48° Cinéma du Reél (Parigi, 21-28 marzo 2026): London di Sebastian Brameshuber (Grand Prix) e Palmares del Festival

LondonSi è chiuso sabato 28 marzo la 48esima edizione del Festival du Cinéma du Reél con il Grand Prix a Sebastian Brameshuber, registra austriaco  – che lo ha già vinto nel 2019 con Bewegungen eines nahen Bergs (Movimenti di una montagna vicina) – per London (Londra), film che aveva avuto l’anteprima internazionale nella sezione Panorama della Berlinale 2026.

È la storia di Bobby, settant’anni ben portati, e dei suoi viaggi tra Vienna e Salisburgo per andare a trovare un amico in ospedale, con compagni strada sempre diversi. Viaggiatori che lo contattano su una piattaforma e condividono con lui le spese del viaggio. Il primo è un soldato di leva, poi è il turno di un apprendista in un grande magazzino, una madre di famiglia con marito e figlio (che dormono sul sedile posteriore), un’immigrata rumena…

Apparentemente il centro del film sono i viaggi in macchina, ma ben presto ci accorgiamo che il tema è il valore della condivisione, l’incontro con l’inatteso che – in questo terreno di nessuno rappresentato dal tempo del viaggio – si trasforma in introspezione, accoglienza del punto di vista dell’altro, confronto. In una parola: in intimità.

Londra non c’entra nulla, il perché di questo titolo non viene spiegato. Bobby la cita solo una volta, come la città in cui ha passato qualche anno da giovane e da cui era tornato nel suo paesino austriaco con i capelli lunghi; suo padre lo aveva incontrato casualmente per strada e aveva fatto finta di non riconoscerlo. Un racconto privato, un frammento di memoria, condiviso con lo sconosciuto di turno. Peccato che la storia sia inventata e Bobby non è soltanto l’autista dell’auto ma un attore scelto da regista: Bobby Sommer.

Scoprire questo leggendo non il catalogo (dove, nel caso di altri film della competizione, se si tratta di docufiction viene chiaramente detto) ma in un intervista, suona come un tradimento le cui avvisaglie sono già palesi durante la visione: non c’è niente di veramente inatteso nel film, nei gesti dei personaggi come nei movimenti della macchina da presa. Tutto è pacato, le inquadratura estremamente pulite, in un campo e controcampo che non ha nulla del documentario di osservazione. E infatti – sempre leggendo l’intervista – si scopre che è stato realizzato in studio, la Range Rover di Bobby non è altro che un dispositivo narrativo, i dialoghi sono stati filmati prima in un campo e poi nell’altro. E i viaggiatori sono stati selezionati in un casting. Sono non attori, certo, le conversazioni sono spontanee, è vero, ma le tipologie sono state scelte dal regista secondo un suo piano preordinato, come una brava massaia che sceglie gli ingredienti del suo manicaretto tra le corsie di un supermercato. Per quanto il film sia gradevole, alcuni dialoghi profondi, il personaggio di Bobby – che come Caronte traghetta vite nel flusso dell’esistenza – empatico, ci si chiede come si fa a mettere al centro della propria riflessione l’inatteso se poi si evita di incontrarlo durante la realizzazione del film?

Convince poco sentire spiegare al regista che “Il filo rosso del film appartiene alla finzione, ma allo stesso tempo il sentimento di perdita abita realmente Bobby”. E aggiungere, come a volersi scusare in anticipo, “Il cinema crea sempre una nuova realtà, anche se si tratta di un documentario”.

London
Un chant aveugle di Stefano Canapa e Natacha Muslera

Torna in mente Taxi Teheran di Jafar Panahi o anche il lavoro preparatorio di Adele Tulli per il suo primo film, Normal, quando ha attraversato l’Italia viaggiando da Nord a Sud con passaggi in auto prenotati sulla solita piattaforma, raccogliendo storie, riflessioni, punti di vista e realizzando un affresco dell’Italia di oggi davvero concreto, profondo e ironico.

Tra gli altri premi, i principali sono andati al francese Un chant aveugle di Stefano Canapa e Natacha Muslera (Prix Sacem per la migliore Musica e Prix Cnap per il migliore film francese); al canadese Levers di Rhayane Vermette (Prix International Cinéma du Reél); alla coproduzione iraniano-venezuelana-canadese-turca An Incomplete calendar di Sanaz Soharabi (Prix Loridan-Ivens per l’opera prima); al tailandese Local Sensations di Tulapop (Prix du Court Métrage).

Le giurie hanno scelto i film più coraggiosi, sfidanti come linguaggio ma anche come soggetti affrontati, all’interno di una selezione che però non ha brillato per scelte innovative. La direttrice del festival, Catherine Bizern, ha iniziato il discorso di apertura del Palmares dicendo che il compito di un festival è quello di spingere gli autori a osare, eppure non è sembrata questa la linea dell’edizione di quest’anno del Cinéma du Reél.


London (Londra)  Regia : Sebastian Brameshuber; fotografia: Klemens Hufnagl, Patrick Wally; montaggio: Matthias Kassmannhuber, Nora Czamle; suono: Dane Komljen, Sebastian Brameshuber; produzione: Panama Film; distribuzione: Square Eyes; origine: Austria, 2026; durata: 117 minuti.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *