Festival di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2025): Portobello (1 e 2 puntata) di Marco Bellocchio (Fuori Concorso)

Al suono martellante di “Tammurriata nera”, Enzo Tortora viene dato in sadica ostensione ai giornalisti e alle telecamere della stessa Rai, arrivata per prima davanti alla stazione dei carabinieri: in manette, confuso, stordito, reduce da un malore per l’arresto notturno all’Hotel Plaza di Roma, mentre gli gridano «Ladro!» e lui alza le braccia a mostrare quei ceppi, dicendo «Guardate questa infamia».
Era la tarda mattina del 17 giugno 1983. Il conduttore di “Portobello”, l’uomo che aveva appena totalizzato 28 milioni di spettatori con la sua trasmissione e stava per firmare di nuovo un contratto con la Rai, fu condotto a Regina Coeli e poi nel carcere di Bergamo: quasi sette mesi di reclusione prima di ricevere i “domiciliari” per l’aggravarsi delle condizioni di salute.
È uno dei momenti clou di Portobello, la serie in sei episodi di Marco Bellocchio prodotta dall’americana HBO, con partner italiani: si potrà vederla nel 2026, forse febbraio, sulla nuova piattaforma Hbo-Max. Alla Mostra di Venezia l’assaggio delle due prime puntate, e vi assicuro che, dopo, viene una gran voglia di vedere le altre quattro, ancora al montaggio.
A 85 anni Bellocchio si conferma il più giovane dei nostri registi, per inventiva drammaturgica, senso dello spettacolo, capacità di restituire un’epoca tra gasata e atroce. Come accaduto con Il traditore su Buscetta ed Esterno notte su Moro, il cineasta piacentino fa nomi e cognomi, ricostruisce fatti e circostanze, cita documenti e dialoghi reali, certo alla sua maniera, e non stupisce affatto che la serie non sia stata prodotta dalla Rai per la Rai, anche se nella compagine produttiva appare a sorpresa, come voce minore, Raifiction. Del resto, la tv pubblica mollò subito al suo amaro destino carcerario il presentatore, al quale pure doveva ascolti pazzeschi, come se Tortora non fosse stato uno di casa, uno della casa.

Fabrizio Gifuni

Di nuovo è Fabrizio Gifuni, già Moro in Esterno notte, a incarnare il protagonista. L’attore si cala nel ruolo di Tortora restituendone bene l’eloquio calmo e forbito, il sorriso lieve forse venato di ipocrisia, la calcolata frenesia in studio e l’oculata gestione di “Portobello” insieme alla sorella Anna, anche l’occasione ricorso alla cocaina. Si parte dal 1977, dalla sesta puntata di “Portobello”, quando ancora la tv italiana era in bianco e nero e quella piccola trasmissione, pensata per la seconda serata, di colpo diventò un caso senza precedenti, anche sul piano antropologico. Sei anni dopo, all’apice del successo, Tortora verrà arrestato con l’accusa di essere affiliato alla camorra e di essere coinvolto in un gigantesco traffico di stupefacenti.
I pm napoletani Lucio Di Pietro e Felice Di Persia si fidarono completamente dei “pentiti” Giovanni Pandico e Pasquale Barra, i due principali accusatori del conduttore, e ci vollero tre anni perché Tortora venisse finalmente assolto da tutto, il 15 settembre 1986, per decisione della Corte d’appello di Napoli. Tortora tornò poi a fare il suo “Portobello”, qualcuno ricorderà la frase rivolta ai telespettatori: «Dunque, dov’eravamo rimasti?», ma di lì a poco, nel 1988, ad appena 59 anni sarebbe morto a causa di un tumore al polmone aggravato dalla lunga odissea giudiziaria.
Si fa presto a dire «errore giudiziario», bisogna viverlo sulla propria pelle per rendersene conto. E naturalmente Marco Bellocchio, che ha scritto il copione con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, non si nega, insieme a qualche allucinazione (quel Pulcinella con la toga), sottolineature fortemente polemiche verso la magistratura, la politica e il giornalismo nel ritrarre la discesa all’inferno di Tortora. Iscritto al Partito liberale, visto con sospetto a sinistra per la qualità ultra-pop dei suoi programmi, in fondo mai davvero amato a Viale Mazzini.
«Mi accusano di fare paccottiglia provinciale e strappalacrime. Ma i miei santi in paradiso stanno tutti in poltrona il venerdì sera, davanti alla tv. Ho uno scudo di 28 milioni di italiani» scandisce Tortora-Gifuni. E invece quello scudo non bastò a salvarlo dal “processo popolare” che trasformò in un attimo il conduttore più amato dagli italiani in un sordido esponente della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, detto “’O’ Professore”.
Il secondo episodio si conclude con le fotografie, riprodotte su tutte le prime pagine, che lo mostrano a Regina Coeli mentre passeggia nell’ora d’aria con il cranio rasato, quasi rassegnato a un destino che in quel momento, era l’estate torrida del 1983, non sembrava avviato a una conclusione positiva. “Jesahel” dei Delirium scandisce, con una certa efficacia, quella condizione umana devastata: in cinque in una cella, a tu per tu con un brigatista rosso, pure assassino, che gli fa la predica e lo mette sotto accusa per i suoi programmi. Tortora replica: «Tu sei qui per un motivo preciso. Io non so perché».
Di Gifuni s’è detto: a tratti sembra quasi di rivedere e riascoltare il vero Tortora, ma dentro un approccio recitativo che non inclina alla semplice imitazione vocale e gestuale; lo affiancano Romana Maggiora Vergano, Barbora Bobulova, Alessandro Preziosi, Pier Giorgio Bellocchio, Fausto Russo Alesi, Carlotta Gamba, Mauro Aversano e parecchi altri, a partire dallo strepitoso Lino Musella, l’anima nera della vicenda, nei panni dello scaltro Pandico, lo “scribacchino” di Cutolo, il “dissociato” che l’aveva giurata a Tortora per via di alcuni centrini spediti anni prima “Portobello” e alla fine riuscì a distruggerne l’immagine e la salute.


Portobello – Regia: Marco Bellocchio; sceneggiatura: Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari, Peppe Fiore; fotografia: Francesco Di Giacomo; montaggio: Francesca Calvelli; musica: Teho Teardo; ; scenografia:  Andrea Castorina; effetti speciali: Chromatica; interpreti: Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Davide Mancini, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Giada Fortini, Massimiliano Rossi, Pier Giorgio Bellocchio, Gianfranco Gallo, Alessandro Preziosi, Alessio Praticò, Francesco Russo, Gennaro Apicella, Luciano Giugliano; produzione: Our Films (Mediawan, Lorenzo Mieli, Mario Gianani), Kavac Film (Simone Gattoni), HBO Original, (Laura Carafoli) coprodotto con ARTE in collaborazione con Rai Fiction, The Apartment Pictures, a Fremantle company; origine: Italia /Francia, 2025; durata: 60 minuti circa ad episodio; distribuzione tv: HBO-Max.

One thought on “Festival di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2025): Portobello (1 e 2 puntata) di Marco Bellocchio (Fuori Concorso)

  1. Bellocchio vale sempre la pena di seguirlo: può anche non piacere, ma stimola sempre riflessioni interessanti, proponendo punti di osservazione inediti (Buongiorno notte, Rapito). Pensare che stiamo parlando di un uomo di 85 (!!!) anni.

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