43° Torino Film Festival (21-29 novembre 2025): un’ overture sotto di lo sguardo Paul Newman

Gli occhi azzurri di Paul Newman, quello sguardo solido e insieme ambiguo sulla realtà che abbiamo visto all’opera davanti e dietro la macchina da presa, campeggia sul manifesto della 43° edizione del Torino Film Festiva, la seconda diretta da Giulio Base (o probabilmente la prima, se  vogliamo considerare quella dello scorso anno un numero zero). A tal proposito, la scelta dell’immagine, che sappiamo bene quanto sia fondamentale quando si parla di cinema in quanto ne è il fondamentale elemento generativo e compositivo, segue la linea celebrativa del divismo patronimico aperta da Marlon Brando, al quale venne dedicata la retrospettiva personale del 2024. Considerando la recente scomparsa di Robert Redford, che, per il prossimo anno,  darebbe da pensare al possibile completamento di una sorta di trilogia sugli interpreti più significativi della trasformazione del cosmo Hollywood (tra la fabbrica dello studio e dello star system e le  vibrazioni di autenticità e di realtà provenienti dal newyorkese metodo di Lee Strasberg), rivedere sul grande schermo titoli come Butch Cassidy e La stangata, inevitabilmente presenti nella retrospettiva Newman, significa compiere un viaggio al quadrato tra le manifestazioni di quella mitologia popolare (chissà se invece è solo un caso aver escluso il crepuscolare anti epico dittico che ha girato con Robert Altman, Buffalo Bill e gli Indiani e Quintet,  dove come mai Paul  trasmise la sensazione di anarchia, di disillusione, di sconfitta che aleggiava sull’umanità ante e post società dello spettacolo).

Eppure, al di là della copertina, il Festival mostra tra le piaghe del proprio, multiforme programma direzioni e tendenze che, cercando di mettere insieme le esigenze dello spettacolo (massiccia la presenza di titoli statunitensi) con le ragioni di una pratica produttiva e creativa lontana, geograficamente e culturalmente, dal dominio di una narrazione più classica e più o meno magistralmente o sapientemente condotta (come, ad esempio, i due sopra citati film della coppia Newman-Redford). Si comincia, ad esempio, in apertura fuori concorso, con Eternity, opera terza dell’irlandese David Freyne che, sulla carta, sembra mescolare una serie di generi molto legati alla forma del racconto (ghost stories, commedia sentimentale, melodramma) e con due interpreti giovani anche se non proprio emergenti, Miles Teller e Elizabeth Olsen, che sembrano lanciati sul trampolino per accedere finalmente alla consacrazione, per quanto più precaria, del (neo) divismo di derivazione franchise (lei è stata Wanda Maximoff nel mondo Marvel, lui ha fatto il remake del 2015 de I Fantastici Quattro); sempre restando in zona Fuori Concorso,  nella radicale direzione opposta, quella che prendendo in presto in maniera (im) pertinente  il titolo di un celeberrimo album di Fabrizio De André, potremmo definire “ostinata e contraria”, troviamo il Dracula di un cineasta radicale e sperimentale come Radu Jude: al contrario, qui c’è un archetipo del racconto, appena uscito pomposamente in sala nella versione di Luc Besson, che viene ripassato attraverso il frullatore di associazioni, citazioni, destrutturazioni in lungo e in largo a cui ci ha abituati l’autore di Sesso sfortunato e Follie porno e Do Not Expect Too Much From The End Of The World. Se si dovesse riassumere in un’unica categoria l’insieme della proposta torinese, sarebbe allora proprio il leopardiano termine di Zibaldone, utilizzato dal poeta di Recanati per identificare l’opera con la quale aveva raccolto i variegati e sparsi pensieri del suo diario, a dichiararne l’eterogeneità della cifra. In questa particolare sezione sono presenti, senza apparente soluzione di continuità, opere storicizzate e memorabili di diverso segno e sempre accomunate o, meglio, differenziate, tra un tono più accessibile e affettuoso, anche se amaro e già critico ( C’eravamo tanto amati) e la disperata vitalità/radicalità di quello che è probabilmente il più estremo, sgradevole e rimosso film della storia del cinema italiano, Salò o le 120 giornate di Sodoma, troppo poco ricordato e rivisto nella lunga sequela di ri-visioni pasoliniane). Questo gioco di specularità spiazzanti prosegue componendo una pietanza che accosta Luigi Comencini ( il non molto citato La donna della domenica) e Carmelo Bene (Nostra Signora dei Turchi), come a dire il piacere del romanzo e della prova attoriale con quello del performance e della (video)arte che attraversa e contamina il linguaggio dell’audiovisivo; E poi ancora,  con un bel salto temporale e geografico in e tra, Rush di Ron Howard e Arca Russa di Aleksandr Sokurov, in cui la radicalità è contenuta e declinata con intenzioni, modalità e finalità opposte, pur nell’audacia e nella forza di un gesto che è sportivo in un caso e cinematografico nell’altro, con il primo che potrebbe essere la messa in abisso del secondo.

