Rome International Documentary Festival (Roma 2-7 dicembre 2025): Coexistence, my Ass! di Amber Fares


Coexistence, My Ass! è un documentario urgente, coraggioso e profondamente umano che attraversa i confini tra comicità, politica e tragedia. Diretto da Amber Fares (Speed Sisters, 2015, il suo fortunato debutto), il film segue la comica e attivista israeliana Noam Shuster-Eliassi, cresciuta nel villaggio misto di Neve Shalom / Wahat al-Salam, simbolo dell’utopia della convivenza tra ebrei e palestinesi. L’infanzia di Noam rappresenta il sogno liberale israeliano della “coexistence”, un mito di pace costruito sull’idea di uguaglianza, ma fondato su una profonda asimmetria di potere. Da adulta, Noam scopre che quella convivenza era solo un racconto per le coscienze, un linguaggio che mascherava l’ingiustizia.

Il film si muove su due piani: la scena e la vita. Da un lato, la stand-up comedy di Noam, con il suo ritmo brillante e feroce, in cui la risata diventa un atto politico e un modo di sopravvivere. Dall’altro, la realtà quotidiana di una donna che tenta di restare lucida in un mondo che crolla. Amber Fares alterna questi due registri con un montaggio preciso di Rabab Haj Yahya, bilanciando l’energia del palco con la desolazione della vita fuori scena. La fotografia di Philippe Bellaïche e Amit Chachamov alterna luci teatrali calde e intime a paesaggi sospesi, grigi, quasi immobili, restituendo la sensazione di una doppia esistenza.

L’umorismo di Noam non intrattiene: denuncia. È un’arma, una forma di resistenza e disobbedienza linguistica. In scena, la comica decostruisce la retorica della pace, la sinistra israeliana che parla di diritti mentre legittima l’occupazione, il linguaggio delle ONG e delle istituzioni internazionali che trasformano la tragedia in protocollo. «Mi applaudono quando dico che Israele è razzista», dice Noam, «ma se lo dice un palestinese, cala il silenzio». È una delle frasi più forti del film, che smaschera il privilegio implicito nel poter criticare dall’interno ciò che altri subiscono da fuori.

Dopo il 7 ottobre 2023, la risata si incrina. L’artista perde il linguaggio, la scena si svuota, la parola “pace” diventa impronunciabile. Amber Fares sceglie di non ricorrere all’enfasi né al pietismo: lascia che il silenzio parli. La comicità, prima strumento di denuncia, diventa impossibile. Il film si trasforma in elegia, in un autoritratto politico di una società in frantumi. L’effetto è devastante perché autentico: la protagonista attraversa il dolore, ma non rinuncia alla lucidità.

Noam Shuster-Eliassi

Coexistence, My Ass! è anche un atto di autocritica del cinema israeliano contemporaneo. Non offre neutralità, ma responsabilità; non cerca consenso, ma consapevolezza. Mostra la crisi morale di un Paese che continua a raccontarsi democratico mentre perpetua la violenza strutturale dell’occupazione. Nello sguardo di Fares e nella voce di Shuster-Eliassi c’è il rifiuto dell’indifferenza, la volontà di restituire complessità a un discorso troppo spesso semplificato dai media.

È un film imperfetto, e proprio per questo vivo: l’alternanza tra humour e dolore, tra pubblico e intimo, produce una tensione che non si risolve, ma resta addosso. Alcune voci ne criticano la prospettiva ancora centrata sull’esperienza israeliana, ma il film sembra consapevole di questa contraddizione — la include, la espone, la fa diventare parte del discorso stesso.

In un panorama dominato da retorica e polarizzazione, Coexistence, My Ass! riesce a restituire la verità del dubbio. Non è un film sulla pace, ma sulla perdita della pace. Non racconta la coesistenza, ma la sua impossibilità. Eppure, nella fragilità di Noam, nella sua capacità di ridere e crollare, resta un barlume di umanità: la possibilità di non smettere di guardare.

Un’opera scomoda, lucida e necessaria, che usa la risata come lama e la vulnerabilità come resistenza. Uno dei documentari più significativi e coraggiosi degli ultimi anni sul fallimento morale e linguistico della “convivenza”.


Coexistence My Ass – Regia: Amber Fares; sceneggiatura: Rachel Leah Jones, Rabab Haj Yahya; Fotografia: Amber Fares, Philippe Bellaïche, Amit Chachamov; montaggio: Rabab Haj Yahya; musica: William Ryan Fritch; interpreti: Noam Shuster-Eliassi; produzione: Amber Fares, Rachel Leah Jones, Valérie Montmartin per Reel Peak Films, Dipdive, Cie des Phares et Balises, Intuitive Pictures; origine:  Stati Uniti/ Francia/ Israele, 2025; durata: 95 minuti; distribuzione: Wanted.

 

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