The Basics of Philosophy. Voto: *** (*). Paul Schrader riesce a tenere la barra dritta nel suo nuovo film, fedele ai modelli di cinema che ha analizzato molti anni prima nel libro Il trascendente nel cinema: Ozu, Bresson, Dreyer, confezionando un’opera che lavora per sottrazione, geometrica e calibrata anche nella recitazione dei protagonisti.
Sono due i momenti che, ad avviso di chi scrive, in qualche modo circoscrivono il perimetro sul quale si muove The Basics of Philosophy, ultima fatica del regista e sceneggiatore Paul Schrader, uno dei grandi mattatori della Nuova Hollywood.
Quando John (Jack Huston), docente universitario di filosofia chiede ai propri studenti: “perché l’universo esiste? Perché esistiamo?” e quando una studentessa, bluffando, in tono intimidatorio, dice al professore “La conosco, so cosa ha fatto”.
John Jorissen, dicevamo, è docente universitario di filosofia, dalla vita assai solitaria e riservata, dedito solo al lavoro e ossessionato dall’opera filosofica di Spinoza, filosofo olandese di origine ebraica su cui sta scrivendo un saggio. Vive una vita modesta e ritirata, pare non avere amici e affetti stabili, se si eccettua la relazione sentimentale in stallo con Rebecca (Sofia Boutella), sua collega docente di psicologia presso la stessa università. Sulla vita di John pare incombere, però, come una nube grigia e densa, la figura del padre Melvyn (Bill Pullman), anche ora che quest’ultimo si trova ricoverato in fin di vita all’ospedale.
Un padre da cui ha ricevuto tutto, forse anche troppo, tranne l’affetto che egli desiderava. Tra i due, scopriremo, esiste da molto tempo una tensione latente, legata non solo al mancato affetto che il secondo ha ricevuto dal primo, ma anche a qualche accadimento legato al passato che grava come una spada di Damocle sul presente e che la comparsa sulla scena di Miguel Vasque (Daniel Zovatto) renderà nuovamente attuale, mettendo in crisi il protagonista, in questo pregevole thriller piscologico diretto dal regista statunitense.
A cinquanta anni esatti dall’uscita nelle sale di Taxy Driver (1976) di Martin Scorsese – produttore esecutivo del film -, che gli fece guadagnare fama e notorietà, aprendogli le porte per la regia, Paul Schrader continua il lavoro all’interno di quei temi che da sempre lo affascinano e che già a partire dal 1972 hanno trovato compiuta espressione nel suo saggio Il trascendente nel cinema, oltre che, naturalmente, nella sua filmografia tutta.
Appartato, solitario e preda di proprie personali ossessioni è dunque John, come lo era il Travis Bickle di Taxy Driver, ma anche, a loro modo, come lo erano l’ex suprematista bianco, divenuto giardiniere, Narvel Roth (Il Maestro Giardiniere, 2022) e il William “Tell” Tillich ex torturatore di Abu Ghraib divenuto giocatore professionista di carte (Il collezionista di Carte, 2021).
Costoro tutti, sono alla ricerca in The Basics of Philosophy di un modo per scendere a patti con la propria vita passata, di trovare una possibilità di espiazione e perdono per i propri peccati e per il male che hanno commesso, anche quando questo male è stato insabbiato sotto una coltre di rispettabilità. Si tratta, come più sopra scritto, di riflessioni su cui il regista e sceneggiatore è impegnato a ragionare da anni e che affida, di film in film, ai suoi personaggi e suoi alter ego nella finzione filmica.

In un mondo dove essi paiono condannati a essere vittime o carnefici di qualcuno, e dove la mano di un destino manifesto (di matrice calvinista) sembra aver deciso per loro “Il cambiamento è davvero possibile?”, si chiede John e ci chiede, per suo tramite, Schrader. Il cambiamento e la redenzione sono fattori governabili da una ragione da contrapporre alle passioni, che portano invece all’autodistruzione?
Il Dr. John Jorrisen, per tutta la sua vita, ha cercato in The Basics of Philosophy di rispondere affermativamente a questa domanda, convincendo se stesso, prestando particolare attenzione alla patina di rispettabilità che ha costruito attorno a se, così come fatto dal Leonard “Leo” Fife interpretato da Richard Gere (che qui ritroviamo in una piccola parte) nel film Oh Canada del 2024. Ma i conti, alla fine, non tornano e la vita del docente entrerà in una nuova fase di crisi allorquando alla sua porta si presenterà Miguel.
Aquel punto, il controllo ferreo, autoimposto dal protagonista alla propria vita e alle proprie passioni, si troverà in procinto di collassare per sempre. “Esiste davvero la possibilità del cambiamento se il libero arbitrio non esiste?”: diviene questa, a quel punto, la domanda cui egli è chiamato a rispondere. Se, infatti, la vita di John pare essere stata plasmata dalle mani del padre, quella di Miguel sembra essere stata cambiata per sempre dalle azioni di John. Azione e reazione, vittima e carnefice, destino e libero arbitrio.
In The Basics of Philosophy , dove ci viene narrata una vicenda in cui colpa e perdono paiono intrecciarsi in modo inestricabile, dove le riflessioni sul trascendente assumono un’importanza preponderante, il rischio di trovarci di fronte a una pellicola sbilanciata era alto.
Schrader, invece, riesce a tenere la barra dritta, fedele ai modelli di cinema che analizza nel suo libro Il trascendente nel cinema: Ozu, Bresson, Dreyer (1972), confezionando un film che lavora per sottrazione, geometrico e calibrato anche nella recitazione dei suoi attori protagonisti (buone entrambe le prove di Jack Huston e Sofia Boutella), dove, pur con un ritmo compassato, la tensione resta alta e dove non mancano momenti di divertente alleggerimento (come nella sequenza dove compare sulla scena nientemeno che Baruch Spinoza in persona).
In continuità con quanto già visto nelle sue ultime regie, Schrader nel proporre il proprio cinema, dall’alto della sua età non certo giovanissima, effettua, in ultimo, una riflessione anche sulla vita e su quello che ci attende dopo di essa.
E così, non solo per i cinefili, di The Basics of Philosophy consigliamo la visione.
The Basics of Philosophy – Regia e Sceneggiatura: Paul Schrader; fotografia: Sean Price Williams; montaggio: Stephen Gurewitz; musica: Eli Keszler; interpreti: Jack Huston, Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman, Dana Delany, Shiloh Fernandez, Karl Glusman, Elizabeth Petruso; produzione: Film Maudit (Braxton Pope), Redline Entertainment (David Wulf); origine: USA 2026; durata: 94 minuti.
