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		<title>Festival di Venezia (2-12 settembre 2026): The Color of the Sun di Xavier Tera (Orizzonti &#8211; Concorso)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Dondi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:11:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fthe-color-of-the-sun-di-xavier-tera%2F&amp;linkname=Festival%20di%20Venezia%20%282-12%20settembre%202026%29%3A%20The%20Color%20of%20the%20Sun%20di%20Xavier%20Tera%20%28Orizzonti%20%E2%80%93%20Concorso%29" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fthe-color-of-the-sun-di-xavier-tera%2F&amp;linkname=Festival%20di%20Venezia%20%282-12%20settembre%202026%29%3A%20The%20Color%20of%20the%20Sun%20di%20Xavier%20Tera%20%28Orizzonti%20%E2%80%93%20Concorso%29" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fthe-color-of-the-sun-di-xavier-tera%2F&amp;linkname=Festival%20di%20Venezia%20%282-12%20settembre%202026%29%3A%20The%20Color%20of%20the%20Sun%20di%20Xavier%20Tera%20%28Orizzonti%20%E2%80%93%20Concorso%29" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fthe-color-of-the-sun-di-xavier-tera%2F&amp;linkname=Festival%20di%20Venezia%20%282-12%20settembre%202026%29%3A%20The%20Color%20of%20the%20Sun%20di%20Xavier%20Tera%20%28Orizzonti%20%E2%80%93%20Concorso%29" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fclose-up.info%2Fthe-color-of-the-sun-di-xavier-tera%2F&#038;title=Festival%20di%20Venezia%20%282-12%20settembre%202026%29%3A%20The%20Color%20of%20the%20Sun%20di%20Xavier%20Tera%20%28Orizzonti%20%E2%80%93%20Concorso%29" data-a2a-url="https://close-up.info/the-color-of-the-sun-di-xavier-tera/" data-a2a-title="Festival di Venezia (2-12 settembre 2026): The Color of the Sun di Xavier Tera (Orizzonti – Concorso)"></a></p><p><em><strong>The Color of the Sun </strong></em><strong>Voto:***(*). Xavier Tera</strong> <strong>firma un&#8217;opera prima solida e promettente, capace di intuizioni notevoli anche se non ancora del tutto matura.</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-54405 alignleft" src="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/09/Locandina-The-Color-of-the-Sun-240x300.jpg" alt="The Color of the Sun" width="219" height="274" srcset="https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/09/Locandina-The-Color-of-the-Sun-240x300.jpg 240w, https://close-up.info/wp-content/uploads/2026/09/Locandina-The-Color-of-the-Sun.jpg 480w" sizes="(max-width: 219px) 100vw, 219px" />Al suo lungometraggio d&#8217;esordio, il regista e sceneggiatore franco-canadese <strong>Xavier Tera</strong> porta a Venezia <strong><em>The Color of the Sun</em></strong>, un <em>Coming-of-age</em> ambientato a <strong>Okinawa</strong> durante l&#8217;estate prima dell&#8217;ultimo anno di liceo. Kamei e il suo gruppo di amici si trovano a fare i conti con un futuro che comincia a incombere quando nelle loro vite entra Colin, un adolescente cresciuto in una delle basi militari americane dell&#8217;isola. Tra primi risvegli sessuali, amicizie che si incrinano e tradimenti, la sorprendente somiglianza fisica tra i due ragazzi diventa il centro di una storia che prova a interrogarsi su cosa significhi appartenere davvero a un luogo.</p>
<p><strong>Xavier Tera</strong> ha raccontato di essersi trasferito a Okinawa proprio all&#8217;inizio della pandemia, trovando nella storia dell&#8217;isola un parallelo con quella di molte comunità indigene nel mondo. Da qui nasce l&#8217;ambizione di raccontare una vicenda che, al di là della specificità geografica, possa parlare di identità e appartenenza in termini più universali.</p>
