Festival di Cannes (12-23 maggio 2026): La Vénus électrique di Pierre Salvadori (Film d’apertura)

La Vénus électrique: frizzante, originale commedia è forse uno dei migliori film di apertura di Cannes da diversi anni. Voto ***(*)

Come ormai di consueto o quasi, il Festival di Cannes, arrivato alla sua 79° edizione, è stato aperto da una commedia francese. L’anno scorso era toccato a Partir un jour (Allora balliamo)di Amélie Bonnin quest’anno è stata la volta di La Vénus électrique di Pierre Salvadori, regista francese esperto di commedie romantiche. E come già il titolo del film ben fonde la forza dell’energia con l’idea di amore, la storia sembra dare ragione alla tesi che la passione amorosa non consista in altro che una serie ripetuta di scariche elettriche. La fiction si richiama volutamente all’estetica retrò degli Anni Venti anche giocando molto sulla semplicità del set e sulle trovate visive di gusto istrionico. La locandina non per niente ricorda molto quella celeberrima di Metropolis con Brigitte Helm nell’iconica figura di Maria, la prima donna robot.

La Vénus électriqueSolo che il regista Salvadori invece di riprendere il tema della grande metropoli del futuro, preferisce ambientare la sua storia in una Parigi che ha più l’aria di paese che non di grande città, con i protagonisti che si muovono fra le baracche e i tendoni da fiera, in un parco divertimenti ricco di spettacoli inusuali e attrazioni di ogni genere. Proprio in un luna park alla periferia della città la giovane Suzanne (Anaïs Demoustier) si guadagna da vivere vendendo per pochi soldi i suoi baci elettrici a spettatori temerari. Un numero avvallato storicamente da esperimenti veramente avvenuti in quel periodo e che il regista si sforza di rendere nella sua burlesca messa in scena. Va da sé che il guadagno da Venere carica di elettrodi di Suzanne non basta nemmeno per comprarsi le pomate per le mani ustionate dalle scosse elettriche che ne ricava ad ogni spettacolo. Così si ritrova quasi senza volerlo a fare la medium e a raggirare con sedute spiritiche il promettente artista Antoine Balestro (Pio Marmaï) distrutto da un lutto e che desidera riallacciare il contatto con la sua compagna Irène (Vimala Pons), morta in un incidente stradale. La linea del racconto si sdoppia con il ritrovamento del diario segreto di Irène da parte di Suzanne, che se ne impossessa e dà inizio ad un’appassionata lettura con la quale contagia anche la sua vicina di letto – una piccola diversione che richiama alla pubblicazione di romanzi a episodi sulle riviste dell’epoca. Insieme al mercante d’arte Armand (impersonato da Gilles Lellouche, attore che ritroviamo protagonista anche nel film in concorso Moulin di László Nemes), amico di Antoine, Suzanne-Irène riesce a far rinascere nel pittore il fuoco della passione amorosa, la voglia di vivere e, cosa più importante dal punto di vista finanziario, lo aiuta a ritrovare l’inspirazione artistica andata perduta.

La frizzante e originale commedia è forse uno dei migliori film di apertura di Cannes da qui a qualche anno e proprio nella sua semplicità è da cercare il suo pregio migliore. Pur essendo la sceneggiatura l‘esito di un lavoro a più mani non risulta troppo costruita e anzi, scorre fluida e accattivante fino alla fine. Il cast di attori non delude e di particolar pregio risulta la figura di Irène interpretata da Vimala Pons, trasformata nel film in una musa d’artisti, una Kiki de Montparnasse dalla rossa chioma.

La Vénus électrique

Tutti gli attori ricorrono ad una forte mimica facciale per la loro interpretazione che sa molto di teatro e si riallaccia alla tradizione della Comédie-Française, ma come dicevamo non c’è ombra di intento macchinoso, e ogni scena risulta, viceversa, di grande spontaneità. Certamente la musica del compositore francese Camille Bazbaz, già in vari e precedenti progetti collaboratore di Salvadori, svolge un ruolo primario nel sottolineare i momenti salienti e le originali trovate narrative. La Vénus électrique come dicevamo è una commedia più che discreta di sicuro uscirà anche nei nostri cinema.


La Vénus électrique – Regia: Pierre Salvadori; sceneggiatura: Robin Campillo, Benjamin Charbit, Benoît Graffin, Pierre Salvadori, Rebecca Zlotowski; fotografia: Julien Poupard; montaggio: Anne-Sophie Bion; musica: Camille Bazbaz; interpreti: Pio Marmaï, Anaïs Demoustier, Gilles Lellouche, Vimala Pons; produzione: Les Films Pelléas, Versus Production; origine: Francia 2026; durata: 122 minuti.

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