Silent Friend. Voto ****, Una magnifica, poetica ode alla natura e alla ricerca scientifica scritta e diretta dall’ungherese Ildikó Enyedi. Premio FIPRESCI e Premio Marcello Mastroianni all’attrice svizzera Luna Wedler alla Mostra di Venezia 2025.
Silent Friend è un’ode alla natura e alla ricerca scientifica. Con i tempi che corrono, il diffondersi durante la pandemia di Covid-19 di teorie complottiste e facili dottrine, proporre un’opera cinematografica, quindi d’intrattenimento, su dei temi così poco popolari ha di per sé dell’incredibile, per quanto necessario. Trovare poi una forma artistica, che renda quindi visibile e accessibile ad un vasto pubblico esperimenti, in questo caso di biologia e neurologia, sembra più una scelta votata al fallimento, più che una provocazione. Eppure, grazie ad una produzione prevalentemente tedesca, Silent Friend, l’ultimo e atteso film della regista ungherese Ildikó Enyedi, proiettato in concorso al Festival di Venezia 2025, ha vinto la sfida di arrivare ora nelle sale dei cinema. La regista, già Orso d’Oro a Berlino nel 2017 con la malinconica storia d’amore fra due solitarie esistenze di Corpo e anima, ha convinto attori di fama internazionale come Tony Leung Chiu-wai (l’attore dallo sguardo malinconico di In the Mood for Love) e Léa Seydoux (La vita di Adele, Dune 2) per i ruoli principali nel suo nuovo lavoro dall’anima, questa volta, verde. Il vero protagonista, infatti, il narratore/spettatore e amico silenzioso di cui parla il titolo, è un albero, un esemplare enorme e centenario di pianta femminile della specie ginkgo biloba, piantata nel 1830 nel Giardino botanico del Campus universitario della città tedesca di Marburgo.

La trama di Silent Friend è suddivisa in tre episodi, collocati in tre diversi periodi storici e realizzati dalla meravigliosa fotografia di Gergely Pálos (ha collaborato anche con il regista svedese Roy Andersson) su tre diversi supporti. Nel primo, realizzato su un supporto digitale a colori, siamo nel 2020, poco prima dello scoppio della pandemia di Covid. Il ricercatore e neurologo di Hong Kong, Tony Wong (Tony Leung Chiu-wai) arriva in visita all’Università di Marburgo per tenere delle lezioni sul cervello umano dei bambini, campo nel quale da anni sperimenta con successo. Nelle stesse aule nelle quali Grete (grazie alla sua ottima interpretazione l’attrice Luna Wedler ha ricevuto a Venezia il Premio Marcello Mastroianni a un attore emergente), ammessa come prima donna ricercatrice alla facoltà di biologia nel 1908, sopporta con stoico contegno la misoginia dell’ateneo dominato da una compagine di soli uomini. Qui l’ambientazione storica è messa in risalto dall’uso di un impeccabile bianco e nero su pellicola in 35mm. Il terzo episodio, nei colori accesi di un 16mm che ricorda i filmini amatoriali del tempo, vede la coppia di giovani studenti Gundula (Marlene Burow) e Hannes (Enzo Brumm) nel 1972. In un periodo politicamente teso dalle occupazioni degli atenei universitari, i due, si ritrovano alle prese con un innovativo esperimento su una pianta di geranio, di cui riescono a captare le reazioni all’ambiente esterno. Hannes riesce ad andare oltre, e grazie ad un divertente congegno di sua invenzione, sfrutta meccanicamente la sveglia risposta sensoriale di questa, a prima vista così banale, piantina in vaso. Torniamo ai giorni nostri. Il neurologo, bloccato ed isolato all’interno del campus per le restrizioni pandemiche, per distrarsi trasferisce i suoi esperimenti su un grande albero di ginkgo nel giardino del campus, ne discute a distanza le implicazioni con la ricercatrice francese Alice (Léa Seydoux) e cerca, con l’ebrezza data dagli allucinogeni vegetali, la simbiosi dei sensi con l’enorme pianta. La ricercatrice Grete trova lavoro per pagarsi l’affitto nello studio di un fotografo e viene iniziata all’arte della fotografia, che con grande curiosità e spirito di osservazione, riesce ad applicate ai suoi studi sulle piante.