<p>È però Okinawa stessa a essere l&#8217;elemento più riuscito del film. La presenza delle basi militari americane non resta un semplice sfondo geografico o politico, ma entra continuamente nelle immagini e soprattutto nel suono. I jet passano sopra le case, le strade e i ragazzi, interrompendo la quotidianità.</p>
<p>E proprio su questo punto mi discosterei da una lettura che vede il loro rumore come qualcosa di ormai completamente normalizzato: <strong><em>The Color of the Sun</em></strong> sembra voler fare esattamente il contrario. Gli aerei sono fastidiosi, invasivi, impossibili da ignorare. Anche quando i personaggi sembrano non prestarvi attenzione, lo spettatore li sente e viene costretto a prestarvi attenzione. Non diventano davvero rumore di fondo, sono una presenza che continua a disturbare la normalità.</p>
<p>Il paragone con un classico del cinema sovietico <strong><em>Va&#8217; e vedi </em></strong> (1985) di<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%C4%96lem_Germanovi%C4%8D_Klimov" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Elem Klimov</strong> </a>viene spontaneo per il modo in cui un aereo può trasformarsi in una presenza sonora ossessiva, anche se qui siamo naturalmente lontanissimi dalla guerra raccontata  a suo tempo dal regista russo. In questo caso non c&#8217;è un conflitto aperto, ma una presenza militare permanente che modifica il paesaggio e condiziona, anche solo percettivamente, la vita di chi ci cresce dentro. È forse una delle intuizioni più forti del film: raccontare una condizione politica senza trasformarla necessariamente in un discorso politico esplicito.</p>
<p>Su questo sfondo si sviluppa la crisi identitaria dei due protagonisti, che è probabilmente il nucleo più interessante di <strong><em>The Color of the Sun</em></strong> e allo stesso tempo quello che avrei voluto vedere maggiormente approfondito. Colin, il ragazzo americano, non vuole lasciare Okinawa, l&#8217;unico luogo che abbia mai davvero considerato casa. Kamei, invece, sogna di andarsene. È un rovesciamento interessante, perché mette in discussione l&#8217;idea che appartenenza e origine debbano necessariamente coincidere. Il ragazzo arrivato dall&#8217;esterno si sente parte del luogo, mentre quello che vi è nato desidera scappare.</p>
<p>Il problema è che questa contrapposizione rimane spesso più interessante come idea che come vero motore drammaturgico. <strong><em>The Color of the Sun</em></strong> la suggerisce con grande chiarezza, ma non sempre riesce a scavare nelle ragioni profonde di questo desiderio di fuga e di questa volontà di restare.</p>
<p>Nel caso di Kamei, infatti, il desiderio di andarsene non sembra riguardare soltanto Okinawa. La morte del padre e il rapporto con la propria famiglia contribuiscono a costruire un personaggio che sembra voler prendere le distanze da tutto ciò che lo lega al passato. Il lutto rimane però in una zona volutamente sfumata, così come molte altre informazioni che riguardano la sua vita. È una scelta che mantiene il film aperto all&#8217;interpretazione, ma che a volte rischia di lasciare allo spettatore più domande che emozioni.</p>
<p>Lo stesso vale per il rapporto tra Kamei e Colin. La loro relazione è attraversata da una tensione che non è soltanto quella dell&#8217;amicizia adolescenziale: ci sono desiderio, curiosità, attrazione e una componente erotica che <strong><em>The Color of the Sun</em></strong> preferisce non definire apertamente. È proprio questa incertezza a rendere interessante il loro rapporto, perché i due sembrano essere contemporaneamente amici, rivali e possibili specchi l&#8217;uno dell&#8217;altro. Ma ancora una volta Tera sembra più interessato a suggerire che a sviluppare. L&#8217;ambiguità funziona finché apre possibilità; in alcuni momenti, però, dà la sensazione che il film si fermi un passo prima di ciò che avrebbe potuto davvero raccontare.</p>
