Yön Lapsi (Nightborn) di Hanna Bergholm (Concorso)

Nella scheda che accompagna ciascun film della Berlinale ci sono, come si conviene, dei tags. Per quel che riguarda Yön Lapsi (Nightborn), secondo lungometraggio della regista finlandese Hanna Bergholm, i tags sono “love stories”, “beyond this world”, “fierce women”, “family is complicated”, dunque storie d’amore, oltre questo mondo, donne crudeli e la famiglia è complicata. A leggere questi tags non si può fare a meno di sorridere. Soprattutto family is complicated mi fa sganasciare, lo ammetto.

Dunque: la finlandese Saga (Seidi Harla, l’inglese Jon (Rupert Grint) vanno a vivere in una casa fatiscente, era la casa della nonna di lei, una casa che la donna ricorda con nostalgia e con affetto ma che cade a pezzi. Già avvicinandosi a questa casa con la camera car che segue la macchina su un sentiero sconnesso e poi arrivando nel giardino inselvatichito, si capisce che il luogo non promette nulla di buono, quando poi si mette piede in casa, il medesimo piede rischia costantemente di sprofondare, ma la coppia è animata da una grande voglia di fare, di risistemare la casa, facendone un nido e dichiarando fin dall’inizio di voler costruire una famiglia, programmando fin da subito non uno ma direttamente tre figli. Vanno nel bosco, che come tutti i boschi che si rispettano, è un luogo perturbante. Casa haunted + bosco maledetto: la mistura può solo essere esplosiva. In mezzo al bosco, con alberi dalle mostruose facce umane, i due si distendono, fanno l’amore e Saga urla “rendimi madre”, una scena che ha suscitato in sala non poca ilarità.

Siamo in ospedale e l’urlo dell’orgasmo si trasforma nell’urlo del parto. Da qui – e per tutto il film – inizia l’incubo. Fin dalla comparsa in questo mondo il bambino non sembra proprio farne parte: niente vagiti alla nascita, una peluria che copre la schiena, il corpo della madre letteralmente devastato dal piccoletto, già le prime scene di allattamento destano raccapriccio. Con il ritorno a casa ha inizio una lotta selvaggia, la madre letteralmente vampirizzata dal figlio, che non viene mai inquadrato, che cresce velocemente a dismisura, poi rimpicciolisce di nuovo, e urla, grida e strepita, facendo impazzire madre e padre. Soprattutto la madre che paga con la tortura del corpo l’inquietante aggressività del mostro-bambino. Il padre e le famiglie di entrambi minimizzano, quasi colpevolizzando la madre. Fra i tre nonni che vengono mostrati, la nonna materna è la più feroce di tutti, dicendo candidamente alla figlia che, in fondo, anche Saga da bambina era una peste, anche se poi un secondo dopo prende il bambino in braccio che le strappa un orecchino facendola sanguinare, ma lei non si dispera e da sola si ricuce il lobo.

La vicenda dà vita a una progressiva escalation dove il sangue e la carne la fanno da padrone perché il bambino sembra rifiutare il latte e nutrirsi prima di sangue di mucca (!) e poi di pezzi di manzo su cui si avventa con incredibile voracità. La mamma è l’unica che finisce per accettare che ha partorito un mostro e in qualche misura se ne fa una ragione. Alla fine poi…

Appartenente alla categoria del body horror (con cui la regista si era già cimentata nel precedente Hatching presentato a Sundance nel 2022 e apprezzato, quell’anno, come uno degli esempi migliori del genere), il film presenta diversi momenti divertenti, e molti momenti splatter.

Non sempre è possibile ricondurre i body horror a un significato, i registi/le registe si fanno, giustamente, prendere la mano dalle convenzioni del genere, dagli effettacci. Che dire del significato di Nightborn? Forse il tag aveva ragione: “family is complicated”, l’idillio desiderato dalla coppia, soprattutto dalla madre, è un’utopia. E spesso le utopie si trasformano in incubi, distopie appunto.


Yön Lapsi  (Nightborn) – Regia: Hanna Bergholm; sceneggiatura: Ilja Rautsi, Hanna Bergholm; fotografia:  Pietari Peltola; montaggio: Jussi Rautaniemi; interpreti: Seidi Haarla (Saga), Rupert Grint (Jon), Pamela Tola (Taru), Pirkko Saisio (la madre di Saga), Rebecca Lacey (la madre di Jon), John Thomson (il padre di Jon);  produzione: Elokuvayhtiö Komeetta Oy, Getaway Films, Filmai LT, Bluelight Nightborn Limited; origine: Finlandia/ Lituania/ Francia/ Gb., 2026; durata: 92 minuti.

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