Quanto è sottile il confine tra equilibrio e disequilibrio nelle nostre vite? Quanto un episodio accaduto o mancato (a volte pure nascosto, da altri o da noi stessi, in modo conscio o inconscio) può condizionare in maniera irreversibile le nostre esistenze? RIP (il titolo rimanda veramente all’acronimo della nota espressione in latino: requiescat in pace), primo lungometraggio di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis presentato ad Alice nella città (Sezione Fuori sala) e subito in sala, si muove anche sul filo del rasoio di questi temi.
Leonardo (il bravissimo Augusto Fornari) conduce una vita quasi vampiresca. Dorme di giorno, vive solo (solo anche nel senso “da solo”) di notte, e lavora come firma di necrologi per un quotidiano (bellissimo il cameo di Ernesto Mahieux nella parte del direttore del giornale). Leonardo è come chiuso nel suo mondo di adulto non risolto, e assai asociale vede “il mondo dal suo oblo” che è poi la finestra di casa sua che dà su un’arteria della viabilità di città (sembra una rampa della tangenziale est a Roma, tipo). Una circostanza (voluta o non voluta, questo non è chiaro) gli ricorda che è il compleanno del padre. E dunque va a trovarlo, e l’incontro tra i due incomincia a disvelare allo spettatore un po’ il senso radicale della vita del ragazzo. Tra loro non si presenta un vero e proprio rapporto padre-figlio. Sembra più una mera parentela che si potrebbe dire nata da un’occasione. Si rivedono (pare dopo molto tempo) di sera al cimitero dove il padre lavora. Durante il giro di ricognizione prima di chiudere, avviene un furto di una bara e il padre rimane purtroppo assassinato nella colluttazione con i ladri. Qui per Leonardo inizia un viaggio a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Lo spettro del padre giovane, insieme ad altre due figure femminili sempre fantasmagoriche, gli si presentano e lo accompagnano per alcuni giorni in una forma di co-presenza quotidiana. Questo viaggio si trasforma lentamente in un percorso interiore dove dal disincanto e dalla frustrazione di come gli va la vita egli passa ad assaporare “Il sapore della ciliegia”. Leonardo riuscirà a liberare sé stesso dalle ombre del suo passato e troverà il segreto della felicità, vincendo così “il mestiere di vivere”. Il coraggio di affrontare la vita, zeppa di gioie quanto di dolori, non può essere se non vissuta senza sconti e fino in fondo. L’amore, che scavalca i limiti del tempo e della finitudine, vince sempre su ogni avversità.
C’è sempre una seconda possibilità, ci ricorda RIP. E il più delle volte è la monotonia che dobbiamo sconfiggere per imporci di aprire le porte a nuovi entusiasmi.
Nelle note di regia e di scena del film redatta dei registi, si legge: “RIP è un viaggio che esplora le vite di persone vissute in contesti ed epoche diverse che condividono, però, i conflitti interiori e le paure proprie di tutti gli esseri umani in ogni tempo e luogo. I personaggi di questa storia sono alla ricerca del senso della propria esistenza, ricerca resa tanto più urgente e necessaria dall’esperienza diretta che hanno con la morte e dall’improvvisa ed esaltante consapevolezza di avere un’ultima occasione per cambiare il proprio destino. Il protagonista Leonardo, per non rischiare di soffrire, decide, come già aveva fatto suo padre prima di lui, di estraniarsi dal mondo e negarsi ogni emozione ed esperienza. Leonardo e suo padre Marcello hanno, però, una seconda straordinaria occasione, privilegio raro e ambito: confrontarsi con il valore dell’essere vivi, avere ancora il tempo per stupirsi e godere della bellezza che alberga nel mondo e finalmente “ri-conoscersi”, vincendo le loro paure con l’elaborazione comune di un trauma familiare mai risolto”.
Proprio come il filosofo americano Stanley Cavell annotava a proposito delle trame del cinema americano degli anni ’30 (legate alla commedia hollywoodiana del ri-matrimonio). Non è mai troppo tardi per imparare a guardarsi, a comprendersi, questo anche tra genitori e figli. Ciò non tanto è importante solo “per capirsi” lì in quel momento, ma soprattutto per tornare a essere pronti ad amare nuovamente. Prima di condannare infatti qualcuno o qualcosa, bisognerebbe provare a “leggere” bene le intenzioni, e non a badare soltanto alle conseguenze. Ci hanno inoltre molto convinto le bellissime musiche di Daniele Silvestri coadiuvato dalla Klangore Factory. Da vedere assolutamente!
RIP – Regia: Alessandro D’Ambrosi, Santa De Santis; sceneggiatura: Alessandro D’Ambrosi, Santa De Santis; fotografia: Matteo Rea; montaggio: Federica Forcesi; scenografia: Federico Baciocchi; costumi: Ginevra Polverelli; musica: Daniele Silvestri, Klangore Factory; interpreti: Augusto Fornari (Leonardo), Giulia Michelini (Adelaide), Valerio Morigi (Marcello), Nina Pons (Beatrice), Maurizio Bousso (Habib), Caterina Gabanella (Lara), Ernesto Mahieux (direttore del quotidiano), Simone Montedoro, Antonio Catania, Paila Pavese, Silvia Siravo, Stefano Antonucci, Fabrizio Gaetani, Roberto Luigi Mauri (James), Pietro Romano (milite ignoto), Daniela Terreri, Eleonora Tiberia, Federica Flavoni, Paolo Calvano, Chiara Barbagallo, Dodi Conti, Lucia Batassa, Claudio Camilli, Nicola Puleo, Luciano Rolfi; produttore: Alessandro Gatto per NVP Studios – EG Audiovisivi; origine: Italia, 2025; durata: 105 minuti; distribuzione: Filmclub Distribuzione.
