Blue Moon di Richard Linklater (Berlinale – Concorso) Orso d’argento a Andrew Scott per la migliore interpretazione non protagonista

Immagino che tutti o quasi ricordino la canzone Blue Moon ma probabilmente molti di meno (compreso il sottoscritto che qui scrive) si sarebbero ricordati del nome del suo autore, Lorenz Hart che la creò insieme a Richard Rodgers nel 1934. Ed è proprio a questo celebre paroliere, a Lorenz Hart che è dedicato l’ultimo, splendido film di Richard Linklater, su sceneggiatura dello scrittore Robert Kaplow, in Competizione al Festival di Berlino.

Siamo la sera del 31 marzo 1943, l’America è entrata nella II Guerra mondiale da un anno e mezzo circa, quando si celebra la trionfale Prima a Broadway di Oklahoma!, il rivoluzionario musical, che l’ex socio di Hart, Richard Rodgers aveva scritto alla prima collaborazione insieme a Oskar Hammerstein II, basandosi sull’opera teatrale del 1931 di Lynn Riggs. E ci troviamo anche in un momento topico della vita del nostro protagonista – interpretato in maniera meravigliosa e sicuro Oscar 2026 da Ethan Hawke – che si ritrova a confrontarsi con la dura realtà della propria esistenza. In preda a gravi problemi di alcool, in un deciso momento di declino della sua brillante carriera, omosessuale represso ma pazzamente innamorato (senza speranza) di una giovane e bellissima ragazza di nome Elizabeth Weiland (Margaret Qualley), lo vediamo consumare in un angolo del bar-ristorante Sardi’s la sua profonda crisi esistenziale in attesa di ritrovare a festeggiare gli autori di un musical non più scritto da lui che farà storia. Tra un bicchierino e l’altro, scambi di battute con il barman Eddie (Bobby Cannavale), fa finta di essere felice dello straordinario successo del suo ex-socio Rodgers (Andrew Scott) e cerca per l’ennesima volta, invano, di sedurre la bella Elisabeth. Ma il treno è arrivato al capolinea.

Ecco detto in due parole l’essenza di un Kammerspiel girato o quasi in un solo ambiente e diretto con superba maestria da Richard Linklaiter che qui al Festival di Berlino è sempre stato di casa e ha vinto due volte l’Orso d’Argento per la miglior regia, nel lontano 1995 con Prima dell’alba, uno dei suoi film più celebri e poi più di recente con Boyhood nel 2014.  

Con un deciso piglio da pièce teatrale, Linklater, dunque, abbandona le sue consuete esplorazioni temporali e narrative per concentrarsi, seguendo o quasi le tre canoniche unità aristoteliche, su una sola ma decisiva notte (e location) nella vita del suo protagonista. E man mano che la serata avanza, l’alcool fa effetto e la depressione aumenta, il flusso interrotto, a tratti martellante delle parole, rivela e evidenzia la lotta interiore di Hart con i propri demoni e la sua incipiente insicurezza artistica in un’epoca in cui continuare a rimanere sé stessi, non volere cambiare, significava condannarsi all’emarginazione, all’insuccesso creativo, all’oblio professionale, in quel momento dove tutto, con la guerra mondiale, stava cambiando. Tutto ciò viene evidenziato tramite l’arma di un dialogo spesso nevrotico, continuo e interrotto, condotto da un eccezionale Ethan Hawke, che vede specchiate le proprie fragilità negli incontri con gli personaggi della serata: da Eddie a Elisabeth, da Rogers a Hammerstein II ed altri ancora. Tutti, non c’è bisogno di aggiungerlo, bravissimi nelle loro interpretazioni.

Il basso continuo scelto da Linklater insieme al suo attore-feticcio Hawke (se non ho contato male siamo arrivati all’ottavo film insieme) per descrivere questa “nottata particolare” dove si riflette sul tema del successo e del fallimento di una carriera artistica, dunque, non è mai quello melodrammatico o di autodafé bensì di un approccio tutto sommato sobrio seppur drammatico dove, nel flusso delle emozioni, si contempla la riflessioni intima oltre ai silenzi oppure alla minimalità di un gesto o di uno sguardo. Va da sé che il film va goduto proprio come una magnifica sequenza di dialoghi, sì certo teatrali che però si elevano a grande cinema.

Richard Linklater ha già vinto, come si accennava, due Orsi berlinesi – non è detto che seguendo il celebre detto, non c’è due senza tre, non se ne porti indietro in America un terzo. A noi farebbe grande piacere. 


Blue MoonRegia: Richard Linklater;  sceneggiatura: Robert Kaplow; fotografia: Shane F. Kelly; montaggio: Sandra Adair; musica: Graham Reynolds; scenografia: Susie Cullen interpreti: Ethan Hawke (Lorenz Hart), Margaret Qualley (Elizabeth Weiland), Bobby Cannavale (il barman Eddie), Andrew Scott (Richard Rodgers), Patrick Kennedy (E.B. White), Simon Delaney (Oscar Hammerstein II), John Doran, Cillian Sullivan; produzione: Mike Blizzard, John Sloss, Richard Linklater per Cinetic Media, Detour Pictures, Renovo Media Group, Sony Pictures Classics, Under the Influence Productions, Wild Atlantic Pictures; origine: Usa/Irlanda, 2025; durata: 100 minuti.

 

 

 

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