Rosebush Pruning di Karim Aïnouz

Rosebush Pruning. Voto **(*) – Brutta copia della meravisliosa opera prima di Marco Bellocchio I pugni in tasca ma almeno il film di Karim Aïnouz esibisce una buona recitazione del cast. Poco per salvare un’opera fuori tempo massimo come ci è sembrata.

Ispirato ai Pugni in tasca di Marco Bellocchio” si legge nei titoli di coda a Rosebush Pruning,  il film del videoartista e regista brasiliano-algerino Karim Aïnouz che a due anni quasi da Motel Destino presentato al Festival di Cannes del 2024, era tornato ancora una volta in Concorso, questa volta alla Berlinale 2026, con la sua ultima opera. Quando si fanno dei remake di opere fondamentali, come quella di Marco Bellocchio, che, insieme a Prima della rivoluzione (1964) di Bernardo Bertolucci, aveva segnato in modo indelebile una netta, decisiva svolta innovativa nel grande cinema italiano degli anni Sessanta, bisogna andarci, come si dice papale papale, con i piedi di piombo e i rischi, oltre che ben noti, possono essere parecchio elevati. Come si è visto anche di recente con un regista ben più blasonato di Aïnouz e cioè Richard Linklater nel tormentato Nouvelle Vague (2025). E nel caso di Rosebush Pruning , diciamocelo subito, si è fatto molto, molto di peggio.Rosebusch Pruning

Scusate questo iniziale “pistolotto” ma ci sembrava, soprattutto per noi cinefili italiani, quasi indispensabile per introdurre quanto Karim Aïnouz ci  vuole mostrare nel suo film. E partiamo da due righe di trama che a grandi linee segue quella originale del capolavoro di debutto del nostro regista.

Non siamo più, ovviamente, in Emilia-Romagna a Bobbio, ma in una lussuosa villa in Catalogna. Lì pascolano i fratelli americani Jack, Ed, Anna e Robert che lasciati gli States si godono la bella vita in Spagna grazie ad un notevole gruzzolo che hanno ereditato. Insieme a loro vive il padre cieco, un gran rompiscatole autoritario e saccente, mentre i ragazzi cercano faticosamente amore e approvazione reciproca – sul tutto aleggia nettamente aria di sesso irrisolto e di trasgressioni varie, sotto al sole degli abiti griffati e della vita da “fichi” a cui aggiungere un pizzico non piccolo di follia. Quando, però, quasi subito all’inizio del film, il fratello maggiore Jack, il  punto di riferimento di questa famiglia di ricchi sbandati, decide che andrà a vivere con la sua ragazza Martha – anche lei non proprio uno stinco di santo ma una bell’aria da santarellina la mostra -, i tenui legami di sangue iniziano mano mano a disintegrarsi sino a spezzarsi del tutto. A ciò si aggiungono alcune rivelazioni e verità sulla morte della madre, la volontà del “giustiziere” di fare piazza pulita del gruppo, mentre un branco di lupi cattivi (una metafora abbastanza banalotta, sì sono proprio autentici lupi) si aggirano parecchio famelici nella foresta circostante. Insomma, il castello di bugie, presto, viene a mancare e il buio, il caos si avvicina come appunto nel vecchio, grande Pugni in tasca.

