43° Torino Film Festival (21-29 novembre 2025): Highest 2 Lowest di Spike Lee (Fuori Concorso)


Fatemi cominciare dal fondo: in un film in cui si ascolta tanta, tantissima musica, soprattutto rap e dintorni, in un film che si svolge tutto nello show business, per meglio dire nel mondo delle etichette discografiche, i titoli di coda iniziano con la base, con l’arrangiamento di una musica nota, notissima. Sapete qual è? È Prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano. Correva l’anno 1973, e Spike Lee sembra quasi conferire al Molleggiato lo ius primae noctis nella creazione del rap. Una bella soddisfazione per la musica italiana, nel fine-settimana in cui è morta Ornella Vanoni.

                     Spike Lee e Denzel Washinghton

Fatemi cominciare dall’inizio: nel 1959 lo scrittore Ed McBain, celeberrimo e prolifico autore di polizieschi, scrive un thriller intitolato King’s Ransom, tradotto in italiano Due colpi in uno. Passano quattro anni è quel film viene trasposto per il cinema niente meno che da Akira Kurosawa, non nuovo nel suo geniale eclettismo a lasciarsi ispirare dalla cultura, dalla letteratura e dai generi americani. Il film di Kurosawa che in italiano si intitola Anatomia di un rapimento, in originale giapponese Paradiso e inferno e in inglese High and Low, è molto molto bello, si gioca, a parte nell’ultimo terzo, quasi tutto in interni, la regia è sontuosa. In breve: un industriale calzaturiero, socio di minoranza e più volte emarginato, fa di tutto pur di rilanciarsi fino ad acquisire la maggioranza delle quote e rilanciare a modo suo l’azienda. Gli rapiscono il figlio, la richiesta di denaro è spropositata, e lui, com’è ovvio, è disposto a lasciar da parte il disegno concepito e destinare tutti soldi al riscatto. Peccato che il rapitore abbia commesso uno scambio di persona e abbia rapito invece il figlio di un suo fedele collaboratore, che anche volendo non sarebbe mai in grado di pagare quel riscatto. Che fare? Quello che non si sarebbe esitato a fare se il figlio fosse stato il proprio? Aiutare dunque il collaboratore pagando in vece sua il riscatto? Oppure ritornare al punto di partenza, ovvero i soldi disponibili investirli nell’acquisizione dell’azienda? Nel film di Kurosawa l’indecisione sulla scelta da compiere va molto per le lunghe, ma alla fine Gondo, così si chiama il protagonista (lo interpreta Toshiro Mifune), la sua scelta la compie a favore del suo sottoposto e del di lui figlio. E la polizia, intelligente e competente, lo aiuta a capire chi è stato il rapitore, perché l’ha fatto, e a recuperare i soldi. Per l’appunto: high to low, ovvero invidia sociale di un – neanche poi troppo (studia medicina!) – derelitto nei confronti del big.

Più di cinquant’anni dopo il plot torna negli USA, segnatamente a Manhattan, più precisamente: Lower Manhattan… Qui in un penthouse mozzafiato, vista mare, vista Statua della Libertà vive David King (Denzel Washington) con moglie Pam (Hilfenesh Hadera) e figlio Trey (Aubrey Joseph). Il nome ovviamente lo aiuta: David è, anzi per meglio dire è stato il Re del mondo discografico americano, alle pareti – oltre a dei Basquiat – fanno bella mostra di sé le copertine delle più importanti riviste americane, Time  e The New Yorker compresi. Come il suo omologo giapponese, anche lui ha vissuto tempi miglori, non versa in ottime acque, rischia di essere acquisito da una major concorrente e vuole tentare un’operazione simile a quella di Gondo. Quando…la storia è più o meno la stessa del film di Kurosawa, con una piccola grande differenza, mentre nel film giapponese il rapimento era dettato da mera invidia sociale, qui è in ballo qualcosa di molto più importante, il rapitore ha, avrebbe, ben altre ragioni per compiere il misfatto, per mettere in atto il rapimento – in questa vicenda, lo si capisce, quasi subito c’è di mezzo la musica, la musica nera, la musica rap, con le conseguenze che non dirò, peraltro non molto dissimili nella sostanza rispetto al film di Kurosawa (i cui eredi, peraltro, per mezzo della Kurosawa Production, hanno di fatto adottato il film di Spike Lee).

Denzel Washington e Hilfenesh Hadera

Fermo restando che tanto nel film giapponese quanto in quello americano svolgono un ruolo centrale i media e l’impatto che potrebbe avere la decisione assunta dal protagonista (evidentemente nel caso dell’ultimo film stiamo parlando di social media), mi pare che il vero valore aggiunto del film, oltre a una colonna sonora sensazionale, oltre a una regia sontuosa e barocca (come non si vedeva da tempo nell’opera di Spike Lee, erano passati cinque anni dall’ultimo film), oltre a un montaggio avvincente (resterà in mente la lunga sequenza della festa portoricana) è una dialettica interna alla cultura afroamericana, ovvero la dialettica anzi l’opposizione fra chi, pur venendo dai ghetti (David è originario del Bronx), ce l’ha fatta, ce l’ha fatta eccome e chi invece è rimasto ai margini della società, anzi se è possibile tale contrapposizione si è addirittura estremizzata, prova ne sia che il titolo di questo film, che non avevo ancora detto suona (è il caso di dirlo) Highest 2 Lowest che altro non è se non il superlativo della versione anglo-americana del film di Kurosawa.

Dicevamo della polizia intelligente e competente di Yokohama dove si svolgeva il film giapponese. Qui si fa molta fatica a dire la stessa cosa. I poliziotti, gli investigatori sono lenti e antipatici. Ma questo è un meraviglioso pretesto perché sia il protagonista stesso David a farsi giustizia da solo, in perfetto stile americano. Non rivelo la fine, un po’ troppo buonista, a parer mio.

Il buon Denzel che ha pur sempre i suoi bei 71 anni fa un po’ fatica, com’è giusto che sia, nelle scene più movimentate, ha delle espressioni un po’ imbambolate anche nelle scene più drammatiche, e non è proprio bravissimo a esprimere emozioni e turbamenti (ma questo è il personaggio, certamente un po’ indurito dalla scalata alla carriera e dalla inaspettata discesa, anche qui un po’ high to low, dalle stelle alle stalle), forse vi è un’unica scena davvero drammatica, quando, di fronte al dilemma davanti a cui è posto, si rivolge ai poster di James, di Stevie e di Aretha chiedendo loro che cosa avrebbero fatto al posto suo. E poi…

Su Apple TV+.


Highest 2 Lowest  – Regia: Spike Lee; sceneggiatura: Alan Fox; fotografia: Matthew Libatique; montaggio: Barry Alexander Brown, Allyson C. Johnson; interpreti: Denzel Washington, Jeffrey Wright, Ilfenesh Hadera, Aubrey Joseph, Michael Potts, Andy McQueen, Dean Winters, Elijah Wright, Rick Fox, Nuri Hazzard, Jensen McRae, Jade Cayne, Wendell Pierce, Ice Spice, Frederick Weller; produzione: Kurosawa Production, 40 Acres and a Mule, Filmworks, Escape Artists, Mandalay Pictures; origine: USA ,2025; durata: 133 minuti; distribuzione: Apple TV+.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *