“Il Cinema Ritrovato” XXXXª Edizione (Bologna, 20 giugno – 28 giugno 2026): Wild at Heart di David Lynch

Wild at Heart di David Lynch. Voto ****

David Lynch se n’è andato oramai più di un anno e mezzo fa e ci siamo ritrovati (è questo forse l’aggettivo più adeguato alla proiezione serale a Bologna in Piazza Maggiore per il Festival) con Isabella Rossellini (il personaggio di Perdita Durango di questo film) che ne ha ricordato la sua figura, il loro rapporto, l’intensità vitale che li ha visti insieme per un momento importante della loro vita intima e professionale.

Wild at Heart (Cuore selvaggio) è un lavoro che s’inserisce nella filmografia di Lynch in un momento aureo (anche qui l’aggettivo è d’uopo), tanto è vero che con questo film vince la Palma d’oro a Cannes, avendo già girato Velluto blu (Blue Velvet, 1986) e la prima stagione di Twin Peaks (I segreti di Twin Peaks, 1990-1991). L’altra sera Isabella Rossellini, felicitandosi del fatto che il cinema di Lynch oggi fosse così tanto amato (aspetto questo non sempre pacifico nel corso della sua lunga carriera), ha parlato del “mistero” che il regista americano ha col suo lavoro cercato di raccontare, del mistero che avvolge la vita.  È stato un passaggio alquanto intenso questo, e a ben pensarci come vederci, si potrebbe ripartire da qui per annotare qualche spunto, qualche riflessione come quelle che seguono. Wild at Heart sembra un film quasi liberatorio da parte di Lynch. Un po’ diversamente dai precedente, possiede una certa sua chiara linearità narrativa, abbastanza classica si potrebbe dire.

Wild at Heart
Nicolas Cage e Laura Dern

Un road movie che racconta una storia tra amore e sesso piena di tormento ed estasi, dove i protagonisti sono alle prese da un lato con una possibile fuga da sé stessi (o almeno in parte da sé stessi) e dall’altro con la difficoltà di rendersi conto che non basta fuggire per ritrovarsi in un altrove. Ma l’intera vicenda è posta di fronte allo spettatore in modo estremamente esplicito, senza eccessivi infingimenti o trucchi di sorta. Qui non sembra affatto regnare il mistero a cui accennava la Rossellini. E attraverso tutto questo percorrere in lungo e in largo gli Stati americani, con alle calcagna personaggi ambigui e loschi che ne seguono le gesta, incontrano in particolare figure per lo più mute, ma soprattutto grottesche e stravaganti, bizzarre e singolari (immischiate in azioni pornografiche come canore, esibizionistiche e plateali, ostentate in modo espressivamente efficace) che guardano, osservano sia con lo sguardo incuriosito che con quello cagnesco-intimidatorio-quasi severo. E forse in queste sequenze che ritroviamo il Lynch di cui ci eravamo abituati. In questi incontri apparentemente insignificanti (rispetto alla logica lineare degli avvenimenti della storia raccontata) noi torniamo a essere davanti a ciò che difficilmente si comprende, che non passa per quelle convenzionalità della vita tipica dell’occidente americano, anche quella di un criminale, ma resta immobile lì nell’insondabile che pure c’è e che non si risolve. In un uomo anziano, ben vestito e curato da buon borghese, che si accompagna con generose e formose donne mezze nude, vestite “alla Moulin Rouge” mentre si presta a rientrare nella stanza di uno squallido motel di fortuna, nel suo sguardo verso i protagonisti c’è tutto il senso di questo film, di questa dimensione selvaggia della vita che volenti o nolenti si presenta a tutti noi e con noi intende fare i conti, a volte anche la resa dei conti. Qui allora Lynch, ancora una volta, indaga a modo suo quel sommerso di ognuno, quel nascosto che non può che trovare vie d’uscite e s’impossessa di noi.

Quando uscì Wild at Heart al regista fu posta la seguente domanda: “Le emozioni che ti suscitano sono solitamente oscure e minacciose. Quanto di questo deriva da David Lynch come persona?”. Egli rispose: “Abbiamo molte sfaccettature dentro di noi, e mi piace creare contrasti nei film. Nella vita ci preoccupiamo molto di temi oscuri e minacciosi. Ci tengono incollati alle poltrone. I temi oscuri e minacciosi sono come le note basse: ci preparano per le note alte e meravigliose”. Effettivamente Cuore selvaggio (come è stato anche in più sedi già notato), ha quello che si potrebbe dire un happy end (tra l’altro, raro nel cinema di Lynch). E chissà se davvero non ha ragione nel dire che la vita senza l’orribile non potrebbe essere a un certo punto meravigliosa.

Edizione restaurata 2026: proiettata a Bologna, in Piazza Maggiore, il 21.06.2026.


Wild at Heart (Cuore selvaggio) – Regia: David Lynch; soggetto: dal romanzo omonimo (1989) di Barry Gifford; sceneggiatura: David Lynch; fotografia: Frederick Elmes; montaggio: Duwayne Dunham; musica: Angelo Badalamenti; scenografia: Patricia Norris; interpreti: Nicolas Cage (Sailor), Laura Dern (Lula), Willem Dafoe (Bobby Peru), Diane Ladd (Marietta Fortune), J. E. Freeman (Santos), Crispin Glover (Dell), Isabella Rossellini (Perdita Durango), Harry Dean Stanton (Johnnie Farragut), Calvin Lockhart (Reggie), Sheryl Lee (Glinda la strega buona); produzione: Steve Golin, Monty Montgomery, Sigurjon Sighvatsson per Polygram, Propaganda Films DCP; origine: Stati Uniti d’America, 1990; durata: 124 minuti.

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