Un vis-a vis che non risparmia neanche la tanto frequentata convenzione del film storico biografico, mettendo a confronto due mondi che immaginiamo immersi ciascuno nella ricerca di una chiave d’accesso e di interpretazione di figure decisamente bigger than life: Il Magellano di Lav Diaz e il Goring raccontato da James Vanderbit a colloquio con lo psichiatra che doveva stipularne un profilo in Nuremberg  (entrambi in Fuori Concorso). Nella rispettiva scelta di un respiro intenso e smitizzante ( herzoghiano?) oppure di un kammerspiel minimalista e ossessivo. E la girandola  di volti attoriali autoriali, un po’ come il variegato girotondo finale del felliniano Otto e ½ (forse manca un omaggio a Claudia Cardinale?), è anche letteralmente impressa sui personaggi a cui sono state assegnate quest’anno “le stelle della Mole”; oltre al blasonato stardom internazionale (tra le altre e gli altri Juliette Binoche, che porta anche il suo esordio alla regia, In-I in Motion, e la ritrovata Jacqueline Bisset, immortalata in un disaster movie d’annata 1980 con Paul Newman, Ormai non c’è più scampo) figurano  tra gli invitati alla festa soggetti più fuori norma  come Terry Gilliam, del quale in Zibaldone viene riproposto il lisergico Paura e delirio a Las Vegas , un trip visionario e a dissonante (stra) fatto con i soldi e le star (Johnny Depp e Benicio Del Toro) e il citato Sokurov, che nella terra della Mole/Museo del cinema, porta il film definitivo sul Ermitage, il museo dei musei, riportato in vita nel flusso di memoria della lunga traversata di un piano sequenza. Se i titoli citati, affianco a molti altri, sono la mappatura più contrassegnata e più segnante dello spirito almeno bicefalo di questa manifestazione, le opere selezionate per i tre concorsi ( lunghi, documentari, corti) dovrebbero affondare, sempre potenzialmente,  lo sguardo più sulla contemporaneità in un’accezione meta e simbolica (About a Hero di Piotr Winiewicz che sembrerebbe mettere a tema la proliferazione narrativa, digitalizzata e fantasmatica, generata con l’intelligenza artificiale) e in una più attuale, cocente attualità ( vari prospettive che raccontano la situazione a Gaza). Sotto l’egida eternizzata eppure mossa e inquieta dello sguardo di Paul, attraverso cui abbiamo provato prima l’illusione e poi l’impossibilità di risolvere tutte le contraddizioni dentro l’orizzonte cosi celeste di un Happy End.