             Jamie Bell e Elle Fanning 

Il film era stato presentato dal programma della Berlinale come “una satira pungente dell’assurdità della famiglia patriarcale tradizionale” mentre la direttrice della Berlinale, l’americana Trisha Tuttle, aveva poi aggiunto che “la famiglia disfunzionale” costituiva uno dei fili rossi principali del Programma dell’edizione 2026. Ma anche a voler partire e credere a tali considerazioni, ci si domanda che senso possa offrirci questo Rosebush Pruning nel mondo di oggi, dato che in definitiva racconta la storia di una manica di ricchi scemi la quale si crogiola nelle proprie vanità e irrequietezze sino a compiere delle malefatte feroci e velenose o persino ad arrivare alla morte. Senza voler esagerare, ma lo scambio tra la forza rivoluzionaria dei “pugni in tasca” e questa innocua “potatura delle rose” (così la traduzione letterale del titolo del film) ci sembra per lo meno altamente infelice e assai poco efficace. In Bellocchio albergava la voglia di distruggere la famiglia tradizionale come un atto sovversivo, cogliendo così in maniera magistrale da un punto di vista cinematografico un nuovo spirito ribelle alla metà degli anni Sessanta, diciamo il periodo che va dalla morte di Palmiro Togliatti alla rivolta internazionale degli studenti culminata nel 1968 e dintorni. Insomma, si stava affacciando un mondo nuovo con tante speranze poi certo deluse ma soprattutto con una mutazione totale dei costumi e della società da cui poi non si tornerà più indietro. Questo in Bellocchio – il film di Karim Aïnouz, invece, sembra crogiolarsi nel peggiore status quo attuale dell’era Trump con tanti giochetti erotici e di gender che (non) scuotono l’empireo dei ricchi – e così accarezzando, sfiorando una quasi figurazione piccola piccola di quel che ci hanno lasciato intravedere e sbirciare, ad esempio, le nefandezze del caso Epstein.

Rosebush Pruning
Pamela Anderson

Di certo si può, anzi si deve, dimenticare il paragone su cui abbiamo iniziato la nostra critica, forse sarebbe meglio non rivedere l’originale ma solo valutare, com’è giusto, Rosebush Pruning solo per quello che è e ci offre. In due semplici battute potremmo dire: sulla base di una sceneggiatura abbastanza mediocre, ci è sembrato un film in cui si guarda, paradossalmente, meno al regista di Bobbio quanto, invece, al suo “rivale” Bertolucci molto mal scopiazzato. Tuttavia detto ciò, bisogna, comunque, segnalare il buon livello della recitazione di tutto il cast, a partire dall’interpretazione  di Callum Turner nel ruolo del “giustiziere” Ed – una parte comunque dimidiata e senza la stessa gigantesca forza magnetica di Alessandro alias Lou Castel nei Pugni in tasca. Il che, va aggiunto, nasce anche dall’importanza che la sceneggiatura ha assegnato al suo personaggio in questo film che distribuisce e spalma il peso drammaturgico su più personaggi in scena e non unicamente sul protagonista.

Coprodotto dall’Italia grazie a “The Apartment” e alla società dello stesso Bellocchio, la Kavac Film, Rosebush Pruning esce ora in un momento, cinematograficamente parlando, ad dir poco infelice ed è quindi probabilmente che sparirà nel nulla dell’estate torrida. Magari quando Mubi lo programmerà sul piccolo schermo, si potrà meglio capire se un’opera del genere potrà intercettare e piacere al pubblico giovanile di oggi – così come a suo tempo era accaduto per il potentissimo originale bellocchiano. Abbiamo parecchi dubbi ma ci piacerebbe essere smentiti dal nostro scetticismo.

In Concorso al Festival di Berlino 2026.
In sala dall’8 luglio 2026.


Rosebush Pruning – Regia: Karim Aïnouz; sceneggiatura: Efthimis Filippou; fotografia: Hélène Louvart; montaggio: Heike Parplies, David Jancso, Ilka Janka Nagy; musica: Matthew Herbert; scenografia: Rodrigo Martirena; interpreti: Callum Turner (Ed), Riley Keough (Anna), Jamie Bell (Jack), Lukas Gage (Robert), Elena Anaya (Emma), Tracy Letts (il padre), Elle Fanning (Martha), Pamela Anderson (la madre);  produzione: Michael Weber, Viola Fügen, Simone Gattoni, Annamaria Morelli, Andreas Wentz, Vladimir Zemtso per The Match Factory, Kavac Film, The Apartment, Sur Film, Rosebushpruning,Crybaby; origine: Germania/Italia/Spagna/Gb., 2026; durata: 97 minuti; distribuzione: Mubi.

 

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