Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis (2026)

Ritorno a Buenos Aires. Voto ***. In questo quinto lungometraggio presentato in Concorso al Lido, Marco Bechis rievoca le vicende di Garage Olimpo (1999) senza esserne necessariamente il sequel. Attraverso la figura di Mariano, si raccontano le conseguenze di un atroce piano totalitario del quale ancora oggi si pagano le conseguenze. Un altro film su golpe militare dopo ad esempio Argentina 1985 di Santiago Mitre o le ironie magari fuori luogo di Wilde Horse Nine di Martin McDonagh viste sempre nella competizione veneziana.

In Ritorno a Buenos Aires Mariano è un medico, vive a Torino e, apparentemente, conduce un’esistenza solitaria, se non fosse per la compagnia che riceve quotidianamente dal suo cane. I messaggi registrati dalla segreteria telefonica, però, riferiscono di un mondo che continua a cercarlo, che non lo ha dimenticato tra un’autoambulanza, un cuore da rianimare e una prepotenza compiuta ai danni di qualche giovincello in piazza dopo aver terminato il turno in ospedale.

La voce di un uomo, e non pare che quello sia il primo messaggio che lascia, lo invita a presentarsi a un processo per dare testimonianza di fatti accaduti trent’anni prima in Argentina, a Buenos Aires, nel famigerato Garage Olimpo, dove moltitudini di giovani furono torturati e poi gettati dagli aerei in mare, qualora non fossero stati uccisi prima da scariche elettriche e pestaggi.

Mariano è uno dei sopravvissuti a quell’orrore. La sua deposizione nel processo è ritenuta importante: prigioniero per due anni e una quarantina di giorni, piegato alla volontà dei suoi carnefici, meglio di altri, potrebbe essere in grado di identificare i responsabili delle atrocità commesse durante la dittatura che ebbe inizio il 24 marzo 1976.

Finora, si è sempre sottratto alle numerose sollecitazioni. Qualcosa però deve essere cambiato. È il 2008 e decide di partire, intenzionato ad affrontare i demoni che lo assillano, i sensi di colpa per aver ceduto ed essersi salvato, il terrore di rivivere un passato che aveva provato a mettersi alle spalle e che, come un’ombra, lo insegue e gli sbarra il cammino. Chiama la figlia affinché accudisca il cane, prepara i bagagli e parte per un luogo che forse pensava non avrebbe mai rivisto.

Ritorno a Buenos Aires
Adriano Giannini

Così inizia Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis (Birdwatchers) che rievoca le vicende di Garage Olimpo (1999) senza esserne necessariamente il sequel. Se il primo capitolo riguardava la genesi di una carneficina e la messa in opera di un universo concentrazionario che progressivamente disumanizza assassini e vittime, in questa seconda parte, Bechis (coadiuvato in scrittura da Vijaya Bechis Boll) racconta le conseguenze di quel piano totalitario racchiuse nella figura di Mariano, interpretato da un Adriano Giannini capace di far trasparire nel personaggio i diversi stati emotivi, dal soccorritore sicuro di sé all’individuo che cerca di mimetizzarsi nella città, fino al sopravvissuto che, dopo essersi trattenuto, espone drammaticamente le proprie fragilità.

Sono esattamente questi i momenti riusciti di Ritorno a Buenos Aires, quando al riparo da una certa narrazione di genere un po’ artefatta, il regista esplora con immediatezza le profonde fratture che devastano donne e uomini come Mariano. In questi momenti intimi, si comprende quanto non si tratti esclusivamente di colpe, di tradimenti, di resistenza al dolore, di coraggio e di paura. Di fronte a un laboratorio che pianifica la disumanizzazione non si possono osservare e giudicare le scelte, come se fossimo in un supermercato indecisi tra una scatoletta di tonno e l’altra.

Esiste poi un discorso che riguarda l’urgenza di questo Ritorno a Buenos Aires che è una co-produzione Italia-Brasile. Prima del 10 dicembre 2023, probabilmente, Ritorno a Buenos Aires sarebbe stato accolto in Argentina con il plauso più o meno convinto delle istituzioni. Da quel giorno, però, alla carica di presidente della repubblica è salito Javier Milei che non è solo uno dei tanti politici di estrema destra affascinati dal liberismo economico e dall’ideologia trumpiana, sostenitore retrogrado di teorie che negano il mutamento climatico, anti-abortista e persecutore di ogni diritto civile e sociale.

È anche alla testa di un gruppo di persone con un discreto consenso che nega e giustifica i crimini dei militari guidati da Jorge Rafael Videla. Ed è abbastanza comprensibile che Marco Bechis abbia avvertito la necessità di tornare a Buenos Aires se non fisicamente, almeno politicamente, per un senso di giustizia nei confronti delle migliaia di desaparecidos e di chi ancora oggi porta i segni di un orrore indicibile ma non per questo ingiudicabile.

In sala dal 17 settembre 2026.


Ritorno a Buenos Aires – Regia: Marco Bechis; sceneggiatura: Marco Bechis, Vijaya Bechis Boll; fotografia: Fabrizio La Palombara; montaggio: Jacopo Quadri, Nicolò Tettamanti; interpreti: Adriano Giannini, Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari, Paula Cohen, Marcelo Chaparro; produzioni: Fandango, 39 Films, Karta Film, 34 Filmes, con Rai Cinema; produttori: Domenico Procacci, Laura Paolucci, Alfredo Federico, Simona Banchi, Marco Bechis, Daniele Incalcaterra, Patrick de Jongh, Cibele Amaral, André Ristum;  origine: Italia, Brasile, 2026; durata: 105 minuti; distribuzione: Fandango.

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