Le mille luci di Antonello Falqui di Fabrizio Corallo

Bisogna avere preferibilmente più di sessant’anni, diciamo pure settanta, per ricordarsi di Antonello Falqui. Che fu davvero, come elogia il critico televisivo Aldo Grasso, «il sabato sera degli italiani”, specie tra fine anni Cinquanta, i Sessanta e buona parte dei Settanta. Falqui (1925-2019) ha incarnato al meglio una certa idea del varietà televisivo di prima serata: elegante, in bianco e nero, dotato di un certo stile. Alcuni dei titoli? “Il Musichiere”, “Studio 1”, “Canzonissima”, “Teatro 10”, “Milleluci”… E proprio Le mille luci di Antonello Falqui si chiama il ritratto firmato da Fabrizio Corallo, scritto con Gabriele Raimondi. Passato alla Festa di Roma, si vedrà su Rai 1 domenica 9 novembre alle 23.40, per il centenario della nascita.

«Mi sono chiesto: quando morirò come sarò ricordato? Certamente come “il re del varietà”, anche perché non ce ne sono stati altri…» scandisce l’interessato in un’audio-intervista del 2016 concessa al “biografo” Enzo Lavagnini. Non che gli difettasse l’alta considerazione di sé, ma è indiscutibile il ruolo svolto da Falqui al servizio della Rai. Berlusconi, quando lanciò Canale 5, gli offrì 1 miliardo di lire all’anno per un triennio, ma l’uomo non si fece incantare dalla cifra: era nato professionalmente nella tv pubblica, lavorandovi sin dal 1952, e fino al 1990 circa, dopo varie delusioni, vi restò.

Alto, romano, capelli folti, sempre vestito con cura, autorevole e autoritario all’occorrenza, gran estimatore di Fred Astaire e Ginger Rogers, insomma del musical americano, Falqui ha inventato un genere televisivo, capace di totalizzare anche 22 milioni di spettatori quando l’Italia non superava i 50 milioni di abitanti. Carlo Verdone, che scrisse per lui un celebre sketch in una notte, lo definisce «il Luchino Visconti del varietà televisivo», per l’attenzione spasmodica alla qualità anche estetica del programma: luci, scenografie, coreografie, stacchi, orchestra, ospiti… Per confezionare una puntata di “Studio 1” si lavorava una settimana intera, e certo anche i costi erano notevoli, ma all’epoca non c’era la concorrenza delle tv private, tutto doveva essere fatto al meglio.

Non ci avevo mai pensato, ma, per dire, sua fu l’intuizione di piazzare l’ospite più atteso al centro della scena, senza nient’altro attorno, nel vuoto assoluto, facendo in modo che pavimento e pareti si unissero in un contenitore speciale. Mina, Milva, Ornella Vanoni, Rita Pavone, Raffaella Carrà, le gemelle Kessler, Paolo Panelli & Bice Valori, Walter Chiari, Lelio Luttazzi, Raimondo Vianello, il Quartetto Cetra, solo per dirne alcuni, per non parlare degli ospiti più importanti del cinema e della canzone. Difficile non ricordare Alberto Sordi che guarda a distanza ravvicinata Mina e le dice, complimentandosi: «Sei ‘na fagottata de robba». Oggi sarebbe impensabile.

Figlio del critico letterario Enrico Falqui, il giovane Antonello crebbe frequentando scrittori e poeti del calibro di Penna, Longanesi, Bontempelli, Ungaretti, ma fu il mondo dello spettacolo a sottrarlo agli studi di giurisprudenza. Prima il cinema, praticato come aiuto-regista di Curzio Malaparte e Camillo Mastrocinque, e presto la Rai, dove si fece subito valere. «Nessuno ci disse “Fate”. Così abbiamo fatto per conto nostro» sentiamo dire dalla sua voce. Anche se poi, nella Rai democristiana e bacchettona di quegli anni, qualche compromesso dovette accettarlo: come far indossare le calze nere alle Kessler.

Parlano in tanti nel ritratto, da Christian De Sica a Gianni Morandi, da Massimiliano Pani al figlio Luca, ma il meglio sta nei ritagli di quelle trasmissioni serali che tenevano inchiodati gli italiani davanti al televisore. A proposito, sapevate che il duetto “Parole parole”, 1972, nacque così perché Alberto Lupo era stonato come una campana e non avrebbe potuto rivaleggiare cantando con Mina? Il tutto a “Teatro 10”, s’intende diretto da Falqui (il primo a sinistra nella foto).

In Anteprima alla Festa di Roma (sezione Proiezioni Speciali).

Su Rai 1 domenica 9 novembre alle 23.40.

 


 

Le mille luci di Antonello FalquiRegia: Fabrizio Corallo; sceneggiatura: Fabrizio Corallo, Gabriele Raimondi; montaggio: Gabriele Raimondi; testimonianze: Gianni Morandi, Christian De Sica, Carlo Verdone, Renzo Arbore, Leopoldo Mastelloni, Michele Guardì, Aldo Grasso, Pippo Franco, Maurizio Micheli e Luca Falqui, Leontine Snel; produzione: Didi Gnocchi per 3D Produzioni Srl in coproduzione con Rai Documentari – Associazione Antonello Falqui; origine: Italia, 2025; durata: 60 minuti (in tv 52 minuti); distribuzione: 3D Produzioni Srl.

 

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