Teatro: Il viaggio immobile di Metadietro – Rezza Mastrella e l’arte dell’incomunicabilità

Con Metadietro, Antonio Rezza e Flavia Mastrella proseguono la loro indagine radicale sui limiti del linguaggio, del corpo e della percezione, costruendo uno spettacolo che, pur muovendosi nell’apparente caos della parola e del gesto, si configura come una lucidissima riflessione sul viaggio interiore dell’uomo contemporaneo.

Il titolo stesso, Metadietro, è già una chiave poetica e concettuale: un ossimoro che nega la linearità del movimento e suggerisce un’andatura retrograda, un moto in cui ogni passo avanti coincide con un ritorno alle origini, con un’esplorazione del proprio “dietro” — spazio della memoria, del non detto, del rimosso.

In scena, il corpo di Rezza diventa strumento di attraversamento e di deviazione. La sua fisicità spasmodica, la parola che implode e si moltiplica, la relazione con gli oggetti scenici — creati da Mastrella come organismi plastici e mobili — costruiscono un percorso che è più mentale che geografico. Il “viaggio” non ha una meta: è un continuo smarrirsi tra identità e linguaggi, tra desiderio di comunicare e impossibilità di farlo.

Al centro dello spettacolo si impone così il tema dell’incomunicabilità, che Rezza trasforma in materia scenica pura. Gli uomini, nel suo universo, parlano ma non si intendono, convivono ma non si incontrano: la parola, lungi dall’essere veicolo di senso, diventa ostacolo, rumore, eco di un pensiero frantumato. La comicità assurda che nasce da questi cortocircuiti è solo la superficie di una vertigine più profonda: quella di una condizione umana dove la relazione è sempre mancata, dove il contatto è continuamente rimandato.

Sullo sfondo, si intravede una critica implicita al viaggio occidentale, inteso come ricerca infinita, come fuga in avanti verso mete esterne e illusorie. L’uomo di Metadietro non è un esploratore ma un disorientato cronico: si muove per non fermarsi, parla per non tacere, cerca per non vedere. È il viaggiatore dell’Occidente postmoderno, che consuma esperienze senza mai incontrarsi davvero, prigioniero di un movimento privo di direzione.

L’universo visivo di Mastrella amplifica questo disincanto: superfici deformanti, volumi sospesi, spazi che si chiudono sul corpo dell’attore come trappole percettive. L’immagine non illustra, ma deforma; non accompagna, ma contraddice. È il riflesso plastico di un mondo dove l’uomo ha smarrito il proprio asse.

In Metadietro, dunque, il viaggio non è liberazione ma metafora di un ritorno impossibile. Ogni partenza coincide con un nuovo ostacolo, ogni meta si dissolve in un dietro che ritorna. Rezza e Mastrella mettono in scena la condizione contemporanea di chi cammina senza orientamento, di chi parla senza linguaggio, di chi vive in un eterno presente di ricerca sterile.

Il risultato è un teatro dell’inquietudine e del paradosso, che svela — attraverso la risata, la deformazione, l’eccesso — l’abisso di solitudine che abita la modernità. In questo senso, Metadietro è uno dei capitoli più maturi del percorso artistico di questa coppia artistica: un’opera che, dietro la furia ironica e fisica, custodisce la malinconia del viaggio umano, sempre in cammino e mai davvero arrivato.

Al teatro Vascello di Roma sino all’11 gennaio 2026.


Metadietro – Regia: Antonio Rezza, Flavia Mastrella; (mai) scritto: Antonio Rezza; ideazione e spazio scenico: Flavia Mastrella; assistente alla creazione:  Massimo Camilli;  voci fuori campo: Noemi Pirastru, Mauro Ranucci; montaggio traccia sonora: Barbara Faonio; mix traccia sonora: Stefano Falcone;  interpreti: Antonio Rezza e Daniele Cavaioli;  produzione:La Fabbrica dell’Attore, Teatro Vascello,  Rezza Mastrella; durata: 95 minuti.

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