Piccolo miracolo. Voto ***. Un film incentrato sulla figura della (co)protagonista, Greta Scarano, che riesce nel suo “piccolo miracolo” di sopravvivenza.
Un vecchio adagio del cinema recita che, a un certo punto della carriera, tre sono i ruoli d’obbligo per una brava attrice: la puttana, la suora e la cieca. Nel caso di Greta Scarano, a 39 anni, eccola nel ruolo di una cieca. Interprete versatile e regista interessante di La vita da grandi, Scarano è la coprotagonista di Piccolo miracolo, il nuovo film di Guido Chiesa che ora approda nelle sale.
Il premio da lei ricevuto qualche giorno fa al Festival di Taormina proprio per Piccolo miracolo mi sembra meritato, perché, senza esagerare in virtuosismi tecnici sul tema della cecità, l’attrice conferisce una notevole verità al personaggio di Ursula, l’ultima inquilina rimasta in una palazzina a un passo dalla campagna che sta per essere sgomberata e poi abbattuta per poi far spazio a una speculazione edilizia.
Alla base della storia, scritta da Nicoletta Michele insieme ad Edoardo Leo, c’è il romanzo La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei (2016, E/O), anche se immagino che Chiesa ci abbia messo del suo. Argomenti simili sono stati spesso affrontati nei film, penso agli americani Harry & Tonto e 99 Homes, allo spagnolo Tutto in un giorno, all’italiano Cronache del terzo millennio, solo per dirne tre quattro; ma Piccolo miracolo, a partire dal titolo, sembra volere instillare una speranza nello spettatore, suggerire un afflato positivo sulla natura umana in bilico tra ingordigia e generosità.
Benvoluta dai ragazzi del quartiere in quanto “educatrice” e confidente, Ursula sa usare le tecnologie e non teme di vivere da sola. Ogni tanto, se le aggrada, va a letto con qualcuno e non si lamenta di nulla, è una tipa tosta e positiva. Non può immaginare, però, che l’uomo presentatosi come impiegato del gas spacciandosi per Valerio è Davide Lancia, figlio del cinico e aggressivo “palazzinaro” che esige entro pochi giorni sgomberata quella sgarrupata palazzina, per buttarla giù.
Davide vuole solo capire chi ha davanti, ma noi sappiamo che non s’intende granché col padre e soprattutto che, una volta conosciuta Ursula senza rivelarsi, temendo la brutta figura, qualcosa di buono sta succedendo nel suo cuore e nella sua testa. Insomma, avete capito: s’inventerà una strategia per evitare lo sfratto della giovane donna.

Marco D’Amore, già carismatico personaggio della serie Gomorra, non ha proprio la faccia del fetido costruttore in carriera che si redime: infatti è da subito simpatico, s’occupa d’arte, all’occorrenza sa citare Montale e la moglie cieca Drusilla, riesce perfino a farsi dei soci inattesi nel quartiere, mentre il padre non lo capisce più.
Il film è gentile, un po’ televisivo e prevedibile nella fattura, mostra il disagio delle periferie ma anche la resistenza dei cittadini poveri, accoglie «frammenti di bellezza» (cito una battuta) e naturalmente cerca la complicità dello spettatore mentre tutto sembra precipitare.
Insomma, meglio del precedente 30 notti con il mio ex, del 2025, che proprio non mi sembrava nelle corde di Chiesa. Un regista che, dopo il recente e notevole Per amore di una donna, mi piacerebbe di nuovo vedere alle prese con film più personali, diciamo d’autore per capirci.
Gianmarco Tognazzi, Giorgio Colangeli, Laura Adriani, Mariangela D’Abbraccio e Pierluigi Gigante compongono il grosso del cast, intonandosi al registro generale della storia: un po’ commedia sociale, un po’ romance sentimentale.
In Concorso al Taormina Film Fest 2026 – Miglior interprete femminile (Greta Scarano).
In sala dal 25 giugno 2026.
Piccolo miracolo – Regia: Guido Chiesa; sceneggiatura: Nicoletta Micheli, dal romanzo “La grazia del demolitore” di Fabio Bartolomei; fotografia: Roberto Forza; montaggio: Luca Gasparini; scenografia: Roberto De Angelis; interpreti: Marco D’Amore, Greta Scarano, Giorgio Colangeli, Pierluigi Gigante, Mariangela D’Abbraccio, Laura Adriani, Gianmarco Tognazzi, Francesca Antonelli; produzione: Alessandro Usai, Pierpaolo Luciani, Alessandro Squarciotta, Edoardo Leo per No Name Entertainment, Alea Film, Rai Cinema; origine: Italia, 2026; durata: 102 minuti; distribuzione: 01 Distribution.
