Figlio di un’artista, Alejandro cresce nella fortezza della fantasia, separato dal mondo del lavoro, del dato, del capitalismo cognitivo. Alejandro è il suo progetto, un esperimento vivente, la possibilità di una forma di vita alternativa. Ma proprio in questo mondo fantastico incontra il mostro della realtà e ha inizio l’incubo della vita adulta. Ora i progetti non sono più sperimenti su forme di vita materiali, ma su database, archivi virtuali. Ora bisogna organizzare il flusso del lavoro e del denaro e accordare a ciò il flusso della propria vita. Gettato nella “vita vera”, Alejandro pensa ancora di stare nel proprio universo di fantasia: aspira a fare il designer di giocattoli, si sente un artista, come sua madre. Ma se vuole rimanere negli States necessita di un visto e quindi di un lavoro, qualsiasi lavoro. Niente più sogni, solo incubi a occhi aperti: attraverso un portale eccoci precipitati nell’inquietante, e riempito di glitch, mondo di Craigslist.
Dopo svariati anni passati a scrivere scenette per show di varietà come il “Chris Gethard Show” e il “Saturday Night Live”, il comico Julio Torres si mette in gioco in prima persona con il suo primo lungometraggio: è lui, infatti, a interpretare Alejandro e a riempire il film di tutta la frustrante esperienza di aspirante giocoliere in un mondo che del gioco non sa che farsene finché non produce profitti. La struttura a scenette di chiara derivazione televisiva potrebbe apparentemente limitare la possibilità di immersione diegetica, eppure ci porta molto più vicino all’esperienza psichica di un lavoratore nell’era del capitalismo cognitivo: una psiche sbizzarrita, caratterizzata da continui, repentini, cambi d’umore, condannata al pensiero distopico di un’imminente catastrofe in arrivo. In questo senso la contrazione degli episodi in unico film, rispetto alle tipiche lungaggini di una serie televisiva, aiuta a definire una narrazione che procede più per intuizioni che per coerenti tappe.

Lo stesso film, alla fine, è un giocattolo di cui Torres si serve per sbizzarsi e far rifluire tutto il suo estro creativo. Come tutti i film-giocattolo, non può che essere riempito di aggeggi malfunzionanti: Alejandro trova lavoro a FreezeCorp, una società che offre la possibilità agli artisti di essere ibernati così da poter godere in un futuro remoto i frutti dei propri sforzi. Peccato che abbiano sviluppato e commercializzato la tecnologia senza sapere ancora come scongelare l’ibernato. Tutto il film è costellato di strumenti, procedimenti, sistemi tecnici che l’uomo, se vuole lavorare, deve saper padroneggiare, ma che in realtà si rivelano inutili, se non dannosi.
Elizabeth è l’eccentrica moglie (interpretata dalla più eccentrica delle attrici, Tilda Swinton) di un artista ibernatosi e che ingaggia Alejandro come aiutante per rintracciare i quadri del marito in vista di una futura galleria. Tredici quadri raffiguranti un uovo, quadri-giocattoli che possono contenere infinite sorprese. Ma sarà piuttosto la caccia a questi quadri a regalarne di svariate. Elizabeth è apparentemente il mostro definitivo, colei che vuole catalogare tutto il lavoro del marito, che richiede ad Alejandro la conoscenza di superflui strumenti tecnici, che lo mette in competizione contro un giovane genio informatico. Ma, come nel gioco, è il dispositivo dell’avventura, e non il soggetto, a definire i parametri della relazione e a trasformare l’inferno del lavoro coatto nella chimera di un’improbabile amicizia.
Problemista – Regia e sceneggiatura: Julio Torres; fotografia: Fredrik Wenzel; montaggio: Sara Shaw, Jacob Schulsinger; musica: Robert Ouyang Rusli; interpreti: Tilda Swinton, Julio Torres, RZA, Greta Lee, Catalina Saavedra, James Scully; produzione: Dave McCary, Ali Herting e Emma Stone per Fruit Tree, Julio Torres; origine: Stati Uniti, 2023; durata: 98 minuti.