Ildikó Enyedi ha la magica abilità di saper calibrare con acume e sensibilità artistica le diverse tecniche cinematografiche. Se l’uso dei diversi supporti rinsalda ed accentua la percezione di un cambio temporale, permette anche la facile lettura del racconto, dove il montaggio risulta tuttavia ineccepibile, fluido e di immediata comprensione. Fra un episodio e l’altro si intersecano e mescolano visioni poetiche di immagini prodotte dai sensori alle reazioni chimiche del ginkgo. Queste si trasformano in grandi quadri astratti colorati e in movimento che non hanno nulla da invidiare ai migliori lavori di arte visiva. Seppure in Silent Friend non ci sia nulla di esoterico, la Scienza diventa lirica e l’Esperimento poesia pura. Non mancano quindi ingrandimenti al microscopio dei tessuti verdi, osservazioni della crescita di un seme in time-lapse – che ricordano i film scientifici di inizi ‘900 – e in fermo-immagine i negativi su lastra di diversi vegetali. Ma non solo. La musica usata con grande parsimonia – a parte i suoni, i brani musicali sono solo tre in tutto il film – occupa una grande importanza nel contesto, soprattutto l’ultimo pezzo, composto appositamente per il film, su una lirica di Goethe da Blixa Bargeld, il cantante della band Einstürzende Neubauten.
La curiosità dei protagonisti di Silent Frient è la stessa con la quale la regista ha sperimentato per realizzare questa storia poliedrica: progresso scientifico, la solitudine e l’individualismo della società contemporanea (quest’ultimo è un tema ricorrente anche nei film precedenti di Ildikó Enyedi), ma soprattutto la ricerca di un linguaggio comune fra culture, i generi e anche fra le specie, sono alcuni dei fili conduttori che si alternano nei tre episodi. Viviamo una terra che l’uomo condivide insieme ad altre specie viventi e Silent Friend mette a nudo i paralleli esistenti, più che le differenze. Ci mostra che anche una comprensione del mondo vegetale è possibile, e una lingua di comunicazione si trova, se ci prendiamo il tempo necessario per ascoltare e capire come farla funzionare.
L’ambientazione storica è ineccepibile, fra danze nel bosco di Grete che ricalcano, secondo lo stile del tempo, il neoclassicismo di Isadora Duncan, e il lavoro nello studio fotografico con la ricostruzione precisa dei passaggi necessari per gli esperimenti di fotografia. La sequenza dell’audizione di Grete davanti alla commissione universitaria sul tema della classificazione dei vegetali da parte di Linneo, inoltre, è scritta con sottile genialità e attesta la cura, l’attenta documentazione e sensibilità con le quali è stata stesa la sceneggiatura. Non per niente il film è dedicato al produttore tedesco di film indipendenti Karl Baumgartner, fondatore della Pandora Film e della The Match Factory, il quale da sempre ha sostenuto un cinema di qualità e d’autore.

Parlavamo all’inizio di un’opera che non cerca la provocazione. Eppure, pur nel suo preciso minimalismo scientifico, la voluta scelta di sostituire la sessualità del corpo umano con quella delle piante, mettendo in bella mostra e in grande formato gli organi genitali e riproduttivi vegetali invece di quelli umani, ha in sé qualcosa di molto erotico e provocante. Un erotismo però affilato e sottile, visto che non possiamo parlare di pornografia verde. Non ci sono contatti tattili fra i vari protagonisti, solo fra protagonisti e piante. Tanto che, se il timido Hannes non si spinge mai oltre, nella vicinanza fisica con Gundula, almeno per quanto vediamo noi spettatori, durante l’assenza, quest’ultima viene sostituita dalla presenza fisica della pianta di geranio.
Dell’immensa ed enorme sagoma di ginkgo vediamo sempre e solo una parte, i rami, le foglie, il tronco. La sua mole ci viene rivelata solo nell’ultima lenta inquadratura, quando le foglie da verdi si sono colorate del giallo dell’autunno e il grande organismo si prepara al sonno dell’inverno. Silent Friend non è un film per chi ama l’azione, o l’accumulo di immagini in velocità, ma per chi non si accontenta di guardare senza godersi ogni inquadratura, ogni immagine che passa sul grande schermo, lasciandosi andare alle sensazioni, e perché no, anche all’estasi del vedere.
In Concorso alla 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2025.
In sala dal 3 settembre 2026.
Silent Friend – Regia e sceneggiatura: Ildikó Enyedi; fotografia: Gergely Pálos; montaggio: Károly Szalai; musica: Gábor Keresztes, Kristóf Kelemen; scenografia: Imola Láng; interpreti: Tony Leung Chiu-wai, Luna Wedler, Enzo Brumm, Sylvester Groth, Martin Wuttke, Johannes Hegemann, Rainer Bock, Léa Seydoux, Marlene Burow; produzione: Pandora Film, Inforg-M&M Film, Galatée Films, Rediance Films; origine: Germania/ Francia/Ungheria, 2025; durata: 145 minuti; distribuzione: Movies Inspired.
