Si è da poco conclusa la messa in onda Rai della serie in sei episodi de Le libere donne per la regia di Michele Soavi: una storia di donne rinchiuse in manicomio solo perché, troppo spesso, rivendicavano una propria libertà o volevano ricoprire un ruolo sociale diverso da quello classico dell’angelo del focolare. Abbiamo dialogato con la giovanissima attrice Vittoria Gallione, che ci ha raccontato la sua interpretazione di Suor Maria. Ricordiamo Vittoria anche per la sua presenza attoriale in La Seconda Chance (2023) di Umberto Riccioni Carteni e nelle tre stagioni di Doc – Nelle Tue Mani.
Partiamo da un aspetto tecnico: in che direzione hai lavorato per la costruzione del personaggio di Suor Maria? Immagino che tu abbia letto il libro Donne Libere di Magliano di Mario Tobino.
Vittoria Gallione: nel libro il personaggio si chiama Suor Maria Concetta e Tobino ci fa comprendere che si tratta di un personaggio realmente esistito. Sono partita dalla descrizione di questa figura: viene difatti descritta come una suora “di latte”, avente un modo molto caloroso di approcciarsi, sempre così candida, con una voce limpida. Ho dunque provato a farmi attraversare da questa atmosfera che lui aveva già creato e di riportarla nel mio lavoro. In seconda battuta, ho lavorato su come sentivo questo personaggio addosso e ho percepito la costrizione che lei viveva, in questi abiti che probabilmente non erano affatto i suoi. Lei era orfana: è stata salvata dalle suore ma non aveva una reale vocazione. Forse soltanto inizialmente pensava che potesse essere questa la sua strada, ma a mano a mano che fioriscono i sentimenti, capisce che non lo è affatto! Dunque, ho tentato di sentire le sensazioni che mi arrivavano e ho cercato poi delle soluzioni. Per finire, mi son concessa a una liberazione, verso un amore più carnale, terreno.
Hai quindi lavorato principalmente su questo dualismo in Le Libere Donne?
Esatto. Sulla purezza che tuttavia non esclude il desiderio verso un altro essere umano.
Hai vissuto momenti di titubanza durante la costruzione di questo personaggio?
Sì, certo. Nel momento in cui mi son dovuta interfacciare coi suoi abiti è stato particolarmente difficile, in realtà. Non è stato semplice seguire i suoi dettami: castità, umiltà, obbedienza. Tutto ciò mi ha fatto percepire molto fragile. Io, Vittoria come persona, ho la fortuna di utilizzare la rabbia per difendermi. In un contesto religioso, invece, la rabbia non è affatto contemplata. Qualsiasi peccato viene castigato. Le suore, quando sbagliavano, baciavano i piedi delle superiore o il pavimento.
Ti sei espressa sinora in campi differenti: teatro, cinema, serie televisive. Cosa ti dà ognuno di essi? Quali sono gli aspetti che apprezzi maggiormente?
In realtà, ciò che mi piace di più è il cinema, anche solo banalmente per un fattore di tempo. Poi, ovviamente ci sono film che si girano in minor tempo ed altri di più. Credo di essere un’attrice che rende meglio sul set cinematografico. Quando si tratta di serie, invece, mi affatico. Ci sono colleghi che sono più maratoneti, io invece sono più una velocista. Le libere donne però è una miniserie, mi son trovata bene anche in questo formato. Per quanto riguarda il teatro, vorrei fare più esperienza per godermelo più a pieno anche se in Italia è difficile vivere di solo teatro. In questo momento punto molto sull’audiovisivo.
Hai un cineasta con cui ti piacerebbe lavorare? Quali sono invece i tuoi film preferiti?
Il mio sogno sarebbe quello di lavorare con Luca Guadagnino, per lui ho anche fatto un provino per una piccolissima parte che purtroppo non è andata a buon fine. È stata un’esperienza stupenda! Un film che mi piace tanto è un classico di Hollywood: A Beautiful Mind di Ron Howard. Per quanto riguarda il cinema italiano, ti direi Non Essere Cattivo di Claudio Caligari.