 

IL PROGRAMMA

CONCORSO LUNGOMETRAGGI

  • Ailleurs la nuit di Marianne Métivier
  • La antomia de los caballos di Daniel Vidal Toche
  • Black Ox di Tsuta Tetsuichiro
  • Cinema Jazireh di Gözde Kural
  • Diya di Achille Ronaimou
  • Eva di Emanuela Rossi
  • Fucktoys di Annapurna Sriram
  • The Garden of earthly delights di Morgan Knibbe
  • Hamburgo di Lino Escalera
  • Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in song di Ester Ivakič
  • Levers di Rhayne Vermette
  • Mo Papa di Eeva Mägi
  • Il protagonista di Fabrizio Benvenuto
  • Que ma volonté soit faite di Julia Kowalski
  • Slanted di Amy Wang
  • Todas las fuerzas di Luciana Piantanida

CONCORSO DOCUMENTARI

  • About a hero di Piotr Winiewicz
  • Always di Chen Deming
  • Bobò di Pippo Delbono
  • The clown of Gaza di Abdulrahman Sabbah
  • Coexistence, my ass! di Amber Fares
  • Dolph: Unbreakable di Andrew Holmes
  • The encampments di Kei Pritsker e Michael T. Workman
  • In-i in motion di Juliette Binoche
  • Iron winter di Kasimir Burgess
  • Je n’avais que le néant – Shoah par lanzmann di Guillaume Ribot
  • Land with no rider di Tamar Lando
  • Mothers di Alice Tomassini
  • Nel blu dipinti di rosso di Stefano Di Polito
  • Seeds di Brittany Shyne
  • Shadowland di Otso Tiainen
  • La vie après siham di Namir Abdel Messeeh 

FUORI CONCORSO

  • Billy Knight di Alec Griffen Roth
  • The Birthday Party di Miguel Ángel Jiménez
  • El cautivo/Il prigioniero di Alejandro Amenábar
  • Le cri des gardes di Claire Denis
  • Dracula di Radu Jude
  • Erupcja di Pete Ohs
  • Eternity di David Freyne  (Film d’apertura)
  • H is for hawk di Philippa Lowthorpe
  • Highest 2 Lowest di Spike Lee
  • I, the song di Dechen Roder
  • L’incroyable femme des neiges di Sébastien Betbeder
  • Kiss of the spider woman di Bill Condon
  • Luz di Flora Lau
  • Magellan di Lav Diaz
  • La misteriosa mirada del flamenco di Diego Céspedes
  • Nuremberg di James Vanderbilt
  • Olmo di Fernando Eimbcke
  • Pillion di Harry Lighton
  • Resurrection di Bi Gan
  • Sound of falling di Mascha Schilinski
  • The teacher di Farah Nabulsi
  • Untitled home invasion romance di Jason Biggs
  • Urchin di Harris Dickinson

 ZIBALDONE

  • 127 hours di Danny Boyle
  • Avemmaria di Fortunato Cerlino
  • C’eravamo tanto amati di Ettore Scola
  • La donna della domenica di Luigi Comencini
  • Dolor y gloria di Pedro Almodovar
  • Find your friends di Izabel Pakzad
  • En guerre (In guerra) di Stéphane Brizé
  • The estate di Carlo Gabriel Nero
  • Fear and loathing in Las Vegas (Paura e delirio a Las Vegas) di Terry Gilliam
  • Un homme te une femme (Un uomo, una donna), di Claude Lelouch
  • Isola di Nora Jaenicke
  • Juventus – Il decennio d’oro di Angelo Bozzolini
  • Laghat – Un sogno impossibile di Michael Zampino
  • Nostra signora dei turchi di Carmelo Bene
  • Quasi grazia di Peter Marcias
  • Ritratti di cinema di Paolo Civati
  • Rush di Ron Howard
  • Russian Ark (Arca russa) di Aleksandr Sokurov
  • Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini
  • Separazioni di Stefano Chiantini
  • Strike – Figli di un’era sbagliata di Gabriele Berti
  • Yunan di Ameer Fakher Eldin
  • Vita mia di Edoardo Winspeare
  • Zorro di Sergio Castellitto

 

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