Torino F.F.: Le ravissement di Iris Kaltenbäck (Concorso – Premio speciale della Giuria, Miglior attrice protagonista)

  • Voto
4

Non siamo ancora alla straordinaria forza narrativa di Anatomia di una caduta di Justine Triet – per me uno dei migliori film dell’anno, se non il migliore – ma anche il debutto alla regia di Iris Kaltenbäck è opera di grande, non indifferente rilievo. E come quella della più esperta collega Triet, aveva debuttato a Cannes 2023, però “solo” nella “Semaine de la Critique”, anch’essa sfidando lo spettatore su quel confine sottile e spesso difficile da marcare, tra verità e menzogna, giusto e ingiusto. Parliamo di Le revissement, cioè, “Il rapimento” che ha ravvivato il Concorso del Torino Film Festival quest’anno molto sottotono e dove giustamente si è aggiudicato, a man bassa, due premi: quello speciale della Giuria e quello della Miglior attrice. Due premi strettamente correlati perché senza la presenza di Hafsia Herzi l’opera prima di Iris Kaltenbäck non potrebbe esistere, dato che l’eccellente funzionamento della storia e da come viene raccontata dipende in primis dalla performance della protagonista che da corpo e vivifica la narrazione in maniera straordinaria.

Lydia è una ostetrica brava e molto impegnata, ama profondamente il suo lavoro e si dedica ad esso con passione estrema – contemporaneamente è in una fase cruciale della sua vita quando si trova a vivere la rottura dolorosa di un rapporto amoroso di tre anni e quando scopre che la sua migliore amica Salomé (Nina Meurisse) è incinta. Come a dire un fallimento per lei e viceversa la felicità per l’altra. A questa “caduta”, a questo momento nero, la ragazza cerca in qualche modo di reagire: durante una notte insonne, in uno dei suoi spostamenti notturni, incontra Milos (Alexis Manenti), un conducente di autobus, immigrato di prima generazione proveniente dall’ex Jugoslavia e che è la voce over da cui il film è narrato, con cui ha una breve avventura che sembrerebbe finita appena nata.

Hafsia Herzi

Ma poi passano nove mesi e nasce la figlia di Salomé, Esmée, “colei che è amata”, di cui Lydia spesso si occupa per aiutare l’amica e che sente anche un po’ (forse troppo) sua. Segue allora un momento di svolta potente: un giorno, insieme alla piccola in braccio, rincontra per caso Milos a cui racconta…  – e qui ci interrompiamo per non togliere il piacere di quanto accade successivamente e che costituisce il clou potente del film, portando la protagonista in un gorgo infinito e terribile di inganni e menzogne.

Tra alcune reminiscenze cinefile kieslowskiane e il crudo realismo della sala parto di cui anche Claire Simon ci ha raccontato nel suo straordinario documentario Notre Corps, Le revissement è un’opera sorprendentemente matura dal punto di vista stilistico, dominata com’è da una fotografia livida (Marine Atlan) in cui si restituisce una Parigi quasi anonima e in predominanza notturna. E poi tutto funziona, in questo piccolo ma potente film, insieme essenziale e profondo, dal montaggio funzionale ai dialoghi assai succinti – cosa assai inconsueta in un cinema come quello francese dichiaratamente “bavard” (chiacchierone).

Iris Kaltenbäck ci consegna, così, un rimarchevole saggio sulla solitudine urbana e personale, sull’amore inespresso e sul fallimento di una esistenza in caduta con i suoi desideri segreti (ad esempio quello di una figlia, lei che poi è un’ostetrica) in un’opera tanto commuovente quanto bella e sentita. Perciò non crediamo di chiedere troppo se qualcuno la riuscisse a portare nelle sale del nostro paese.


Le revissement –  Regia: Iris Kaltenbäck; sceneggiatura: Naïla Guiguet, Iris Kaltenbäck, Alexandre de La Baume; fotografia: Marine Atlan; montaggio: Pierre Deschamps, Suzana Pedro; musiche: Alexandre de La Baume; interpreti: Hafsia Herzi, Alexis Manenti, Nina Meurisse, Younes Boucif, Radmila Karabatic, Dusko Badnjar, Ana Blagojevic, Grégoire Didelot, Mathieu Perotto, Brigitte Froment; produzione: MACT Productions, Marianne Productions, Canal+, Ciné+, ARTE France; origine: Francia, 2023; durata: 97 minuti.

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