48° Cinéma du Reél (Parigi, 21-28 marzo 2026): Un chant aveugle (Un canto cieco) di Stefano Canapa e Natacha Muslera (Prix Cnap per il migliore film francese))

Un chant aveugleClap! Un suono, un gesto: quello di due mani che si incontrano e producono quel rumore netto e inconfondibile con cui, in mancanza di un ciack, si sincronizzano sonoro e immagine all’inizio di una ripresa. Eppure qui non c’è immagine, solo uno schermo nero.

Comincia così Un chant aveugle, documentario girato in 16mm (che rarità, ai nostri giorni) da Stefano Canapa – italiano di nascita e formazione, ma con una carriera tutta sviluppatasi in Francia – e Natacha Muslera – compositrice, musicista e filmmaker a cui si deve l’idea del film.

Racconta di un coro di musica sperimentale, il Chœur Tac-Til, composto da vedenti e non vedenti (Muslera è una dei membri ed è la compositrice della maggior parte dei brani del loro repertorio), che parte per il Giappone sulle tracce delle leggendarie goze, musiciste cieche itineranti che attraversavano in gruppo il paese sin dall’epoca medievale, portando di villaggio in villaggio le loro esperienze attraverso la musica e il canto; una tradizione che e si è esaurita all’inizio degli anni ‘70 del XX secolo. Storie invisibili, donne ai margini della società, di cui restano pochissime immagini: un filmato d’archivio del 1973 (che i due registi hanno inserito nella loro tessitura) e un documentario di Nagisa Oshima (Il viaggio dei musicisti ciechi, 1972).

“È quello che facciamo anche noi con il Coro Tac-Til: portiamo dei suoni che abbiamo appreso altrove nelle  nostre vite agli altri attraverso il canto”, dice Angelica, una delle cantanti.

Il film comincia con una sua intervista, unica sequenza a colori del film, in cui ci introduce alla sua percezione del mondo, lei cieca dalla nascita. Ed è come avere i primi rudimenti di una lingua sconosciuta, come entrare in Cecità, il romanzo di José Saramago, dove piano piano il non vedere diventa condizione condivisa.

Passiamo così a un bianco e nero granuloso, dai forti contrasti e ci accorgiamo che Un chant aveugle è anche un film tattile, una tessitura di chiaroscuri in cui l’uso del 16mm non è un vezzo. La grana della pellicola ci permette di sentire questa fisicità del suono, dà rilievo all’immagine e vorremmo metterci le mani sopra, come fanno i membri del gruppo per conoscere il mondo intorno a loro.

Li vediamo percorrere insieme, come delle goze  moderne, un sentiero emotivo per le vie del Giappone – nei vagoni del treno, in un bosco, lungo le vie affollate di città come Kyoto. Assorbono suoni, sensazioni. Anche il fonico – il compositore Lionel Marchetti – diventa personaggio: lo seguiamo mentre coi suoi microfoni capta i suoni senza le cuffie per stabilire un contatto fisico con le vibrazioni di quello che ha intorno.

Come fa il Chœur Tac-Til, la cui pratica musicale è basata sull’imitazione degli ecosistemi sonori.

Non c’è sincronia tra immagini e suoni, dicevamo, piuttosto il visivo e il sonoro si evocano a vicenda creando una circolarità che penetra nei corpi, dei cantanti e di noi spettatori, che a volte restiamo nell’oscurità mentre il suono fa emergere paesaggi invisibili; vedere e ascoltare diventano una cosa sola, ovvero “sentire” nel senso di provare sensazioni.

“Posso dire che la prima intuizione del film viene da questa sfida – racconta Muslera – fare un film dove gli occhi non sono il solo mezzo per accedere alle immagini”.

Ed ecco che Un chant aveugle ci porta in una dimensione poetica e sperimentale propizia a far condividere l’esperienza del Cinema, come quella della Musica, a vedenti e non vedenti insieme. Il concerto finale, quando il coro francese incontra l’ensemble The Otoasobi Project di Kobe, produce questa esperienza collettiva e inclusiva, ed è come se sul palcoscenico risuonasse l’eco delle goze. La loro storia, che sembrava cancellata dalla modernità, resiste sotterranea e carsica, riemergendo quando meno ce lo si aspetta.


Un chant aveugle (Un canto cieco)  Regia : Stefano Canapa e Natacha Muslera; fotografia: Stefano Canapa; montaggio: Jérémy Gravayat, Stefano Canapa, Natacha Muslera; suono: Lionel Marchetti; musica: Lionel Marchetti, Natacha Muslera; testi: Cécile Sans; produzione: Volte Films, Off-Cells, Daltonica; origine: Francia, 2026; durata: 63 minuti .

 

One thought on “48° Cinéma du Reél (Parigi, 21-28 marzo 2026): Un chant aveugle (Un canto cieco) di Stefano Canapa e Natacha Muslera (Prix Cnap per il migliore film francese))

  1. Un film sicuramente grondante di emozioni anche perché riporta in vita le storiche musiciste cieche itineranti giapponesi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *