Tristan Forever. Voto ***. Una docufiction sulla scelta estrema di un medico parigino di trasferirsi a vivere su una remota isola dell’Oceano Atlantico alla ricerca utopica di una patria d’adozione.
Il regista svizzero Tobias Nölle insieme a Loran Bonnardot porta a Locarno – dove nel 2007 aveva vinto il Leopardo d’oro con il cortometraggio René – Tristan Forever, un mélange di documentario e finzione presentato quest’anno in anteprima alla Berlinale.
Trasferirsi su un’isola isolata e lontana da tutto e tutti non è una scelta da prendere alla leggera nel giro di pochi giorni. Loran (Loran Bonnardot) infatti ci ha pensato per molto tempo, probabilmente vi si sta preparando da quando era giovane e ci andava in vacanza, già trent’anni prima. Ora, con la maturità dei cinquanta ha deciso che è arrivato il momento di fare il grande passo, lasciarsi tutto alle spalle, tagliare ogni ponte e iniziare una nuova vita su Tristan.
L’isola in questione è la minuscola e ai più sconosciuta isola di Tristan da Cunha, che fa parte di un arcipelago di isole vulcaniche appartenenti al territorio britannico, di cui solo una abitata e raggiungibile in ben dieci giorni di barca da Città del Capo.
Tristan Forever si apre proprio con il viaggio in nave, con Loran unico passeggero a bordo. Una traversata che di per sé è già distruttiva ed estrema da intraprendere, durante la quale non sembra esserci via di scampo per chi come il protagonista soffre il mal di mare.

Loran cinquantenne medico parigino ha lavorato tanti anni con l’organizzazione internazionale Medici Senza frontiere nei posti più disparati e ha vissuto drammatici scenari di guerra. Ora ha deciso di tagliare per sempre con il suo passato e scegliere per sé un posto isolato e solitario, per quanto impervio e privo di comodità. Una scelta che forse rappresenta semplicemente un’altra sfida a sé stesso. Conosce da sempre il pescatore Martin, una delle 234 anime che abitano l’isola vulcanica e nella cui casa ha sempre trovato non solo una calda accoglienza ma anche un amico durante i suoi soggiorni di vacanza.
A poco a poco Tobias Nölle si addentra nel passato dei due protagonisti principali di Tristan Forever: Loran e Tristan, servendosi anche di filmati e video del passato. Video di famiglia mostrano Loran insieme a Martin nelle sue visite precedenti e quando è stato padrino dei figli dell’amico, entrando quindi ufficialmente a far parte della famiglia. I due sono riusciti a mantenere stretti rapporti anche a grandi distanze, fra un soggiorno e l’altro senza mai perdersi di vista.
Un filmato di repertorio ricorda l’evacuazione forzata della comunità isolana dopo la potente eruzione del vulcano nel 1961. Allora tutti gli abitanti sono stati costretti ad un trasferimento d’emergenza e a soggiornare nella madre patria, l’Inghilterra, per ben due anni. Nonostante gli agi e le comodità con le quali sono entrati in contatto, gli sfollati hanno deciso all’unanimità di ritornare sull’isola. Forse per gli stessi motivi di Loran, per l’innato desiderio dell’uomo di vivere in un paradiso incontaminato, lontano da guerre e brutture, in una utopica patria ideale.

Eppure, le regole comunitarie per chi vive su Tristan sono molto severe, soprattutto per chi viene da fuori: la comunità decide dopo ben dodici lunghi mesi di soggiorno se accettare il nuovo abitante o respingerlo. Inoltre, tutti sono obbligati ad accettare un lavoro volontario al servizio della comunità. Loran declina garbatamente le richieste di offrire il suo sapere medico: quello è legato al suo passato. Deciso a mantenersi con lezioni di musica, fra le poche cose che si è portato da Parigi c’è infatti il suo pianoforte. Si cerca una casa e si coltiva un suo orto, alleva due pecore.
Forse in futuro diventeranno di più. Nonostante la sua enorme voglia e forza di volontà il parigino fatica: durante un’esplorazione si perde e rischia il congelamento; risistema il tetto di una casa abbandonata e in rovina dove ha deciso di trasferirsi, ma è sbadato e si dimentica una candela accesa. Martin e gli altri amici corrono, sempre pronti ad aiutare e a soccorrerlo. Ma Loran è un outsider, un sognatore. Nonostante non sia più un estraneo, il suo convivere con la selvaggia natura dell’isola risulta difficoltoso, fa fatica a adattarsi alla vita pratica della comunità.
I ricordi ed i sogni di Loran acquistano sempre più spazio nella narrazione di Tristan Forever, incalzano la sua voglia di rimanere legato alle cose, queste ultime, anzi, gli scappano via, gli sfuggono, finché arrivano a mescolarsi i confini fra onirico e reale. Un pinguino solitario si aggira fra le stanze vuote della casa: come Loran, un animale spaesato e fuori dal suo contesto naturale.
Da viaggio alla ricerca della patria ideale e utopica, il soggiorno su Tristan si trasforma per il medico in un viaggio nel profondo della propria crisi esistenziale, costretto a confrontarsi e a riconciliarsi prima con sé stesso e i fantasmi del passato, quelli che pensava bene di aver abbandonato sul continente. In sequenze di struggente malinconia l’isola di Tristan diventa paesaggio interiore più che reale, dove Loran, più che ritrovarsi e riappacificarsi, vi si perde dentro.
Tristan Forever – Regia e sceneggiatura: Tobias Nölle, Loran Bonnardot; fotografia: Tobias Nölle; montaggio: Tobias Nölle, Aurora Franco Vögeli; musica: Michael Sauter; interpreti: Loran Bonnardot, Martin Green, Glenda Rogers; produzione: Hugofilm Features, SRF, Arte; origine: Svizzera 2026; durata: 90 minuti.
