo risiede in New Jersey, a molte ore di treno da lì. Senza dire niente a nessuno Brooke prende e parte, non la trattiene certo l’appuntamento col figlio che vuole portarla a vedere una residenza per anziani. Alla stazione, seduta prima di partire, ascolta per caso la controversa conversazione tra un padre e una figlia adolescente (che non si sente nei panni di una ragazza) sul partecipare o meno a un camping estivo.
Guarda caso, sul suo stesso treno verso New York, ritrova Nelson Green, il padre, (Taika Waititi) che si presenta come un uomo d’affari in acque turbolente: è saccente, svogliato, risponde sempre al cellulare. Il piccione nella gabbietta, che l’anziana chiamato Intruder – Intruso, tuba paziente. All’arrivo del controllore, Nelson si accorge di avere il telefono scarico e il biglietto si trova lì dentro. Brooke si ritrova a pagare la quota per lui che aveva prenotato una cabina dove ospita i due per la notte.
Inizia così un road movie che vede due protagonisti anomali – una anziana e un cinquantenne irrisolto – e un volatile senza fissa dimora affrontare viaggi, litigi, incomprensioni, risate e conoscenza: essere incompresi o mal compresi dai familiari, trovarsi fuori posto, senza pace, accomuna i due umani e il pennuto, l’unica cosa a cui aggrapparsi è lo stare insieme per scelta, trascorrere le ore di alcune giornate fuori dal consueto lasciando andare la parte di sé che viene giudicata dagli altri e che invece, ricollocata in un nuovo assetto, ha la possibilità di esprimersi regalando benessere reciproco.
Ellen Burstyn porta addosso novantatré anni di esperienza, il neozelandese Taika Wakiki riassume nel viso e nel corpo un disagio di un padre di famiglia che mal assume su di sé responsabilità economiche e relazionali: una coppia atipica che in quel punto preciso della vita vive alla giornata col sorriso sulle labbra, pronta a stupirsi della vicinanza con l’altro, disposta ad amare un volatile forte e delicato allo stesso momento.
Se all’altro capo del filo della vita in Place to Be c’è ad attendere una prigionia come un centro anziani o l’ennesima delusione vissuta da ex moglie e prole, allora è più bello, più facile, meno impegnativo, di maggiore soddisfazione, scappare una giornata sull’oceano dove l’unico problema che si presenta è un agguato a Intruder da parte di un gabbiano. Salvare la vita a un altro è un po’ salvare la vita a se stessi.
Brooke e Nelson diventano intrusi nella vita dell’altro e in qualche modo della propria: l’unica è lasciare aperte le porte e le finestre, chissà che insieme a una ventata di aria fresca non si intrufoli anche la felicità.
Con tono da commedia e al suo terzo film in lingua inglese, Kornél Mundruczó dipana una storia esistenziale possibile, rilevante, con una Ellen Burstyn infaticabile, espressiva, a tratti invaghita di un fallito simpatico che ha abbassato le armi per mostrare un lato sensibile, spiritoso, capace di cura.
L’unione di due anime insoddisfatte crea un nucleo benefico per un tempo determinato: non lo capirebbero i figli di Brooke né la famiglia di Nelson ma loro due, nel profondo, lo hanno capito e saranno sempre grati a Intruder che, volando via, ha tracciato loro la strada di una sopravvivenza pacifica. Place to Be.
Place to Be – Regia: Kornél Mundruczó; sceneggiatura: Kata Weber; fotografia: Germain McMicking; montaggio: David Jancso, Ilka Janka Nagy, Beatrice Sisul; musica: Peter Zombola; interpreti: Ellen Burstyn, Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett, David Wenham; produzione: Mirador Pictures, Wynn Media, AR Content, Forte Corp Pictures, S’YA Concept, GVKM Elephant Pictures, Smile Rite Dental, Lonestar Films, Local Delhi Productions; origine: Australia, 2026; durata: 104 minuti.