<p>Un altro elemento interessante è il daltonismo di Kamei, che confonde il giallo con il blu. Il blu torna più volte nel film, quasi come un contrappunto al calore dorato evocato dal titolo, e finisce per diventare una possibile metafora della percezione: vedere un luogo, un colore o persino se stessi significa inevitabilmente farlo attraverso un filtro personale. È un&#8217;idea suggestiva, anche se non sempre sono convinto che <strong><em>The Color of the Sun</em></strong> riesca a trasformare questo simbolismo in qualcosa di veramente necessario alla storia.</p>
<p>Dove invece Tera dimostra maggiore sicurezza è nella costruzione visiva. La fotografia è di <strong>Sayombhu Mukdeeprom</strong>, già collaboratore di <strong>Luca Guadagnino</strong> e <strong>Panah Panahi</strong>. Ma più della semplice bellezza delle immagini colpisce il modo in cui la regia lavora sui corpi e sugli spazi.</p>
<p>Convincente anche la prova del giovane protagonista, che riesce a sostenere buona parte del peso emotivo di un film costruito più sui silenzi e sulle esitazioni che sui dialoghi.</p>
<p>Il problema principale resta però il ritmo. <strong><em>The Color of the Sun</em></strong> ha una materia ricca, forse persino troppo ricca per il modo in cui sceglie di raccontarla, e accumula diversi momenti in cui la narrazione sembra fermarsi senza che la sospensione produca necessariamente qualcosa. Non è tanto la lentezza in sé a essere un problema, quanto il fatto che non sempre questa lentezza sembra avere una funzione. Alcune scene avrebbero potuto essere più brevi senza perdere forza, lasciando maggiore spazio ai momenti realmente significativi.</p>
<p>Anche la musica viene utilizzata con una certa insistenza e, in più occasioni, tende a spiegare allo spettatore ciò che le immagini hanno già raccontato. È un peccato, perché la fotografia e la regia dimostrano invece di avere abbastanza forza da poter sostenere quelle emozioni senza bisogno di sottolinearle continuamente.</p>
<p>Il finale prova infine a dare a Kamei un momento di libertà, lasciandolo andare al movimento e al corpo dopo un film costruito quasi interamente sull&#8217;attesa, sull&#8217;incertezza e sulla difficoltà di scegliere una direzione. Non è una vera risoluzione, e forse non vuole esserlo.</p>
<p>Resta un esordio interessante, ma anche un film in cui si avverte continuamente la distanza tra ciò che Tera sembra voler raccontare e ciò che riesce effettivamente a sviluppare. <strong><em>The Color of the Sun</em></strong> ha un&#8217;ambientazione potente, una fotografia notevole e alcune intuizioni molto belle sul rapporto tra identità, desiderio e appartenenza. Ma troppe di queste intuizioni rimangono sospese, mentre il ritmo dilatato finisce per mettere in evidenza più le potenzialità del film che la loro piena realizzazione. È un esordio che promette molto, senza riuscire sempre a mantenere fino in fondo quella promessa.</p>
<hr />
<p><strong><em>The Color of the Sun</em></strong> – <strong>Regia</strong> e <strong>sceneggiatura</strong>: Xavier Tera; <strong>fotografia</strong>: Sayombhu Mukdeeprom; montaggio: Véronique Barbe; <strong>musiche</strong>: Philippe Aubin-Dionne, Jason Chung Won; <strong>interpreti</strong>: Naoto Shimajiri, West Mulholland, Yuma Taira, Ichiro Andre Castro, Daido, Shiyun Nakamura, Erika Oda, Sachiko Fukumoto; <strong>produzione</strong>: Les Films Twin Brains (Janie Chartier), MIA Film (Stella Rossa Savino), Wise Pictures (Antonio Miyakawa), bb² (Jeremy O. Harris); <strong>origine</strong>: Canada /Italia/Giappone, 2026; <strong>durata</strong>: 110 minuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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