Dites-lui que je l’aime

Romane Bohringer è figlia dell’attore francese Richard Bohringer, noto per il suo viso da canaglia, e di Marguerite Bourry, ed è stata anche attrice a sua volta – celebre la sua partecipazione al film Notti selvagge (Les nuits fauves,1992) scritto, diretto e interpretato da Cyril Collard. Romane ha raccontato – durante l’ incontro con il pubblico al cinema Nuovo Sacher a Roma in occasione della proiezione – di aver deciso di fare il film Dites-lui que je l’aime (t.l. Ditegli che l’amo) dopo lo choc vissuto durante la lettura del libro autobiografico di Clémentine Autain, dedicato alla madre, l’attrice Dominique Laffin. Choc perché le due donne ormai adulte, che non si conoscevano prima della decisione di fare un film insieme, condividono un destino simile, l’abbandono della madre da piccole. Scandito da una voce narrante che cambia lungo la strada, a volte sono parole tratte dal libro e lette direttamente da Clémentine, frasi evocative che risuonano in molti cuori di figlie femmine trascurate; a volte parla Romane rivolgendosi alla madre, scrivendole una sorta di lettera postuma indirizzata alla figura archetipica della madre.
Romane e Clémentine sono donne fatte e finite, madri a loro volta di figli speciali, si confrontano e dichiarano le loro fragilità rispetto al ruolo genitoriale e umano: entrambe le loro madri sono morte di abuso giovanissime, prima dei quarant’anni, una di alcol, l’altra di droga, le figlie hanno superato l’età della morte materna vivendo la cosa in maniera contraddittoria: avevano il diritto di sopravvivere a quel traguardo, perché loro sì e le loro madri no?
La prima metà di Dites-lui que je l’aime si concentra su Dominique Laffin, attrice alcolizzata, bella e selvaggia. In una intervista per la tv appare disinvolta, a tratti sicura di sé, fuma e sorride, provocante e provocatoria. Nella ricostruzione la vediamo maldestra con la figlia, trascurarla per un’altra sigaretta, fare una scenata la vigilia di Natale in un ristorante per avere un ultimo calice e invece essere condotta a braccia in camera dai camerieri. L’imbarazzo filiale si esprime negli occhi spaventati della bambina, incapace di comprendere il senso di ciò che accade ma ferita a fuoco nel rendersi conto di non essere abbastanza per la madre: la dinamica tra le due è drammatica, è qualcosa che lascia conseguenze permanenti nella vita di una bambina che deve ancora crescere e divenire donna sprovvista di un modello sano di riferimento.
La seconda metà del film Bohringer si concentra sulla storia di sua madre: Marguerite, detta Maggy, nasce a Saigon da una diciottenne ragazza povera che si prostituisce, viene data in adozione a una coppia francese che si trasferisce in patria quando la bambina è ancora una neonata. Essendo di natura malaticcia viene mandata in una struttura gestita da suore dalle quali viene educata, dove resta fino ai quindici anni quando la madre adottiva torna a prenderla per mandarla a lavorare.
Romane filma se stessa in Dites-lui que je l’aime durante una seduta in dialogo con una terapeuta riguardo alle mille domande che ha continuato a porsi tutta la vita: perché mi ha abbandonato, perché non sono stata abbastanza per lei, come faccio a fare pace con lei ora che ho attraversato il fiume e sono una madre anche io? La psicoanalista la sollecita: smetta di rispondere Non so, provi a capire davvero sua madre.

Nella storia di Clémence e Dominique c’è la voce letteraria del libro che la figlia ha sentito la necessità di scrivere. Nella storia tra Romane e Maggy emergono diari, lettere, filmini di famiglia, il romanzo autobiografico di Richard Bohringer con la sua versione dei fatti. In entrambe le storie esistono due padri viventi, due uomini abbandonati che si sono rifatti una vita con accanto a una figlia di cui prendersi cura, che parlano delle amate che hanno perso la vita troppo giovani con rimpianto e dolore, ricordando il grande amore e la grande fragilità di due donne insicure, in difficoltà, del tutto incapaci di gestire responsabilità e qualcuno oltre loro stesse.
Un colpo di scena innalza il finale ad un coinvolgimento emotivo inaspettato. I titoli di coda sono un divertissement parodia di Indiana Jones con protagonista Raoul Rabbot, figlio della regista.
Dites-lui que je l’aime; Regia: Romane Bohringer; sceneggiatura: Romane Bohringer, Gabor Rassov; fotografia: Romain Carcanade; montaggio: Céline Cloarec, Amélie Massoutier; interpreti: Romane Bohringer, Eva Yelmani, Clémentine Autain; produzione: Escazal Films; origine: Francia, 2025; durata: 92 minuti.
