Quell’estate con Irène di Carlo Sironi (Festival di Berlino – Generation 14plus)

  • Voto
3

Facciamo qui, nel nuovo film del regista romano Carlo Sironi, la conoscenza, senza molti preamboli, di due ragazze di diciassette anni, molto ma molto diverse  non solo perché di nazionalità diversa, l’una italiana, l’altra francese (ma non ci sono problemi di lingua) – si direbbe subito da come si vestono e si muovono decisamente appartenenti all’Upper class. Si chiamano Clara (Maria Camilla Brandenburg) e Irène (Noée Abita) e si sono, per la prima volta, incontrate durante una gita organizzata dall’ospedale che le ha in cura entrambe, in piscina dove fraternizzano dopo breve.

Entrambe, pur così giovani, sono costrette dalle loro malattie a lunghi soggiorni di degenza sanitaria, in più hanno due caratteri opposti ma che, in modo complementare, si attraggono: la prima è timida ed introversa, la seconda è esuberante e sfacciata (Irène).

Siamo nel secolo scorso, nel 1997, per la precisione in agosto come ci suggerisce il titolo del film, quando improvvisa scoppia questa amicizia totale, torrida e coinvolgente come lo può essere nell’età dell’adolescenza, in più dentro quell’atmosfera febbricitante, malata che le avvolge – quasi da Montagna incantata manniana per fare un paragone letterario molto alto ma oltremodo diverso dal punto di vista del luogo, dato che non siamo certo a Davos, sulle Alpi svizzere. Ora, le due ragazze, diventate inseparabili, dopo poco decidono di fuggire dal loro sanatorio per concedersi una bella vacanza a Favignana dove vivere finalmente un’esperienza spensierata, scevra dalla paura di una possibile morte che sembra aleggiare sui  loro corpi di adolescenti. E  così si abbandonano anche a delle piccola schermaglie o avventure amorose con dei coetanei conosciuti in loco – ma in maniera molto, molto diversa da quelle, per esempio, descritte da Molly Manning Walker in How To Have Sex, con cui esiste una remota somiglianza tematica e di ambientazione insulare (ma lì si è a Creta).

Noée Abita e Maria Camilla Brandenburg con il S8

Rispetto a questo Coming of Age, Carlo Sironi ha dichiarato che il suo film “nasce dal desiderio di raccontare quel momento in cui le prime impressioni della vita ci colpiscono e vanno a creare la nostra identità e la nostra memoria, quell’estate che non dimenticheremo mai. Volevo realizzare un film che avesse la sostanza indefinita di un sogno ad occhi aperti e la precisione chirurgica dei ricordi più importanti. La prima volta che l’ho immaginato, stavo ascoltando To Wish Impossible Things dei “The Cure”: Remember how it used to be / when the sun would fill up the sky. / Remember how we used to feel, / those days would never end”.

Alla sua seconda opera, dopo Sole (2019) con cui aveva debuttato con successo agli “Orizzonti” della Mostra di Venezia, il regista romano conferma quelle che sembrano essere già le caratteristiche di un modus di racconto cinematografico piuttosto preciso. Il suo è uno stile lento ed essenziale, con cui tratteggiare e far emergere a poco a poco il carattere e le psicologie dei suoi personaggi. Come nel precedente film, si tratta fondamentalmente di una storia a due, quella di due anime infelici, pur se in maniera profondamente diversa da quelle di Sole ambientato in un disperato mondo  sottoproletario. E ancora una volta – aggiungerei, forse ancora di più -, Quell’estate con Irène si appoggia alla bella, luminosa fotografia dell’ungherese Gergely Pohárnok esaltata dall’ambiente torrido ed estivo, che ritrae. Infine, last but not least, il film non esibisce né ricerca molte svolte narrative ma si concentra sulla resa delle sue figure ben rese con bravura dalle due giovani interpreti, oltre a riproporci una piccola sorpresa nel finale che può o potrebbe (ma anche no) reindirizzarne il senso.

Maria Camilla Brandenburg e Claudio Segaluscio

 

 

 

 

 

 

 

 

Insomma, in definitiva dunque, l’ultimo lavoro di Carlo Sironi ci sembra essere un film ben fatto e di certo non disprezzabile, tuttavia, il suo forse eccessivo minimalismo rischia di renderlo ad un certo punto troppo esile o evanescente. Piacerà a chi ama non i toni forti né le scene madri ma i cenni delicati, le sfumature nel racconto.


Quell’estate con IrèneRegia: Carlo Sironi; sceneggiatura: Carlo Sironi, Silvana Tamma; fotografia: Gergely Pohárnok; montaggio: Chiara Dainese; musica: Lionel Boutang; interpreti: Noée Abita, Maria Camilla Brandenburg, Claudio Segaluscio, Beatrice Puccilli, Anna Di Luzio, Gabriele Rollo, Maurizio Grassia; produzione: Giovanni Pompili per Kino produzioni con Rai Cinema in coproduzione con June Films; origine: Italia/Francia, 2024; durata: 90 minuti; distribuzione: n.d.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *