48° Cinéma du Reél – Festival internazionale del film documentario, (Parigi, 21- 28 marzo 2026)

L’edizione 2026 del Festival du Cinéma du Reél apre al pubblico sabato 21 marzo (preceduta dall’anteprima venerdì 20 dell’ultimo film di Lucrecia Martel Nuestra Tierra). La storica manifestazione parigina quest’anno è stata sfrattata dalla sua casa, il Beaubourg, in ristrutturazione (sarà chiuso fino al 2030) e si sposta in 3 sale del Quartiere Latino: l’Arlequin, il Saint-André des Arts, il Reflet Medicis.

8 giorni di proiezioni, 37 film in competizione a cui si aggiungono 4 retrospettive, eventi speciali, la sezione “Première Fenêtre” dedicata alle opere prime e ai giovani autori, tavole rotonde e conferenze ci offrono anche quest’anno uno spaccato di quella che è oggi la ricerca espressiva nel documentario di creazione.

La parola d’ordine è “Resistenza”. In un cinema che si deve confrontare sempre più spesso con la riduzione dei budget (anche perché il numero dei progetti aumenta) e con l’irrigidimento delle condizioni di produzione, il cinema documentario è quello più capace di dribblare tra i vincoli espressivi e produttivi per offrirci una ricchezza di proposte formali e di molteplicità delle strutture narrative che mettono continuamente in gioco le nostre abitudini di spettatori. Cinema di resistenza, lo sottolinea la direttrice del festival Catherine Bizern nella presentazione delle selezioni, citando Jean Vigo, perché quando la realtà ci acceca, il Cinema del Reale può “aprire i nostri occhi” permettendoci di guardare in faccia il mondo intorno a noi attraverso l’esperienza di molteplici sguardi singolari.

Una resistenza che emerge nel gioco continuo tra dispositivi di messa in scena e verità della registrazione del momento presente, come avviene nei film dello scozzese Luke Fowler, protagonista di una delle retrospettive. Cineasta e musicista, classe 1978, Fowler intreccia nella sua opera la storia contemporanea della sinistra e i movimenti underground e artistici della Gran Bretagna. Il suo cinema è un’esperienza immersiva che procede per onde, accumulazioni e frammenti. Legato al 16mm, Fowler privilegia il gesto, gli elementi sonori e visivi impressionisti andando oltre il vincolo narrativo, esplorando soprattutto i limiti e le convenzioni del documentario biografico e dando voce a comunità marginalizzate o a punti di vista radicali. Pensiamo al suo Being in a Place – a Portrait of Margaret Tait, del 2022, che esplora la vita, il lavoro, l’approccio poetico al cinema della filmmaker, medico e poeta Margaret Tait – scozzese anche lei – attraverso filmati di archivio, registrazioni, quaderni e lettere; o il recente Being Blue, realizzato durante una residenza artistica nella casa in cui trascorse i suoi ultimi anni il filmmaker e attivista Derek Jarman trasformandola nel suo hub creativo (è il luogo in cui creò The Garden nel 1990 e progettò la sua opera più estrema, Blue nel 1993, prima di lasciarci nel 1994). Lunedì 23 marzo, alle 19:30 il cinema Arlequin ospiterà un incontro-dibattito con Luke Fowler aperto a tutti.

È Cinema di Resistenza anche quando si parla di Jumana Manna, la giovane regista e artista palestinese, nata nel 1987 negli USA (ma residente ora a Berlino dopo aver vissuto a Gerusalemme e Oslo) di cui il festival presenta la filmografia completa a partire dai cortometraggi realizzati poco più che ventenne. Da quindici anni Manna esplora il modo in cui le forme di potere condizionano la vita umana e vegetale, e si imprimono sui paesaggi e sui corpi. Al centro della sua ricerca, la cultura e il tessuto sociale palestinese che persistono e resistono alla violenza della storia. Una cineasta “impegnata” a tutto tondo: i suoi film sono femministi, decoloniali ed ecologici, il suo cinema è contraddistinto da una grande libertà delle forme e anche pervaso dalla tenerezza dello sguardo e dall’umorismo.

Alla sezione dedicata a Manna si affianca una retrospettiva, di cui è anche curatrice, sul cinema palestinese, “Palestine: formes de refus” (Palestina: forme del rifiuto), con una ventina di titoli dagli anni ’70 ai nostri giorni.

La quarta delle retrospettive è “Front(s) Populaire(s) – des Artists et de la lutte des peuples” (Fronti Popolari, sugli artisti e sulle lotte dei popoli) che raccoglie 9 lavori, tutti recentissimi ma dedicati a momenti di ribellione e resistenza di epoche diversissime. Il film che apre la selezione è Nova 78, in cui i registi Aaron Brookner e Rodrigo Areias ricostruiscono, grazie a materiale d’archivio inedito e solo di recente recuperato e restaurato, la leggendaria Nova Convention, un evento che ebbe luogo a New York alla fine del 1978 per celebrare William Burroughs e che raccolse alcune delle figure chiave della controcultura americana dell’epoca, da Patti Smith ad Allen Ginsberg a Frank Zappa, diventando un’occasione di confronto, un’esplosione di idee, di arte e ribellione perché, come diceva Gilles Deleuze, “Seul l’acte de résistance résiste à la mort, soit sous
la forme d’une œuvre d’art soit sous la forme d’une lutte des hommes” (solo l’atto della resistenza contrasta la morte, sia sotto forma di opera d’arte che di lotta di uomini). Ed è con questo spirito, e con gli occhi ben aperti, che il pubblico si siederà in sala in questi 8 giorni di proiezioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *