Completamente ignorata dal mediocre Concorso ufficiale della Berlinale 2025, la cinematografia italiana ha ricevuto almeno una piccola soddisfazione dalla Menzione speciale nel Premio della sezione documentaria, conquistata dai Fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio con la loro ultima opera presentata nel “Forum”. La storica sezione del Festival, diretta dal 2023 da Barbara Wurm, si è rivelata particolarmente attenta a selezionare opere riguardevoli e cinefile, spesso poco al centro del mirino dell’attenzione pubblica del nostro paese: l’anno scorso è stato il caso del film di Costanza Quatriglio Il cassetto segreto, questa volta invece ha scoperto e presentato Canone effimero. Diversissimi tra di loro, questi due documentari hanno, però, in comune la ricerca di uno stile ricercato e molto rigoroso, nel volersi dedicare e rivolgersi al tema del recupero della memoria.
A quattro anni dal precedente Spaccapietre, con un lungo lavoro, paziente e certosino, i Gemelli De Serio ci presentano un’opera divisa in undici atti/capitoli, che in giro per l’Italia (ma dove lo si scopre solo con esattezza dai titoli di coda) ritrae e documenta un mondo antico e in via d’estinzione, quello del canto popolare e di chi lo pratica. È un impegnativo viaggio tra Nord e Sud (prevalentemente) del nostro paese alla ricerca di persone che si peritano di curare e mantenere in vita usi, strumenti musicali e usanze, che affondano le loro radici nella profonda lontananza del tempo. Quasi sempre a macchina fissa, in lunghi piani sequenza, variando a seconda dei casi il formato da quadrato a panoramico, seguiamo allora la costruzione di antiche zampogne calabresi o l’esecuzione di cori Arbëresh, cioè dei discendenti delle popolazioni albanesi in Lucania; oppure ancora vengono ripresi canti tradizionali dall’interno della Liguria, e tanto altro ancora. Il tutto avviene in un gioco di sponda tra le sequenze delle performance dei cantori o degli artigiani che seguono antiche tradizioni, e delle rapide panoramiche che esplorano volti antichi e reliquie del passato, tra spazi e paesaggi montagnosi o innevati, sempre asconditi e sempre lontani dalla cosiddetta civiltà urbana di oggi. Senza dimenticare, poi, in sottofondo, l’aspetto sacrale e religioso che tali costumi e tradizioni evocano dall’abisso del loro essere.
Impegnandosi, con passione estrema, in questo atto di documentazione e salvataggio della memoria che è sì personale e singola ma che, a volte, rimanda anche alla Storia con la s maiuscola dell’Italia della Resistenza e della II Guerra Mondiale, il documentario dei Fratelli De Serio diventa allora uno straordinario film-saggio di etnomusicologia che cattura tradizioni musicali e orali, suoni e immagini di oggetti e tradizioni a rischio di completa estinzione. Con le sue immagini e suoni, Canone effimero ci induce a riflettere su tanti aspetti come quello, ad esempio, dell’importanza della trasmissione orale dei rituali e della memoria collettiva dimenticata e non tramandata dai nostri comuni canali di comunicazione; a meditare – soprattutto in un’epoca come la presente di globalizzazione e livellamento culturale – sull’importanza estrema di preservare le proprie radici e usanze più antiche in luoghi in cui l’interazione tra uomo e ambiente rappresenta ancora un significato e un aspetto importante.
Non è un film facile né di rapido consumo, usa e getta, quello girato da due Gemelli piemontesi, ha bisogno di grande pazienza per entrare nelle immagini, gli oggetti e soprattutto nei suoni che ha catturato. Bisogna impegnarsi e non poco per seguire e apprezzare Canone effimero. Ma se lo si fa – e il pubblico berlinese lo ha fatto affollando sold out le proiezioni in programma – pensiamo che ne valga sicuramente la pena.
Canone effimero – Regia e sceneggiatura: Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio; fotografia: Piero Basso; montaggio: Diana Giromini; produzione: Alessandro Borrelli per La Sarraz Pictures; origine: Italia, 2025; durata: 120 minuti.
