
Con questa domanda, chi ha paura delle memoria?, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Aamod) ha lanciato l’incontro svoltosi il 10 aprile 2026 nella loro sede a viale Ostiense. Una mobilitazione che ha richiamato tantissime persone nella sala Zavattini, stipata fin dalla soglia, e molte altre erano collegate online.
A creare tanta partecipazione è stato il grido d’allarme lanciato dalla fondazione che gestisce l’archivio all’indomani della notizia che il Ministero della Cultura ha tagliato il 25% del loro budget sul finanziamento del 2025 che non era ancora stato assegnato ma in parte già speso per sostenere le innumerevoli attività. Un taglio enorme e ingiustificato se si considera che la dotazione complessiva del ministero per lo scorso anno è rimasta la stessa del 2024 e le attività dell’Aamod non sono diminuite né hanno perso valore. Pensiamo al festival Unarchive, forse l’unico in tutta Europa dedicato al riuso creativo dei materiali d’archivio, per questo diventato un punto di riferimento internazionale, e che quest’anno giunge alla sua quarta edizione dando il via per la prima volta a Unarchive Forum evento di marketing e networking per la creazione di collaborazioni internazionali nell’ambito della realizzazione di film con materiale di archivio.
L’Aamod non è solo un luogo di conservazione e cura di film del passato. Seguendo il sogno e l’auspicio di Cesare Zavattini – tra i suoi fondatori e primo presidente – nel corso del tempo è diventato un laboratorio, una fucina di produzione e promozione. A partire dall’Ape Rossa, la manifestazione più antica, che d’estate, a bordo di un ape Piaggio, portava il cinema per strada nelle periferie dove non ci sono sale, o il Premio Zavattini, che dal 2016 dà la possibilità a giovani filmmaker under 35 di frequentare laboratori di sviluppo progetti basati su materiale di archivio e ha prodotto fino ad ora circa 30 opere che hanno girato per festival nazionali e internazionali; è all’interno di questa fucina che sono emersi registi come Maria Iovine con il suo In Her Shoes o un’opera come Mirabilia Urbis di Milo Adami che rende omaggio all’ambientalista, giornalista e politico Antonio Cederna troppo presto dimenticato. E poi la residenza creativa Suoni e Visioni, il già citato festival Unarchive, la rassegna Progetto e forme del cinema politico.
“Gira voce che al ministero da un paio di anni si dice che l’Aamod crea disagio perché facciamo troppe cose e dovremmo fare solo l’archivio” ha detto uno dei coordinatori dell’incontro.
Ci si chiede allora perché nella bozza del decreto di riparto del fondo Cinema hanno azzerato completamente i fondi per la digitalizzazione delle pellicole, non solo per l’Aamod ma per tutti gli archivi; oppure perché il finanziamento alla Cineteca Lucana è passato da 35 mila a 10 mila euro e hanno addirittura cancellato il finanziamento all’Archivio Cinematografico della Resistenza che prendeva solo 20 mila euro e per il 2025 ha ricevuto zero.
I tagli riguardano anche altre realtà tra cui gli storici Festival dei Popoli di Firenze e Filmmaker Festival di Milano. Anche l’associazione Documentaristi Italiani – Doc/it vede ridotto il supporto che riceveva dal MIC. Altre realtà hanno visto aumentato il finanziamento: ma se da un lato qualche migliaio di euro in più sono andati a Home movies, l’archivio dei film di famiglia di Bologna, è stata invece triplicato il finanziamento alla Kabuto, la società che ha creato il Museo del Videogioco a Roma, che passa da 50 mila a 140 mila euro di finanziamento; per non parlare dei grandi eventi, quelli da tappeto rosso, che prosciugano finanziamenti come idrovore, e non parliamo solo di festival come quello Venezia, ma di eventi che basano la loro fama sull’aspetto glamour del Cinema e che forse dovrebbero attingere ad altre linee di finanziamento che poco hanno a che fare con la cultura.
L’incontro ha evidenziato con forza il valore insostituibile degli archivi audiovisivi. La memoria storica, custodita e reinterpretata attraverso il lavoro creativo, rappresenta una chiave essenziale per comprendere il passato e costruire il futuro. Il patrimonio audiovisivo, pubblico e privato, vive grazie all’impegno quotidiano di archivisti, tecnici, autori e operatori culturali che, con passione, competenza e spirito collettivo, contribuiscono alla costruzione di opere documentarie e alla diffusione di una coscienza condivisa.
Barbara Scaramucci, ex direttore di Rai Teche, ha sottolineato senza mezzi termini che questi tagli sono la conseguenza di “un atteggiamento di natura politica che punta a rendere meno fruibile la memoria e non devono assolutamente passare sotto silenzio”.
Gaetano Amato, parlamentare dei 5 Stelle ha teso una mano concreta all’Aamod “nel caso non vi permetteranno l’accesso agli atti che avete chiesto, contattatemi che lo chiedo io”.
Rosanna Rummo, ex direttore generale degli archivi del MIC e membro della commissione per i contributi alle attività di promozione cinematografica e audiovisiva nel 2024 da cui diede le dimissioni per incompatibilità, sottolinea un altro aspetto patologico della situazione “C’è bisogno di criteri chiari, di regole condivise. E poi non si possono dare i risultati di un bando a un anno e mezzo dalla sua chiusura: gli operatori culturali lavorano senza sapere su che fondi contare”.
Una criticità che ha sottolineato anche Christian Carmosino codirettore del Rome International Documentarty Film Festival (RIDFF) il quale invita a lavorare insieme perché “la richiesta di regole chiare è una battaglia che riguarda tutti – festival, autori, produttori, operatori culturali – non solo l‘Aamod”.
Il problema per il 2026 si ripresenterà ancora più grave perché è già stato previsto un taglio della dotazione del 10% che peggiorerà la situazione limando ulteriormente verso il basso contributi già insufficienti. Queste istituzioni, senza finanziamento pubblico non sono in grado di operare perché preservare materiale filmico, renderlo fruibile, non è un’attività commerciale che produce reddito. E non deve diventarlo.
Alla manifestazione hanno preso parte anche altri esponenti del mondo culturale, politico e cinematografico, sia in presenza che in collegamento, esprimendo un sostegno unanime e una forte preoccupazione per il futuro del settore. Tra gli altri: Peppe Servillo, Giuseppe Giulietti, Stefano Rulli, Francesco Ranieri Martinotti, Sabrina Di Marco, Wilma Labate, Monica Maurer, Maurizio Sciarra, Paola Scarnati.
L’azione non si ferma a questo incontro. È stato annunciato il ricorso contro le decisioni del MIC e iI presidente dell’AAMOD, Vincenzo Vita, ha dichiarato:
“Se è vero che il ministro della cultura Alessandro Giuli e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni hanno dichiarato la loro insoddisfazione per le scelte delle apposite commissioni di valutazione dei contributi selettivi ai film e delle attività di promozione, a questo punto può essere agito l’annullamento in autotutela. Si tratta di uno strumento tutt’altro che inedito a fronte di procedure concorsuali dall’esito discutibile”.
Siamo in un momento di recessione, è inutile negarlo, ma a farne le spese non possono e non devono essere le istituzioni che difendono l’ecosistema culturale di questo paese soltanto perché non in sintonia con la nuova narrazione che se ne vuole fare.
Qui per riascoltare l’evento: https://www.youtube.com/watch?v=J1yZkNlqUfM

C’ero anch’io. Restituzione precisa e interrogante. Articolo prezioso da fare girare