Rosebush Pruning di Karim Aïnouz (Concorso)

“Ispirato ai Pugni in tasca di Marco Bellocchio” si legge nei titoli di coda a Rosebush Pruning,  il film del regista brasiliano-algerino Karim Aïnouz che a due anni quasi da Motel Destino in Concorso al Festival di Cannes del 2024, torna ora a mostrare qui alla Berlinale 2026 la sua ultima opera. Quando si fanno dei remake di opere fondamentali, come quella di Marco Bellocchio, che, insieme a Prima della rivoluzione (1964) di Bernardo Bertolucci, aveva segnato in modo indelebile una netta, decisiva svolta innovativa nel grande cinema italiano degli anni Sessanta, bisogna andarci, come si dice al mercato, con i piedi di piombo e i rischi, oltre che ben noti, possono essere parecchio elevati. Come si è visto anche di recente con un regista ben più blasonato di Aïnouz e cioè Richard Linklater in Nouvelle Vague (2025) di imminente uscita, il 5 marzo 2026, anche nelle nostre sale. E nel caso di Rosebush Pruning , diciamocelo subito, si è fatto ben di peggio.

Scusate questo iniziale “pistolotto” professorale ma ci sembrava, soprattutto per noi cinefili italiani, quasi indispensabile per introdurre quanto Karim Aïnouz ci  vuole mostrare nel suo film. E partiamo da due righe di trama che a grandi linee segue quella originale del capolavoro di debutto del regista di Bobbio di cui, per altro, è imminente (dal 20 febbraio) la trasmissione su HBO Max della bellissima serie Portobello.

Non siamo più in Emilia-Romagna a Bobbio, ma in una lussuosa villa in Catalogna. Lì pascolano i fratelli americani Jack, Ed, Anna e Robert che lasciati gli States si godono la bella vita in Spagna grazie ad un notevole gruzzolo che hanno ereditato. Insieme a loro vive il padre cieco, un gran rompiscatole autoritario e saccente, mentre i ragazzi cercano faticosamente amore e approvazione reciproca – sul tutto aleggia nettamente aria di sesso irrisolto e di trasgressioni varie, sotto al sole degli abiti griffati e della vita da “fichi” a cui aggiungere un pizzico non piccolo di follia. Quando, però, quasi subito all’inizio del film, il fratello maggiore Jack, il  punto di riferimento di questa famiglia di agiati sbandati, decide che andrà a vivere con la sua ragazza Martha – anche lei non proprio uno stinco di santo ma una bell’aria da santarellina la ha -, i tenui legami di sangue iniziano mano mano a disintegrarsi sino a spezzarsi del tutto. A ciò si aggiungono alcune rivelazioni e verità sulla morte della madre, la volontà del “giustiziere” Ed di fare piazza pulita del gruppo, mentre un branco di lupi cattivi (una metafora abbastanza banalotta, sì sono proprio autentici lupi) si aggirano parecchio famelici nella foresta circostante. Insomma, il castello di bugie viene meno e il buio, il caos si avvicina come appunto nel vecchio Pugni in tasca.

             Jamie Bell e Elle Fanning 

Il film viene presentato dal programma del Festival come “una satira pungente dell’assurdità della famiglia patriarcale tradizionale” mentre la direttrice della Berlinale, l’americana Trisha Tuttle, ha dichiarato che “la famiglia disfunzionale” costituisce uno dei fili rossi principali del Programma dell’edizione 2026. Ma anche così, a partire da tali considerazioni, ci si domanda che senso possa offrirci questo Rosebush Pruning nel mondo di oggi, la storia di una manica di ricchi scemi che si crogiola nelle proprie vanità e irrequietezze sino a compiere delle malefatte feroci e velenose o ad arrivare persino all’omicidio e la morte. Senza voler troppo esagerare ma lo scambio tra la forza rivoluzionaria dei “pugni in tasca” e questa innocua “potatura delle rose” (così la traduzione letterale del titolo del film) ci sembra per lo meno altamente infelice e assai poco efficace. In Bellocchio albergava la voglia di distruggere la famiglia tradizionale come un atto sovversivo, cogliendo così in maniera magistrale da un punto di vista cinematografico un nuovo spirito ribelle alla metà degli anni Sessanta, diciamo il periodo che va dalla morte di Palmiro Togliatti alla rivolta internazionale degli studenti culminata nel 1968 e dintorni. Insomma, si stava affacciando un mondo nuovo con tante speranze poi certo deluse ma soprattutto con una mutazione totale dei costumi e della società da cui poi non si tornerà più indietro. Questo in Bellocchio – il film di Karim Aïnouz, invece, sembra crogiolarsi nel peggiore status quo attuale dell’era Trump con tanti giochetti erotici e di gender che (non) scuotono l’empireo dei ricchi – e così accarezzando, sfiorando una quasi figurazione piccola piccola di quel che ci ha lasciato intravedere e sbirciare le nefandezze del caso Epstein.

Di certo si può, anzi si deve, dimenticare il paragone su cui abbiamo iniziato la nostra critica, forse sarebbe meglio non rivedere l’originale ma solo valutare, com’è giusto, Rosebush Pruning solo per quello che è e ci offre. In due semplici battute potremmo dire: sulla base di una sceneggiatura abbastanza mediocre, ci è sembrato un film in cui si guarda, paradossalmente, meno al regista di Bobbio quanto, invece, al suo “rivale” Bertolucci molto mal scopiazzato. Tuttavia, bisogna, comunque, segnalare il buon livello della recitazione di tutto il cast, a partire dall’interpretazione  di Callum Turner nel ruolo del “giustiziere” Ed – una parte comunque dimidiata e senza la stessa gigantesca forza magnetica di Alessandro alias Lou Castel nei Pugni in tasca. Il che, va aggiunto, nasce anche dall’importanza che la sceneggiatura ha assegnato al suo personaggio in questo film che distribuisce e spalma il peso drammaturgico su più personaggi in scena e non unicamente sul protagonista. Coprodotto dall’Italia grazie a “The Apartment” e alla società dello stesso Bellocchio, la Kavac Film, Rosebush Pruning uscirà anche nel nostro paese e siamo curiosi di capire, senza paragoni da accademici, se un film del genere potrà intercettare e piacere al pubblico giovanile di oggi – così come a suo tempo era accaduto per l’originale. Sarebbe comunque un bel successo malgrado le nostre forse eccessive riserve che abbiamo qui espresso.


Rosebush Pruning – Regia: Karim Aïnouz; sceneggiatura: Efthimis Filippou; fotografia: Hélène Louvart; montaggio: Heike Parplies, David Jancso, Ilka Janka Nagy; musica: Matthew Herbert; scenografia: Rodrigo Martirena; interpreti: Callum Turner (Ed), Riley Keough (Anna), Jamie Bell (Jack), Lukas Gage (Robert), Elena Anaya (Emma), Tracy Letts (il padre), Elle Fanning (Martha), Pamela Anderson (la madre);  produzione: Michael Weber, Viola Fügen, Simone Gattoni, Annamaria Morelli, Andreas Wentz, Vladimir Zemtso per The Match Factory, Kavac Film, The Apartment, Sur Film, Rosebushpruning,Crybaby; origine: Germania/Italia/Spagna/Gb., 2026; durata: 97 minuti.

 

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