Sicilia Queer Filmfest XIV° Edizione (Palermo, 25-31 maggio): El polvo di Nicolás Torchinsky (Vincitore del Concorso)

Polvere sul divano. Una mano la pulisce via, poi tocca il tessuto del mobile, sente un’energia. Da sempre il cinema, attraverso il dettaglio, ha lasciato parlare gli oggetti. O, meglio, ci ha mostrato il loro potere presentificante, in quanto silenziosi testimoni della vita delle persone. Gli oggetti recano tracce del passaggio dell’uomo, dell’utilizzo che fa dei suoi strumenti. In questo senso, gli oggetti forniscono sempre indizi sulla personalità del suo proprietario, ma mai conclusioni definitive sulla sua identità. July Romero è scomparsa nel 2016, ma la sua energia è ancora ben presente nella scenografia di casa sua, che oggi però deve essere svuotata, e gli oggetti che hanno a lungo abitato quella dimora riposti in scatoloni per proseguire il proprio viaggio altrove, come July.

Chi era July Romero? Era Julio, spaesato omosessuale orfano di genitori, o July Regina, poderosa donna di spettacolo, icona transessuale argentina? Le immagini sono sfocate, le identità (personali, di genere) precarie, ma superata la tendina di una finestra si trova una luce accecante, l’ancor viva energia di una stella. María Luisa racconta il suo Julio: le sue ambizioni artistiche, la sua emarginazione sociale, le sue crisi esistenziali. Ma la camera di Nicolás Torchinsky, nipote di July, punta continuamente altrove, esplora da cima a fondo la casa che si sta svuotando, indugia su oggetti di vario tipo (foto, spille, profumi, parrucche, portasigarette). Come se ogni oggetto raccontasse una storia completamente diversa, una July del tutto inedita, che neanche i suoi cari conoscono.

Mentre la voce tenta l’impossibile operazione di racchiudere entro qualche frase di senso compiuto l’interezza di una vita, il volto dell’occasionale narratore rimane sempre fuori campo. Ad assurgere a protagonista sono piuttosto le mani: aprendo cassetti della memoria, spolverando le stanze del ricordo, provando con il tatto a percepire ancora sui suoi beni l’energia di July. I lenti movimenti di camera perlustrano lo spazio circostante mettendo gradualmente a fuoco gli oggetti che di volta in volta il freddo occhio incontra: la vita di una persona viene raccontata da quella di una casa, la sua esistenza spezzata dalle crepe delle pareti, la negligenza della sua memoria dalla pervasiva polvere.

Come in ogni buon biopic, anche in El polvo la detection sul soggetto scelto risulta vana, in particolare quando tocca l’autorappresentazione: le immagini televisive delle performance canoro-recitative di July Regina Romero si riducono anch’esse in polvere, nell’effetto neve dell’apparecchio analogico. Spuntano audiocassette, lettere d’amore, fotografie di sconosciuti, un viaggio in Brasile che non si riesce a ricostruire. La casa si svuota, mentre altre vite, altre July, appaiono. È l’irriducibile proteiformicità dell’esistenza umana che nessun punto di vista privilegiato può negare, malgrado il bisogno dei cari di una chiusura. È lo specchio nero della memoria in cui ogni volta poter rimirare il fantasma di ciò che è stato vissuto, perduto, dimenticato.


El polvo – Regia: Nicolás Torchinsky; fotografia: Baltasar Torcasso; montaggio: Lorena Moriconi; musiche: Pablo Butelman; intepreti: July Regina Romero, María Luisa Varela, Santiago Torchinsky, Daniel Busato, Víctor Anakarato; produzione: Daniela Martínez Nannini per Mil Grullas Cine, Nicolás Torchinsky per Cabeza Negra Cine, Zebra Films; origine: Argentina, 2023; durata: 73 minuti.

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