43° Torino Film Festival (21-29 novembre 2025): Todas las fuerzas di Luciana Piantanida (Concorso)


La porteña Luciana Piantanida è regista, sceneggiatrice e anche produttrice, insieme al collettivo (dal nome favoloso) “Pensare con le mani”, di Los Ausentes (2014) e ora di quest’ultimo Todas las fuerzas, in concorso al TFF e facente parte di una nutrita presenza di titoli ispanoamericani sparsi nelle diverse sezioni festivaliere (La anatomìa de los caballos, Hamburgo ed El cautivo, tra gli altri).

La cifra dei progetti portati avanti dal collettivo argentino, e che connota anche quest’ultimo film, è quella di un impegno sociale e trasformativo, rispetto soprattutto a una prospettiva decolonizzante, ma attuata tramite la costruzione di immaginari alternativi in rapporto con quelli più commerciali, veicolati dalle produzioni dominanti. Quindi, come accade in Todas las fuerzas, raccontare delle storie  -per un pubblico vasto – che siano politiche e allo tempo stesso che utilizzino e riconfigurino generi cinematografici e figure retoriche popolari.

In questo film le riprese di un drone che sorvola la zona di Plaza Miserere, nota come Plaza Once per la presenza di una delle principali stazioni di Buenos Aires, aprono e chiudono il film, contribuendo a tratteggiare da subito il senso di un’immagine insieme realistica e visionaria, tipica probabilmente di quel realismo magico che attinge la sua forza dalle storie e dagli spazi del fantastico.

E’ infatti la realtà filtrata dalla percezione soggettiva di Marlene, la protagonista assoluta del film (presente in quasi tutte le sequenze), quella che vediamo scorrere in tutte le tappe che compongono il suggestivo, seppur a tratti un po’ scombinato, racconto di Todas las fuerzas. Allo stesso modo la vicenda drammatica di alcune immigrate latinoamericane che vivono nel quartiere attorno a Plaza Once facendo lavori notturni logoranti e rischiosi, e con cui Marlene intreccia rapporti di varia natura, alcuni di amicizia altri più misteriosi, via via incontra, non sempre coerentemente, i toni del poliziesco, il mondo dei superpoteri e gli spazi del fantasy.

Marlene (Celia Santos), con origini indigene, lavora per la borghese Bettina (Andrea Garrote) prendendosi cura della madre anziana (Silvina Sabater), vittima di una depressione profonda e forse di una malattia neurodegenerativa. Nella relazione ci sono tutti i non detti e i ricatti che spesso connotano questi rapporti di dipendenze reciproche, anche se, come più spesso accade, è la lavoratrice a dover accettare delle richieste indebite e manipolative da parte della datrice. Ma Marlene non si accontenta della banale mediocrità di una simile realtà, e facendo una specie di (sapiente) mossa del cavallo -ovvero spiazzare con fantasia e senza quiete-, decide di riprendersi la propria libertà: quando l’anziana donna si addormenta la vediamo, infatti, uscire di casa e avventurarsi in un mondo notturno e caotico per andare a cercare, in quella che apparirà sempre più un’indagine tra poliziesco e noir, una sua amica scomparsa – e capiremo tragicamente. Marlene incontra altre donne, boliviane, paraguaiane e peruviane, che lavorano di notte: in scantinati dove si cuciono vestiti fino all’alba, in hall di sordidi alberghi, in enormi magazzini la cui pulizia occupa l’intera notte, in locali notturni malfamati e con accenti marcatamente machisti. Ed è in questo contesto che notte dopo notte elementi fantastici arrivano ad irrompere nel quotidiano, tracciando legami invisibili tra le vite delle donne e a volte creando alleanze tra loro addirittura attraverso la forza dei ‘superpoteri’ – la mossa del cavallo è allora forse proprio questa: usare contro l’anonimato, la negazione e il patriarcato, con coraggio ma senza perdere la meraviglia e il senso dello straordinario, appunto tutte le forze.

Un’altra dimensione, anch’essa politica, è quella che vede queste donne dimenticate, quasi tutte immigrate, che abitano una Buenos Aires segreta ed hanno spesso sintomi di soffocamento rispetto alle ‘prigioni’ in cui sono costrette a vivere di notte, come una possibile allegoria del dramma e dei traumi dei desaparecidos sotto la dittatura militare argentina.

Eppure il secondo lungometraggio di Piantanida, nonostante l’originalità e i buoni intenti, non sempre riesce a tenere insieme tutti i suoi diversi piani – narrativi, di critica sociopolitica, di relazione tra generi cinematografici diversi -, faticando nel mantenere salda, e a più riprese, la sceneggiatura e non riuscendo a trovare un proprio punto di vista che riesca anche a farsi vero e proprio sguardo.


Todas las fuerzas – Regia e sceneggiatura: Luciana Piantanida; fotografia: Gustavo Schiaffino; montaggio: Lorena Moriconi; suono: Omar Mustafà; interpreti: Celia Santos, Andrea Garrote, Silvina Sabater; produttori: Andrea Testa, Francisco Márquez, Luciana Piantanida; origine: Argentina/Perù, 2025; durata: 70 minuti.

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